

Ci sono film che prendono lo spettatore per mano e lo trasportano in un’atmosfera speciale, quasi onirica. Gioia mia (2025), esordio nel lungometraggio di Margherita Spampinato, è proprio questo tipo di esperienza: un viaggio, prima ancora che un racconto. Il film segue un bambino mandato dai genitori a trascorrere del tempo estivo con un’anziana zia in Sicilia. L’inizio è segnato dal disorientamento. Il piccolo protagonista fatica a gestire le sue giornate senza gli strumenti digitali — il cellulare su tutti — che scandiscono abitualmente il suo tempo. La stessa sensazione coinvolge anche lo spettatore: una lentezza inusuale, fatta di attese, silenzi, piccoli gesti. Una sospensione che può spiazzare.
Poi, gradualmente, qualcosa cambia. Così come il bambino inizia ad apprezzare l’esperienza che sta vivendo, trasformandola in un autentico percorso di formazione, anche noi, se accettiamo il ritmo del racconto, veniamo ricompensati. Il film si apre al piacere dell’osservazione, al gioco, agli incontri, al divertimento, al tempo del luogo che lo accoglie. Ne nasce un’esperienza di grande serenità, attraversata da un senso profondo di gioia.
Gioia mia è un film da cui si esce con il cuore sollevato. Un plauso alla regista esordiente, siciliana autentica come gli attori, e a un cinema italiano capace di uscire dagli stereotipi e dire qualcosa di davvero originale.
Trailer: https://share.google/d43DI0mOAt34eX4tE