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UN GENTILUOMO A MOSCA di Amor Towles (Neri Pozza)

Mosca, 21 giugno 1922, il conte Alexsandr Il’ič Rostov compare davanti al Comitato d’emergenza del Commissariato del popolo per gli affari interni. Il nobile, a suo tempo eroe della causa prerivoluzionaria nella Russia degli Zar, è ora accusato dal tribunale bolscevico di essere una minaccia per quegli stessi ideali che un tempo aveva abbracciato.

Viene condannato a passare il resto dei suoi giorni in una squallida soffitta dell’Hotel Metropol da lui tanto amato; gli viene risparmiata la pena capitale che tuttavia lo attende sulla soglia dell’albergo se mai gli venisse idea di uscirne.

Potrebbe essere l’inizio di una vita fatta di rimpianti, di tristezza, di solitudine; gli agi a cui era abituato, infatti, vanno relegati nell’album dei ricordi; le splendide residenze, teatro di balli, pranzi raffinati, relazioni internazionali non possono nemmeno formare lo sfondo immaginario della misera camera sotto i tetti in cui passerà i giorni futuri; salvo rare eccezioni gli amici di un tempo, se mai sono rimasti degli amici in un periodo di completo sovvertimento, non potranno avranno accesso alla sua nuova vita.

Ma il conte Rostov è un uomo davvero speciale. Si reinventa un mondo in cui la sua dignità non ha momenti di cedimento e le sue giornate non conoscono noia e tristezza. Ispeziona e trasforma con curiosa intraprendenza e colpi di fortuna lo spazio ristrettissimo e cadente di cui dispone ricavandone ora un angolo di lettura, ora un accogliente salottino, ora un armadio misterioso per le sue poche cose.

I primi tempi di questa particolare prigionia lo trasformano in indefesso esploratore del suo nuovo mondo: percorre con occhio curioso i corridoi sotterranei dell’albergo, la buia stanza delle cose smarrite o dimenticate, il fantastico spazio degli arredi da tavola e da cucina di quando l’Hotel Metropol conosceva ben altri fasti; la scoperta della porta sulla balconata che sovrasta la grande sala dove i nuovi rivoluzionari cercano di riscrivere la storia gli permette di vivere da spettatore i progetti per il futuro del suo paese.

L’affascinante figura del conte conquista chef e frequentatori dell’hotel, intellettuali e gente di passaggio. Conquista soprattutto alcune figure femminili che daranno completezza e significato alle sue giornate: un rapporto faticoso di amore, la cura e la vicinanza per una giovane che investe nella rivoluzione le sue speranze per il futuro, la responsabilità per un rapporto che rasenta la paternità.

E così, dal 1922 al 1954, seguendo le vicende del conte “con i baffi incerati distesi come le ali di un gabbiano” la storia della Russia moderna si presenta al lettore.

La lettura è interessante, la scrittura curata e scorrevole, le vicende sono pieni di inventive e sentimenti. Insomma quanto basta per entusiasmare il gruppo lettura, unanime nella sua soddisfazione fino all’ultima pagina.

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