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Attenzione alle notizie false! L’assegno divorzile non cambia

Con l’ordinanza n. 1999 del 29 gennaio 2026, la Corte Suprema di Cassazione ha ribadito principi già affermati nel 2018, quando una sentenza delle Sezioni Unite ridefinì i presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile (da non confondere con l’assegno di mantenimento).

 È utile partire da una premessa: l’assegno divorzile svolge tre funzioni – assistenziale, compensativa e perequativa – ma può essere riconosciuto solo se viene dimostrato che il matrimonio ha prodotto uno squilibrio economico considerato “ingiusto”. Già a partire dal 2018, infatti, non è sufficiente per il coniuge che richiede l’assegno, quasi sempre la donna, dimostrare una semplice disparità di reddito. La Cassazione è chiara: chi richiede l’assegno deve provare che la propria attuale condizione economica meno favorevole sia conseguenza delle scelte compiute durante il matrimonio, scelte che hanno comportato un sacrificio personale a beneficio della famiglia o dell’altro coniuge.

Va provato che lo squilibrio economico nasce da scelte familiari fatte nel corso del matrimonio. Dire di aver fatto sacrifici per la famiglia non basta: il danno economico va dimostrato con dati chiari e controllabili, senza affidarsi a supposizioni automatiche. Quindi, i titoli sensazionalistici apparsi su alcuni quotidiani e su diversi siti autorevoli, secondo cui la Cassazione avrebbe rivoluzionato i criteri per il riconoscimento dell’assegno, risultano falsità!!!  La Corte, in realtà, si è limitata a ribadire un orientamento già consolidato.

La spulciatrice

 

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