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The doctor is IN

Ho lavorato in ospedale come medico per oltre 40 anni e poi sono andata in pensione. Le mie amiche e compagne di vita sono andate in pensione anche loro, una a una, e cerchiamo di restare insieme in questa bella rete di amicizia e complicità che abbiamo creato in tutta una vita, dove insieme agli anni si sono infilate nuove abitudini, addii, trasferimenti, nipoti, malattie, attività frenetiche o invece isolamenti definitivi.

Con alcune di loro ho frequentazioni più ravvicinate perché insieme portiamo avanti l’entusiasmante progetto di indagare per migliorare la vecchiaia delle donne: le mie amiche sono ovviamente insieme a me le principali protagoniste dell’indagine che tocca tutto quello che nella vita reale significa invecchiare per le donne, fuori da luoghi comuni, superando la scarsa conoscenza, individuando i nuovi bisogni e vivendo le nuove realtà delle donne vecchie che siamo noi oggi.

Al telefono spesso vengo chiamata come amica, ma dopo poco capisco che il consiglio è di quelli che si chiedono al medico e in questo caso all’amica medico.

Febbre, tosse, gastrite, dolori articolari sono all’ordine del giorno al punto che la nostra Marina Piazza ci ha insegnato un bel saluto ironico da scambiarci prima di tutto “tamalù?” e cioè (dove hai male oggi? -t’as mal où) e dopo l’elenco di aggiornamento fra ginocchia, tunnel carpale, lombare, si può partire.

Ma il mio sguardo di medico va oltre il consiglio telefonico e io mi soffermo a riflettere su questi grandi affetti e su come proteggerli. Vedo le mie “ragazze di Milano…che… han quel passo di pianura. Che è bello da incontrare Che è bello da ricordare” come dice Ivano Fossati, che vanno più incerte, con ginocchia e femori critici, le vedo fare gli scalini con fatica, le noto mentre si misurano le pulsazioni con discrezione e le vedo scappare con aria troppo seria quando devono andare a fare un esame o ritirare un referto importante. Non chiedo, ma so molto di queste loro fragilità che sono in parte le mie: dolori ovunque, pressione alta, troppo fumo, trappole della vita combattute a colpi di dolci e prosecco, la non voglia di tornare a casa perché là non c’è più nessuno ad aspettarle o c’è qualcuno con cui non vorrebbero più condividere nulla. Buttano lì discorsi sulla demenza e su cosa farebbero in caso di…o di …si scaldano nelle discussioni sul senso di abbandono in cui le istituzioni ci lasciano con quei miserevoli interventi di assistenza domiciliare e rimpiangono di non essere forse più in tempo per creare un co-housing o una forma di abitare condiviso che oggi ci permetterebbe di vederci proiettate in un futuro sempre insieme per continuare ad aiutarci ma ad esserci. E io con loro, ma più passa il tempo e più il mio compito diventa quello di dare un senso di realtà agli avvenimenti della nostra età: se si invecchia ci si ammala di più, le cure sono per guarire non per deprimere, la paura aiuta la malattia non la guarigione ed il fatto di chiedere aiuto senza pudore o vergogna rende le persone più forti e non più deboli. Poi ci sono le negazioniste della vecchiaia, le negazioniste dei limiti posti dall’età, quelle che “appena non ce la faccio più io vado in Svizzera!”. Qui il medico tace, lascia il posto all’amica o al rispetto di riflessioni che dal mio punto di vista sono ancora non maturate. È la fifa che parla e che ben si accompagna con la rabbia che io sono bene quanto sia il fuoco sempre acceso sotto l’accettazione dei limiti dell’età: anche di una vecchiaia “fortunata “come quella di molte di noi, che non pretendono di diventare longeve restando delle adolescenti.

So che il mio approccio da medico mal si coniuga con quel fondo di illusione che accompagna ognuna di noi…. “Non a me non capiterà, io attraverserò gli anni con il minimo dei danni, con cura di me ma anche con leggerezza limitando al minimo i limiti” E vorrei che fosse così per ognuna delle mie “ragazze” coraggiose perché di ognuna di loro conosco il punto debole e le fragilità e la cosa che non riuscirebbero a sopportare. In questi anni ci siamo molto occupate di “cura “all’interno di Donne In: la cura di sé, la cura degli altri, la cura nel senso di avere e dare cura come fosse affetto in un “tutto tondo” di attenzione le une verso le altre che tengano conto dei nostri cambiamenti. Lavoriamo meno, incontriamoci più tardi per darci modo di riposare, non carichiamoci di troppe cose da fare, lasciamo che qualcun altro prenda la guida e ci sollevi dalle ansie.

The doctor is in per tutte loro ma nessuna di loro ne approfitta, sono io piuttosto che man mano che passa il tempo, vorrei fare di più senza fare il grillo parlante. Butto là consigli, intuizioni di un qualche sintomo che non mi convince perché anch’io vorrei che questa “squadra” restasse insieme il più possibile ed al tempo stesso cominciasse ad avere la consapevolezza che l’età avanza e con lei la disciplina verso noi stesse deve aumentare senza togliere nulla alla leggerezza ed alla voglia di fare e progettare che ci fa restare vive.

The doctor is in è diventata una gag fra noi perché a volte rilascio pareri, indirizzi di professionisti di fiducia, suggerimenti, indicazioni di somministrazioni, accompagno a qualche visita, ma non mi sento sfruttata dalle mie ragazze che con me combattono le difficoltà del sistema sanitario di oggi dove le donne vecchie e spesso sole sono le più fragili. In genere ognuno mette a disposizione l’esperienza di una vita passata a lavorare e io metto a disposizione la mia di anni di ospedale, ma soprattutto di donna che ha trovato nella rete di amicizie e di relazioni delle donne e degli uomini con cui ho costruito il mio mondo affettivo, la vera “stampella” della vecchiaia e non nel senso limitativo del termine, ma nel senso creativo, di forza, di solidarietà, di insegnamenti dati e ricevuti: un stampella da lanciare sempre insieme oltre l’ostacolo.

The doctor is in soprattutto per me

 

2 Commenti

  1. pinuccia ha detto:

    Grazie per la comprensione e la chiarezza di avere espresso i veri problemi della vecchiaia, sono sempre più convinta che
    l’ età toglie diritti, soprattutto nella sanità.
    Mi dà molto piacere leggervi e sentirsi meno soli. Grazie

  2. Angioletta la monica ha detto:

    Bellissimo articolo sincero sulle difficoltà legate all’età ma con un respiro di ottimismo che è sempre necessario. Grazie

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