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Opzione donna se ne va…

Senza clamore, dopo vent’anni di alterne vicende, Opzione donna se ne va. Quest’anno saranno trattate dall’Inps le domande in attesa, presentate nel 2025. Poi solo le persone in possesso dei requisiti al 31 dicembre 2024 potranno eventualmente fare domanda, appellandosi alla cristallizzazione di un loro diritto.(Vedi il sito Mia pensione)

Inventata dal Governo Maroni nel 2004, Opzione donna è stata una possibilità di pensionamento anticipato che all’inizio aveva un suo appeal che è appassito nel tempo, per via dei requisiti sempre più penalizzanti introdotti dalle leggi di bilancio: età, anni di contributi richiesti e, soprattutto, metodo di calcolo legato ai contributi versati (metodo contributivo).

Rispetto al metodo retributivo, il contributivo è penalizzante soprattutto per chi, come le donne, ha una carriera lavorativa meno remunerata e discontinua, spesso a causa degli impegni di cura in famiglia. Nonostante ciò, sono state 83 mila le domande accolte dall’INPS dal 2019 al 2022 poi, via via, il flusso si è assottigliato, mentre si appesantivano i requisiti: con la legge di bilancio 2024 ci volevano ormai 35 anni di contributi e 61 anni di età, ridotti di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di due anni, insieme a documentate necessità di cura a famigliari con handicap o invalidità oppure difficoltà personali nell’accesso al lavoro.

Ora, con questi requisiti il numero di prestazioni attese con Opzione Donna non sarebbe stato probabilmente consistente, solo che la cancellazione è in cambio di niente ed é normale che una parte delle lavoratrici veda con preoccupazione il traguardo obbligato della pensione di vecchiaia a 67 anni e passa.

E’ vero che, con l’aumento della speranza di vita, tutto sommato è un’età a cui si arriva attive e in forma ma bisognerà pure ricordarsi che sulle donne continua a pesare il lavoro di cura, che non ha adeguato riconoscimento né culturale né politico. Sarebbe ora che se ne discutesse per trovare almeno il modo pensionistico, senza ricadere nelle modalità del passato, per “compensare in modo più equo le interruzioni e le discontinuità di carriera che ancora oggi incidono in misura significativa sulle lavoratrici” (Vedi il blog Elsa).    

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