Pillole di agesimo: giù le mani dal rock
Aprile 14, 2025
Viaggiare informate: si devono conoscere i propri diritti
Aprile 14, 2025
Mostra tutto

Vecchia: 7 lettere piene di significato

Dobbiamo affrettarci care donne che ancora insistete col dire che la definizione “vecchia non mi piace” e che “non si deve dire perché è brutto”, come dicono spesso amiche ultrasettantenni.
Dobbiamo affrettarci a “battezzarci” perché, come dice il giornalista Michele Serra nel suo Post settimanale, dopo la distruzione del politicamente corretto da parte dei molti governanti, non più illuminati, che stanno infestando il mondo, arriverà il “politicamente infame” e noi siamo a rischio. Rischiamo infatti le decrepite, le dinosaure, le bacucche, le stantie, le stagionate e quindi bisogna tornare ai fondamentali: brutta la parola vecchia o brutta la vecchiaia?
Ci dobbiamo davvero rassegnare a vivere di sinonimi o parole in prestito da altre lingue o proviamo a capire cosa ci sta dentro questo tabù? Sì perché di tabù si tratta: anziana è tollerato perché ha tratti da arredo, diversamente giovane non si può sentire così come di una certa età, ageé è molto chic ma è francese e in pochi lo capiscono, senior vale solo per i maschi, over va accompagnato da un numero (65 per esempio) sennò è fuorviante a causa delle vicinanze con oversize (giammai) con overdose, overbooking ecc. Vecchia signora piace di più, ma non sempre possiamo usare questa abbinata cortese.
I vicini inglesi e francesi sembrano meno preoccupati delle evocazioni della traduzione di vecchio/a, infatti old, elder, vieille, vieux sono di uso comune (forse perché ancient o ancien hanno implicazioni che richiamano la mobilia, l’architettura, forme di governo come l’ancien règime e via così) e addirittura in Francia è uscita una rivista collegata al CNAV (Comitato Nazionale Autoproclamato della Vecchiaia) che si chiama VIEUX.
Tutti comunque siamo stati sommersi dal termine boomer, anglofoni e no, adottato da molti giovani per parlare di noi e che in Italia ha già assunto la connotazione di militante sessantottino, di invadente, di ostinato intellettuale, di indomabile: quindi non un termine generalista.
Si dice che il collegamento fra parola e pensiero sia stretto ed automatico e che, in assenza di una chiarezza di pensiero anche la parola risulti confusa: forse è così anche per la questione vecchia. Vogliamo vivere a lungo e quindi invecchiare, ma vogliamo farlo senza essere private di quella civetteria o eleganza che la parola vecchia non contiene. Sappiamo tutte che si tratta di immaginario, di condizionamenti, di proiezioni, insomma di un ennesimo stereotipo, ma facciamo fatica a racchiudere in una parola che risulta così essenziale tutta la nostra lunga storia. Di vecchia non amiamo lo sciupato, il fuori moda, l’arretrato, il bisognoso di una revisione perché prossimo al fine funzionamento.
E così in quanto non battezzate, restiamo nel limbo senza una vera e forte identità sociale e culturale che si rispecchi nel linguaggio, al contrario di quello che siamo nella realtà.
E allora care donne vecchie facciamo un ultimo sforzo e aiutiamo la società scritta, parlata e pensata a mettere dentro la parola vecchia la nostra rappresentazione reale: tutta la forza, la fatica, il coraggio, la determinazione, la voglia di vivere, ridere, piangere, l’impegno, l’intelligenza che portiamo con noi. Nuova generazione di anziane? Nuova generazione di vecchie? Sì! Quelle che vogliono che l’immaginario collettivo aggiorni i propri file e registri il cambiamento avvenuto in un mondo dove le vecchie, che siamo noi, non sanno solo di stantio.
Dobbiamo trovare noi il coraggio di definirci vecchie perché facendolo, trasmettiamo alla società il senso di realtà che vogliamo che la vecchiaia porti con sé senza discriminazioni, esclusioni, invisibilità o immaginari collettivi che, per opportunismo o scarsa conoscenza, non la vedono nella sua interezza: cose belle e brutte insieme, che viviamo con la consapevolezza di sempre.
Speriamo di essere state convincenti in questa nuova battaglia, certe che sia abbastanza chiaro la nostra voglia di non nasconderci dietro definizioni addomesticate da chi forse più di noi, che ci siamo in mezzo, teme la vecchiaia. Ma come ben sappiamo per migliorare qualcosa e farne scaturire diritti per rispondere a nuove esigenze, bisogna non avere paura di conoscerla davvero. Noi ci stiamo provando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *