

Negli ultimi dieci anni si è registrato un crescente orientamento degli italiani verso la sanità privata, sia convenzionata che a pagamento. Questa scelta è stata spesso motivata dall’esigenza di evitare le lunghe liste d’attesa del sistema pubblico, dove i tempi medi si aggirano intorno agli 87 giorni, contro i circa 18 richiesti dalle strutture private. In questo contesto emerge un fenomeno relativamente nuovo: il ricorso ai prestiti personali per far fronte alle spese mediche, sia per rateizzare i costi sia per sostenere interventi e terapie indispensabili, ma troppo gravosi per il bilancio familiare. I finanziamenti vengono richiesti soprattutto per cure odontoiatriche, esami diagnostici e interventi chirurgici di rilievo.
Allo stesso tempo, cresce il numero di pazienti che rinunciano alle cure, saltando visite specialistiche o perfino interventi necessari, con un’incidenza significativamente più elevata nel Centro-Sud rispetto al Nord Italia. Nel 2025, secondo un’indagine condotta da un istituto autorevole, 26 milioni di pazienti si sono rivolti alla sanità pubblica, mentre 13,6 milioni hanno scelto strutture private e 1,7 milioni di persone hanno fatto ricorso a prestiti personali.
La stessa indagine risulta che nell’ultimo anno circa 2,6 milioni di italiani hanno dovuto “migrare” dalla propria regione per curarsi principalmente verso il Lazio, l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Un quadro desolante che coinvolge una elevata percentuale di pensionati e possiamo immaginare quanti di questi rientrino nella categoria di chi rinuncia a curarsi!
La Spulciatrice