

Sono passati 80 anni dalla liberazione dalla dittatura fascista
Sono passati 80 anni da quando le donne italiane hanno diritto di voto
Per festeggiare queste due fondamentali date della nostra storia recente, vogliamo ricordare una delle 21 Madri della nostra Costituzione: Lina Merlin
LINA MERLIN RAPPRESENTA LA MIGLIORE TRADIZIONE POLITICA ED UMANA ALLA QUALE SI POSSA RICHIAMARE ANCORA OGGI LA STORIA DEL NOSTRO PAESE E IL SUO ESSERE DONNA FORNISCE UN VALORE AGGIUNTO ALLE CARATTERISTICHE DEL SUO IMPEGNO PUBBLICO POLITICO SOCIALE. IL TRATTO PECULIARE DELL’INTERA VITA POLITICA DI LINA MERLIN È L’IDEALE DI GIUSTIZIA SOCIALE CHE SI CONCRETIZZA IN UN IMPEGNO COSTANTE NEI CONFRONTI DEI SOGGETTI PIU’ DEBOLI, SICURAMENTE IDENTIFICATI NEI BRACCIANTI, NEGLI OPERAI, MA ANCHE NELLE DONNE E NEI FANCIULLI PER USARE UN TERMINE A LEI CARO.GIUSTIZIA SOCIALE ANCHE COME FERMA DIFESA DELL’EGUAGLIANZA E DELLA LIBERTA’ DELLE PERSONE
Lina Merlin nasce a Pozzonovo, prima di dieci figli, ma cresce a Chioggia presso la nonna materna: arriva da una famiglia di piccola borghesia, la mamma è maestra ed il padre segretario comunale. Una condizione sociale questa che le consente di andare a scuola, prima alle elementari e poi alle medie, iscriversi in seguito all’istituto magistrale, studiare il violino, frequentare il teatro e l’opera, quest’ultima sua grande passione insieme a quella per il circo, come cita nella sua autobiografia
Segue la strada materna e a vent’anni inizia a lavorare come maestra a Padova e anche se ben presto ottiene l’attestato che le avrebbe permesso di insegnare francese nelle scuole medie, sceglie di continuare a lavorare nelle elementari, fino al 1926 quando rifiuta di prestare giuramento al fascismo ed è estromessa dall’insegnamento.
Secondo la sua autobiografia l’iscrizione al partito socialista risale al 1919. Sceglie il PSI trasportata dalla convinzione che operasse per realizzare un ideale di giustizia, in quanto solo il psi si era schierato contro l’entrata in guerra e Lina, profondamente antimilitarista, tanto da essere chiamata in famiglia “pacefondaia”, condivideva il rifiuto dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale (nella quale peraltro avevano perso la vita due suoi fratelli).
“il Partito socialista italiano era il solo che avesse avversato la bella guerra distruttrice di uomini e di cose… Di Marx conoscevo solo il nome e le poche nozioni imparate nei testi scolastici, sapevo solo che il Partito operava per realizzare un ideale di giustizia che era il mio. Del resto non mi importava”.
Inizia a collaborare a “La difesa delle lavoratrici” di Anna Kuliscioff e al settimanale socialista padovano “L’Eco dei lavoratori”. Nello stesso periodo conobbe il medico e deputato socialista Dante Gallani, con il quale sarebbe nata un’intesa di ideali e sentimenti siglata diversi anni dopo con il matrimonio.
Alle riunioni del partito si distinse da subito per il suo carattere battagliero, tanto che nel 1924 le fu affidata la regia della campagna elettorale veneta: incarico delicato, impegnativo e decisamente straordinario per un’epoca in cui le donne non avevano ancora diritto di voto. Stilò in quest’ occasione un rapporto dettagliato e preciso delle violenze e illegalità compiute dagli squadristi e lo consegnò al deputato Giacomo Matteotti, che lo utilizzò per stendere il suo documentato atto di accusa al fascismo ormai al potere. Quando, nel 1925, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, Mussolini consolida il suo potere, il destino di Angelina è ormai segnato. In meno di ventiquattro mesi viene arrestata cinque volte. Dopo uno di questi arresti viene condannata a cinque anni di confino, in Sardegna. Nel novembre del 1929 Lina rientra dall’esilio a Padova e nel 1930 si trasferisce a Milano in via Catelani 63, dove dall’anno scorso finalmente la ricorda una targa commemorativa. Durante una riunione clandestina incontra nuovamente il medico ed ex deputato socialista di Rovigo, Dante Gallani. Si sposano nel 1932, ma appena quattro anni dopo lui muore. Rimasta vedova a 49 anni, prende parte subito, nel settembre del 1943, alla Resistenza, donando ai partigiani la strumentazione medica e i libri del marito e raccogliendo fondi e vestiario per i partigiani. Insegna al Caterina Da Siena, nell’istituto diretto fin dal 1925 da Ines Saracchi, dove sono molte le insegnanti che si prodigano per la Resistenza. Nel 1944 contribuisce alla nascita dei Gruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai Volontari della Libertà. È a casa di Lina che si riuniscono i leader del rinato Partito Socialista per preparare l’insurrezione: Pertini, Basso, Morandi. Durante l’insurrezione riceverà l’incarico di occuparsi del settore scolastico e, insieme ai partigiani della Brigata Rosselli, occuperà il Provveditorato agli Studi di Milano, imponendo la resa e il 27 aprile viene nominata dal CLNAI Commissario per l’Istruzione di tutta la Lombardia.
Nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: a lei si deve l’interpolazione della locuzione “di sesso” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non possono determinare discriminazioni di trattamento, parametro fondamentale per impedire disposizioni legislative dal carattere discriminatorio nei confronti delle donne.
“Onorevoli colleghi molti di voi sono insigni giuristi e io no, ma conosco la storia. Nel 1789 furono proclamati in Francia i diritti dell’uomo e del cittadino e le costituzioni degli altri Paesi si uniformarono a quella proclamazione che in pratica fu solo platonica perché cittadino fu considerato solo l’uomo con i calzoni e non le donne.”
Nel 1948 fu eletta al Senato la prima volta con altre tre donne e rieletta nel 1953 come unica donna. Nel 1958, infine verrà eletta alla Camera. Oltre alla legge sulla prostituzione, per la chiusura delle cosiddette case chiuse, tra le proposte di legge presentate da lei vanno certamente ricordate quella per l’abolizione del carcere preventivo o la procrastinazione dell’inizio della pena per le madri, per l’eliminazione dell’indicazione di “figlio di NN” (Nomen Nescio) dai documenti anagrafici, per l’introduzione del divieto di licenziamento per causa di matrimonio.
Nel frattempo, però si consumò la sua rottura con il Psi, dove la sua intransigenza di militante appassionata e la sua inflessibilità con sé stessa e con gli altri le avevano procurato ostilità e inimicizie. Nel 1961 le venne fatto sapere che il partito non intendeva ripresentare la sua candidatura nel collegio di Rovigo, dov’era stata rieletta al Senato nel 1953 e alla Camera dei deputati nel 1958, e lei reagì strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini, e che lei non ne poteva più di «fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo».
L’immagine è stata creata dalla studentessa GIORGIA TERNI – CLASSE II. INDIRIZZO IPERMEDIALE, SCUOLAPROFESSIONALE ARTE MURARIA DI MILANO IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO PRESSO LA FONDAZIONE ANNA KULISCIOFF
1 Commento
Andrebbe diffusa maggiormente la biografia di questa donna, della quale avevo sentito il nome a causa delle “case chiuse” ed ovviamente in tono negativo, da un uomo…