

NUDI ALLA META
Tutti quelli che mi conoscono sanno che mi perdo anche tornando a casa perché mi distraggo e penso ad altro. Quando mi recavo negli uffici dai miei clienti, nel momento di andarmene mi perdevo e spesso finivo in uno sgabuzzino. Un giorno ero a delle terme invernali in Svizzera e sono uscita dalla piscina di acqua calda per andare al bar a mangiarmi una fetta di torta di mele, al ritorno ho ovviamente sbagliato corridoio, erano tutti uguali per me, e mi sono trovata in una piscina per nudisti; non sapevo nemmeno che ci fosse.
Il mio primo impulso è stato quello di fare dietro front poi mi sono detta, vediamo l’effetto che fa, ho tolto il costume e sono rimasta.
Del resto al mare lo abbiamo fatto tutti almeno una volta, giusto? Il senso dell’acqua sulla pelle nuda è troppo fascinoso.
All’inizio ero timida, non osavo muovermi poi mi sono tuffata e guardata in giro, non ho visto grandi bellezze; c‘erano molti agee’, non necessariamente in forma (o come dico io in ordine), c’era molta tranquillità, nessuno che guardava gli altri. Ognuno si faceva i fatti suoi.
Dopo non molto ero a mio agio e ho pensato che la moda e la chirurgia plastica siano il burka degli occidentali; servono a coprire gli inestetismi e il tempo che passa cercando di attrarre sempre di più in modo parossistico. Mostrano pezzi di corpo in modo ammiccante ricorrendo a trucchi e geometrie sempre più ricercate. Ma non tutto. Non l’ultimo pezzettino di pelle che sia un capezzolo o sia un polpaccio poco importa, deve essere coperto per invogliarne la vista, così come nel ‘700 e ‘800 bastava una caviglia a turbare. Oggi è ancora lei, la caviglia; è tornata di moda, ma questa volta deve essere coperta e tutto il resto no.
Buffo l’animale essere umano, vero?
Negli anni 70 abbiamo bruciato i reggiseni come simbolo di libertà e oggi le nuove generazioni senza reggiseno sono nuovamente schiave di lacci, trucchi, pezzi di stoffa, tacchi e ricambi costosi e pericolosi.
Mentre in alcune antiche tribù africane o malesiane (v. Margareth Mead) la popolazione si abitua a crescere nuda e le parti del corpo belle o brutte, giovani o vecchie che siano sono solo parti di quel corpo di quell’individuo senza altre attrazioni. La vera attrattiva, infatti, quella sana e reale non specchietto per le allodole, parte da un suono, da un profumo, da un gesto, da un’attitudine; dal carattere insomma.
E uguale avviene in quelle parti del mondo come in Francia o Germania o in Florida, in Thailandia, o in Messico, o in Australia o in Spagna e Giamaica, per esempio, in cui in alcune cittadine vivono nudi, si coprono soltanto per il freddo.
Io credo che la storia della mela ci abbia rovinato; se non avessimo le religioni con i loro divieti, peccati e sensi di colpa e vergogne il mondo sarebbe un luogo pacifico in cui vivere.
Le follie di certi paesi arretrati, in cui l’uomo inteso come maschio detta ancora legge e proibisce molto più della mela perché ha paura dei propri movimenti mentali e fisici di fronte a un pezzo di pelle (si sente così debole tanto da fare il violento), potrebbero vanificarsi.
Se tutti fossimo abituati a crescere nudi saremmo indifferenti alle diversità, alle forme e alle sagome sformate e, vivremmo senza imbarazzo; è solo questione di consuetudine. Rileggetevi “Macondo” Di Gabriel Garcia Marquez oppure guardatevelo riassunto su Netflix; i bambini giravano nudi nel villaggio (talvolta anche gli adulti) fino a che non è arrivato l’estraneo e il potere.
Un giorno una mia nipotina stava abbracciando un cane, io le ho detto che quel cane puzzava, lei mi ha risposto che puzzava perché aveva paura e che comunque aveva l’odore di cane.
Grande insegnamento, al di là dell’igiene imprescindibile ognuno ha il suo odore, ognuno il suo aspetto.
Saperci convivere senza vergogna accettando le diversità toglierebbe lavoro a psicologi e medici e aggiungerebbe serenità a tutti.
Al “Mucem” di Marsiglia, il Museo delle civiltà d’Europa e del Mediterraneo, a dicembre si è potuta vedere una mostra “Paradisi naturisti” che narra la storia del nudismo dagli inizi ai giorni nostri. I primi a seguire questo fenomeno verso la fine dell’800 furono i medici che suggerivano nudità, sole e bagni in acque di mare o fiumi o laghi ai propri pazienti come alternativa ad altre cure. A seguire, naturisti, vegetariani, utopisti, istanze femministe e ecologiche, famiglie ambientaliste; molti ancora se ne sono aggiunti e praticano il nudismo tutti i giorni.
Non tutti sanno di questi centri di cui la Francia è la più ricca, spesso sono spazi temuti e /o ridicolizzati da chi non li pratica.
Benché i nudisti siano circa 20milioni di persone in Europa, perlomeno nei mesi caldi, ultimamente si sta riscontrando una diminuzione, le giovani generazioni infatti temono foto e esposizioni sui social.
Temono la vergogna di essere esibiti, giustamente perché il mondo è diventato pura esibizione e spettacolo e luogo di scherno.
Il grande male di questo attuale nostro tempo.
Un vero peccato; se ti togli i vestiti entri in un’esperienza di egualitarismo quasi politico perché perdi autorità. Non a caso i prigionieri vengono sempre fatti denudare in mezzo alle guardie vestite, nei film erotici spesso il maschio è vestito e la donna discinta, entrambi come segno di potere e sopraffazione.
La nudità azzera gli stereotipi e le classi sociali e le regole della moda, accoglie amputazioni e storpi, apre le braccia a qualunque età; ognuno ha il suo posto come essere umano.
Inoltre diminuisce la diseguaglianza fra uomo e donna, l’uomo maschio nudo risulta infatti meno violento e il corpo reale propone la verità contro i corpi truccati mostrati nei social che nascondono quello vero dietro lo schermo, producendo imitazioni irreali in chi li guarda, desolazione, rabbia e solitudine in chi li propone.
La filosofa e scrittrice Margaux Cassan ha descritto bene questo fenomeno, studiato nei due anni che ha passato in luoghi naturisti, nel suo libro “Vivre nu”.
La lettura di questo libro è molto convincente.
Quando ci hanno cacciati dall’Eden più che consegnarci alla fatica nel lavorare e al dolore nel partorire direi che ci hanno costretti alla vergogna di noi stessi – ed ecco subito la foglia di fico – e da lì la moda che ci ha schiavizzati e costretti all’immagine.
Allora dovremmo tornare a conoscerci sul serio, a guardarci allo specchio e amare quello che vediamo, qualunque esso sia. Per la prossima cena che organizzerete con gli amici consiglierei di scrivere sull’invito al posto di: “gradita cravatta nera”, “gradito total nude”.
Se ne vedrebbero delle belle.
Proposito n.1 per il 2025.