

Sono trascorsi 47 anni dal 22 maggio 1978, quando la Legge 194 entrava in vigore. Una legge che ha depenalizzato l’aborto e tutelato la libertà di scelta delle donne.
Avere informazioni trasparenti e aggiornate è indispensabile per chi vuole accedere all’interruzione volontaria di gravidanza e per intervenire con correttivi quando il servizio è carente o non garantito.
Nella totale assenza di dati disaggregati, trasparenti e recenti, prodotti da Regione e Governo, ogni anno conduco e coordino per il Gruppo regionale del Pd un’indagine articolata e puntuale, che ha il valore di un Osservatorio permanente non governativo, sull’applicazione della 194.
Di seguito una sintesi dei risultati dell’ultima indagine della situazione nella nostra regione con dati aggiornati a dicembre 2024.
Nella totale assenza di dati disaggregati, trasparenti e recenti, prodotti da Regione e Governo, ogni anno conduco e coordino per il Gruppo regionale del Pd un’indagine articolata e puntuale, che ha il valore di un Osservatorio permanente non governativo, sull’applicazione della 194.
Di seguito una sintesi dei risultati dell’ultima indagine della situazione nella nostra regione con dati aggiornati a dicembre 2024.
La sintesi della ricerca
La situazione generale in Lombardia
Le strutture ospedaliere che offrono la prestazione di Ivg sono 45. Erano 50 nel 2022 e nel 2023. Sono diminuite per ristrutturazione, riorganizzazione, chiusure punti nascita.
Le interruzioni di gravidanza totali sono 11.280, di cui 765 aborti terapeutici.
Per quanto riguarda la Ru486, la media regionale del metodo farmacologico è in lieve aumento rispetto al 2023, complessivamente del 57%.
Ci sono 5 strutture dal 2024 che non offrono nessun tipo di Ivg e in 6 ospedali Lombardi è possibile solo la prestazione chirurgica.
L’utilizzo della Ru486
Vi sono differenze sensibili nell’utilizzo, tra province: ad esempio Lodi al 74% è la provincia con la percentuale più alta. Sotto il 50% sono l’hinterland milanese, Monza e Brianza, Como.
L’obiezione di coscienza
Diminuisce a livello complessivo e aumentano i ginecologi non obiettori, che per la prima volta sono più degli obiettori.
Ma in due provincie, Sondrio e Bergamo, è sopra il 65% e solo la metà delle strutture ha obiezione uguale o inferiore al 50%, mentre un quarto dei presidi ospedalieri superano il 70% di obiezione, con ancora 5 ospedali fermi al 100%.
Chi sono le donne che si rivolgono al servizio
La fascia d’età tra i 25 e i 40 anni si conferma come quella che ha effettuato percentualmente più Ivg, il 65%. Le under 25 rappresentano il 25% del totale.
Per quanto riguarda la cittadinanza, l’incidenza degli interventi Ivg effettuati dalle donne con cittadinanza straniera rapportata alla popolazione femminile straniera fertile residente è decisamente più alta di quella delle donne italiane della stessa fascia.
L’80% delle donne che hanno effettuato interruzioni di gravidanza nel 2024 non hanno effettuato altre interruzioni in precedenza.
La contraccezione dopo l’Ivg
C’è bassa partecipazione ai colloqui informativi sulla contraccezione post Ivg, tra il 30 e il 50%, e disomogeneità nell’offerta gratuita dei dispositivi.
Le pillole del giorno dopo
Il farmaco contraccettivo di emergenza ha avuto un volume di vendite nel 2024 pari a circa 122mila unità, in linea con l’anno precedente.
Il ruolo dei consultori
In Lombardia un solo consultorio eroga Ivg farmacologica. Le certificazioni prodotte dai consultori lombardi nel 2024 sono circa il 50%, molto più basse che nelle regioni come Emilia-Romagna e Toscana.
Come si vede dalla sintesi, la nostra indagine diventa ancora più importante nel momento in cui abbiamo open data nazionali datati, risalenti al 2022, e disaggregati solo per regioni.
Questo lavoro ha il valore di una sorta di osservatorio non governativo indipendente e colma il vuoto lasciato dalle istituzioni, che dovrebbero pubblicare i dati tempestivamente. Solo così da una parte le donne possono avere informazioni certe e dall’altra si può pianificare e intervenire per introdurre correttivi, garantendo ovunque l’accesso al servizio.
Quest’anno, come sempre, con la raccolta di dati puntuali, su province e strutture, siamo riusciti a evidenziare e segnalare che permangono disomogeneità sia sull’obiezione di coscienza, sia sull’utilizzo della farmacologica, la Ru486, sempre più bassa che in altre regioni virtuose. Serve una direttiva regionale che imponga ai presidi che siano erogate Ivg con entrambe i metodi affinché le donne possano davvero scegliere. Contemporaneamente, che sia riconosciuta in questo processo centralità ai consultori pubblici che devono essere in maggior numero e potenziati, non limitati alla produzione di certificazioni, per poter erogare anche loro la farmacologica.
Un dato importante, mai ancora quantificato ed esplorato da quest’anno, emerge poi dalla nuova indagine. Le donne con cittadinanza non italiana, che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza meno delle italiane, in numeri assoluti, hanno un’incidenza di Ivg molto alta se rapportiamo questi numeri alla loro popolazione di riferimento, cioè tutte le donne senza cittadinanza. Servono informazione in diverse lingue nei luoghi dove possono essere intercettate e progetti ad hoc per loro su prevenzione e contraccezione, in collaborazione tra consultori e associazioni. Ma una campagna informativa è necessaria anche per le più giovani, per cui riteniamo fondamentale investire sull’educazione sessuale nelle scuole.