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L’amicizia e il lockdown

  

Ci siamo visti qualche volta nei giardini e nei parchetti con quelli che stanno nella nostra città, ma con gli altri sono mesi e mesi di assenza. Telefono, skype o video sono stati degli ottimi succedanei, ma il rivedersi davvero sarà emozionante. A distanza ci siano sostenuti, consolati, ascoltati cercando di mettere in partica quella regola che, mutuata dalle unioni matrimoniali, si deve applicare anche nelle amicizie, quelle vere e grandi: in salute e malattia, in ricchezza e in povertà! Si perché gli amori e le amicizie vere hanno regole simili.

Ci troveremo diversi? Certo che sì e non solo per quei chili di troppo e quei mesi dolorosi che ci hanno segnato viso e anima, ma per le tante cose che non abbiamo condiviso, perché non abbiamo potuto e anche perché non abbiamo voluto. Abbiamo risparmiato agli amici il peggio per non contagiare, per sostenere quando capivamo che non ce la facevano, per incoraggiare: avremo tempo di raccontare quello che abbiamo omesso o quello di noi che abbiamo scoperto messi alle strette dall’angoscia di questi mesi e anche quello che vorremo cambiare della nostra vita, magari insieme.

Non sarà così per tutte le amicizie però perché “Non investire in un rapporto può deteriorare qualunque relazione, e per l’amicizia già tre mesi possono essere sufficienti ad alterare il legame tra gli individui”. Lo dicono gli esperti dell’Università di Oxford, che hanno esaminato le possibili conseguenze del lockdown e della quarantena sui rapporti di amicizia. “La pandemia – sostiene Robin Dunbar, psicologo evoluzionista presso l’Università di Oxford – ha alterato tutti gli aspetti della nostra vita, speriamo che la tensione sociale derivante da questa situazione provochi effetti a breve termine, ma alcuni legami potrebbero subire delle alterazioni permanenti”.

Secondo l’esperto, le radici delle nostre amicizie risiedono nelle vite sociali dei primati non umani, per cui l’appartenenza a un gruppo stabile comporta protezione da predatori e rivali. “I legami di ogni genere – continua lo psicologo – devono essere coltivati, e questo richiede un notevole sforzo cognitivo, per questo tendiamo a instaurare pochi legami autentici e duraturi”.

L’autore aggiunge che l’isolamento ha portato gli individui a connettersi maggiormente con le persone più fisicamente vicine. “Alla fine del lockdown – afferma Dunbar – alcune delle amicizie marginali potrebbero essere sostituite da legami diversi. Si tratta di un fenomeno noto come incanalamento delle relazioni, osservato e verificato grazie a un ampio sondaggio condotto in Francia durante il lockdown”.

Lo psicologo sottolinea che le amicizie di lunga data e quelle più sincere non vengono compromesse dalla situazione emergenziale, dato che è possibile trascorrere del tempo insieme grazie alle applicazioni online anche se si tratta di modalità che non trasmettono le stesse sensazioni del contatto vero e proprio”: la minore soddisfazione sociale che deriva dagli incontri virtuali è associata a un maggiore senso di solitudine. “Sentire la mancanza del contatto fisico – commenta Groarke – è assolutamente normale: i nostri parenti più stretti, gli scimpanzè, passano ore a pulirsi a vicenda, accarezzandosi e rafforzando in tal modo i legami sociali. Questi comportamenti portano al rilascio di endorfine, che stimolano il piacere e la sensazione di benessere”.

Gli autori aggiungono che il sistema neurale umano si comporta in modo molto simile: il contatto fisico con amici e parenti promuove un senso di piacere. “Si tratta di un atteggiamento al di sotto della consapevolezza.Ci sono tante altre attività in grado di farci sentire bene: ridere, cantare, ballare, mangiare e bere insieme ai nostri cari svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutarci a mantenere stabili le relazioni sociali.

 

 

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