

Il caso di Dominique Pelicot ha sconvolto la Francia: per oltre dieci anni, un uomo ha drogato sua moglie Gisèle e l’ha fatta violentare da decine di uomini, filmando gli abusi e condividendo i video online. Il processo, iniziato ad Avignone, ha coinvolto 51 imputati tra i 26 e i 74 anni, accusati di aver partecipato agli stupri mentre la vittima era priva di sensi. Gisèle ha scelto di rinunciare all’anonimato per dare forza alle altre vittime di violenza sessuale.
Le reazioni pubbliche al caso Pelicot sono state intense e profonde, scuotendo l’opinione pubblica, francese e non solo. Molte e diverse le reazioni: indignazione e shock, solidarietà e supporto, riflessione sociale e culturale: alcuni media hanno parlato di un “prima e dopo Mazan”, indicando che questo processo avrebbe potuto segnare un punto di svolta nella consapevolezza collettiva sulla violenza di genere.
Era il 2024, un anno fa: una vicenda di una violenza inaudita, chiusa con condanne – pur non esemplari – per tutti gli imputati, tutte abbiamo ritenuto di trovarci di fronte ad un caso eclatante, un unicum, e sperato che la testimonianza di Gisèle ispirasse le donne a parlare apertamente degli abusi subiti, rafforzando il concetto di giustizia di genere.
Ma proprio in Italia, proprio oggi, succede che sui social si scopra che 32.000 uomini sono iscritti ad un gruppo pubblico – attivo dal 2019 – che si chiama “Mia moglie”, dove vengono condivise immagini di donne ignare, ritratte in momenti intimi, pubblicate e messe in rete dai propri mariti, a disposizione di tutti.
Così, dopo il caso Pelicot, si scoperchiano anche da noi impensabili cloache, luoghi nei quali si perpetrano stupri virtuali ma non per questo meno violenti, carichi di commenti, di ingiurie, incitamento a spiare … anonimi vigliacchi, che ritengono che le donne siano oggetti, confermano l’esistenza di una “comunità dello stupro” persistente e apparentemente inconsapevole, tanto da definire “bigotte” le donne che hanno appreso con orrore dell’esistenza del gruppo, e, molte, di esserne vittime.Un Vaso di Pandora pieno dei miasmi del mondo. E senz’altro non l’unico…
Ma a questi uomini cosa gli dice il cervello?
Come fanno a non capire questi maschi l’enormità e la gravità delle loro azioni? E invece no, non capiscono, e francamente non capiamo nemmeno noi cosa passi per il cervello di stimati professionisti, di impiegati, di idraulici o infermieri, di persone che conducono una vita apparentemente “normale” quando mettono a disposizione i corpi delle loro compagne, o figlie.
Non capiamo se l’anonimato che pare falsamente garantito dal web copra disagi collettivi profondi: non è un giudizio morale, non ci interessano le fantasie erotiche di nessuno, il giudizio è ancora una volta politico, centrato sull’uso e l’abuso del corpo delle donne che ancora oggi alcuni/molti/troppi maschi credono di poter fare impunemente, a prescindere dalla volontà delle donne. E noi, povere femministe d’altri tempi, assistiamo attonite ad una società che pensavamo di aver contribuito a cambiare, e che non è cambiata affatto….