

E’ finita la guerra in Jugoslavia, Alma torna a Trieste, la città della sua infanzia, per raccogliere e condividere con Vili l’eredità lasciatale dal padre. E’ un ritorno faticoso perché, teme, la farà piombare in giorni e vicende che la sua memoria ha cercato in tutti i modi di seppellire sotto il peso di rimpianti, aspettative deluse, sospetti e abbandoni.
Trieste è il capolinea dal quale riavvolge il film della sua vita: personaggi, luoghi, vicende storiche che, come in un copione dai ritmi incalzanti, animano il romanzo.
La vita di Alma, fin dalla sua infanzia, sfugge ai modelli della cosiddetta normalità: la madre perennemente distratta, disordinata, lontana dal dovere delle cure materne, ma attratta e partecipe dell’esperienza di Franco, il “dottore dei matti” che in quegli anni rivoluziona con le sue coraggiose esperienze la quiete di Trieste e della medicina psichiatrica; il padre, uomo affascinante, impegnato politicamente, protettivo e innamorato della figlia a cui però, con le sue continue e misteriose assenze, fa mancare la sicurezza della quotidianità condivisa; i nonni, custodi della tradizione mitteleuropea, unici familiari che garantiscono ad Alma protezione e cura continua.
E poi Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado, portato dal padre senza tante spiegazioni nella sua casa da bambina. Amico di giochi dell’infanzia, oggetto di grande gelosia nell’adolescenza, compagno di un amore controverso e altalenante mai vissuto con serenità, personaggio sfuggente e inquietante nei tempi della guerra. Sicuramente l’ultima persona che ora, nella maturità, Alma vorrebbe rincontrare.
Trieste, quindi, nelle intenzioni dovrebbe essere poco più di un luogo di passaggio dove capire in cosa consista l’inaspettata eredità da condividere con Vili. Ma la città ha una grande capacità evocativa, rianima e dà concretezza a tutti i luoghi messi in dimenticatoio dal cuore e dalla memoria della protagonista: la casa dell’infanzia sul Carso, l’Isola, teatro della vita politica del padre, dove lei, bambina vedeva passeggiare il Maresciallo e captava con incredibile sensibilità gli ambigui legami tra il capo e la sua corte; i luoghi che la guerra di Jugoslavia ha sconvolto e in cui si sono persi affetti, identità, memorie condivise.
Tutto questo narrato con passaggi repentini tra passato a presente, con attenzione alla Storia e ai sentimenti, con grande abilità narrativa nell’avvicinarsi e descrivere i personaggi lasciando però spesso qualcosa di misterioso, di non detto che dà fascino alla narrazione.
Il libro è piaciuto molto al nostro gruppo di lettura, pur con la riserva di qualcuna di noi sullo stile che a volte è sembrato un po’ faticoso.
Sicuramente un libro da consigliare a chi vuol rispolverare qualche vicenda storica senza consultare manuali o, ancor di più, a chi nelle pagine di un libro vuol trovare storie personali che camminano a fianco della storia della sua terra.