

Black Christmas
Toccava a lei, brava cuoca e con la casa grande, racimolare parenti e amici per il Natale: amici e parenti cari ma anche d’obbligo… ereditati dalla tradizione natalizia che ci vuole tutti più buoni e tolleranti. Ma al suo 73esimo Natale, anche 24 ore di “tregua” possono essere troppe.
L’idea le gira in testa da tempo: cambiare tutto, dare uno scossone, regalarsi in futuro dei Natali diversi. Non ha davanti a sé troppo tempo per buttarlo via. Ha deciso di agire quando, cominciando a contare i bicchieri “belli” si è ricordata che la cognata Nenè l’ultimo Natale ne aveva rotto un altro. Ogni Natale la stessa cosa, sembrava andasse tutto bene, ma, sul filo di lana, Nenè spaccava il bicchiere e sempre perché, coperta di chincaglieria come la Madonna della processione, urtava con uno dei mille ciondoli il bicchiere e poi cercava di rimediare agitandosi, grassoccia e convulsa, rovesciando bicchieri, bottiglie, ciotole delle salse e grissini. Una carneficina. Beppe, sempre seduto vicino a lei, una vecchia liason mai dichiarata, si alzava per aiutare, ma per via della forte miopia rovesciava la sedia che cadeva sulla Lilli che cominciava a starnazzare come un’oca. I vecchi parlano ad alta voce perché sono sordi, ma Lilli lo ha sempre fatto, acuta, penetrante, fastidiosa (se ride poi …è roba da Shining tanto che quando ha la laringite è una benedizione).
Un bicchiere di meno e poi Alberto che di certo non ha fatto nulla per l’alitosi che anche se lo releghi a capotavola, ti spinge, appena apre bocca, a cercare “dove si nasconde il topo morto”. Per non parlare dei regali di Marisa che nonostante da 20 anni le si dica di non farli se non ai suoi nipotini, si presenta con bottigliette di liquore nocino fatto da lei, biscottini pieni di zucchero (e chi se ne frega se il diabete colpisce una larga fetta della popolazione anziana), dopobarba che i maschi del gruppo accettano con entusiasmo, accarezzandosi la barba bianca o grigia che coltivano fin dai tempi dell’Università. E come sopportare ancora una volta la rabbia di Marta che la precede già al citofono “scusa il ritardo, ma non ci sono taxi… bastardi!” e si rafforza in ascensore, per culminare quando la conversazione tocca il film che le abbiamo consigliato, il libro che le ha regalato la nuora, il caratteraccio della portinaia o del figlio Paolo che infatti fa il surfista a Melbourne, tutto con identica enfasi. E se ti distrai un momento, con la manina inanellata ti afferra il polso, stringe e parla. Ti puoi sottrarre solo se la scolli con grazia perché il brodo bolle.
No il brodo non va bene. Se si sentono male all’inizio del pranzo, potrebbero riuscire ad essere rianimati. Meglio la crema per il panettone: la porta Roberta (lei è convinta di essere Master Chef e quindi, racconta la ricetta tutti gli anni nei dettagli e tutti devono fare il bis, ululando godimenti ed estasi. Non ammette rifiuti neanche dai convalescenti).
Il mattino di Santo Stefano si compirà la svolta: nessuno chiamerà per raccontare della gastrite da troppo vino, per spettegolare su abiti, pettinature, dentiere vecchie e nuove (di spirito natalizio non se ne parla più da molti anni, neanche tra i cattolici praticanti). Anzi sarà LEI a chiamare tutti per crearsi un alibi e poi quando “preoccupatissima” comincerà a dare l’allarme, si commuoverà molto, come tutti i sopravvissuti.
Il caso della strage del Black Christmas verrà chiuso come avvelenamento da cibo avariato.
Nel luogo dove LEI si è trasferita (ufficialmente per dimenticare le grandi perdite del Black Christmas) non ci sono formaggi e tantomeno il mascarpone che è la base della crema di Roberta, che, come tutti sapevano a LEI avrebbe scatenato una forte allergia e… scusatela quindi se LEI non l’ha neppure assaggiata.
1 Commento
Proprio così, con le singole varianti di nomi, magari piatti al posto dei bicchieri, ma sostanzialmente così. Io, 79 anni, da tempo mi eclisso senza dire nulla. E guardo, perché no, il futuro viaggio, un libro… Con affetto