Newsletter N. 80
Ottobre 15, 2021
Intervista a Felicita – Associazione per i diritti nelle RSA
Novembre 15, 2021
Mostra tutto

Lavoro – Parliamo di Long Covid

Il fenomeno a cui negli Stati Uniti è stato dato il nome “Great  resignation”, cioè dimissioni di massa, sorprende e sconcerta in quanto le cause appaiano quasi incomprensibili.

Uno strano paradosso emerge nell’economia statunitense dopo la pandemia: milioni di lavoratori lasciano volontariamente il posto di lavoro, mentre in parallelo altri milioni quel posto lo hanno perso a causa della pandemia. Nel mese di agosto 4,3 milioni di lavoratori si sono licenziati, pari al 2,9% della forza lavoro. Soprattutto in alberghi, ristoranti e negozi.

Il fenomeno non riguarda solo l’America; in questo periodo è sempre più diffuso: anche altri paesi si trovano ad affrontare la stessa tendenza, compresa l’Italia. Sempre più aziende stanno cercando lavoratori per certe posizioni, cercando di attirare i candidati con bonus e incentivi; ma fanno fatica a riempire i posti vacanti. E le motivazioni sono diverse: dalla paura di prendersi il virus alle paghe ritenute troppo basse, o perché i lavoratori possono ancora contare sui sussidi governativi.

Che cosa c’entra con noi donne over 65 questo fenomeno che riguarda il mercato del lavoro in generale? Crediamo che per noi donne la questione sia rilevante e non solo per il futuro delle nostre pensioni.

Le spiegazioni per capire tale trend  sono varie e hanno a che fare anche con una nuova consapevolezza emersa dalla pandemia, la quale di fatto ha modificato il rapporto di ciascuno con il proprio lavoro. Sembra anche una risposta ai carichi di lavoro eccessivi che alcune categorie hanno subito durante il lockdown.  Pensiamo ai lavoratori impiegati nella logistica e al lavoro da remoto che ha invaso le vite di tanti e ha provocato nei lavoratori il diffondersi di stress e di esaurimenti: è come se molti avessero raggiunto un punto di rottura. Ora più di prima si cerca un senso in quello che si fa e soprattutto si cerca lavori più soddisfacenti e una migliore qualità di vita.

Paul Krugman (economista, premio Nobel) legge tali cambiamenti come risposta dei lavoratori americani alle pessime condizioni di lavoro perpetuate per troppi anni. Seppure l’America sia un paese ricco, scrive l’economista  (N.Y.T., 14.10.2021), tratta i suoi lavoratori molto male: i salari sono bassi (il tipico lavoratore maschio non guadagna più di quello che prendeva nel 2019 e di quello che guadagnava un suo pari 40 anni fa), le ore di lavoro sono molte e le ferie inferiori a quelle di altri paesi avanzati. Inoltre, il lavoro è precario e per molti lavoratori – specialmente per i lavoratori non bianchi – retribuito con salari  inferiori. Sono, in genere, lavori soggetti a fluttuazioni nell’orario di lavoro che possono portare scompiglio nelle famiglie. Ciò che sta capitando, ribadisce Krugman, è che la pandemia guida molti lavoratori americani a ripensare alle loro vite e a chiedersi se vale la pena restare in lavori schifosi che molti di loro svolgono.

E in Italia? Da noi è di certo più difficile licenziarsi rispetto a paesi con mercati del lavoro dinamici. Tuttavia, denunciano le imprese, esistono difficoltà a trovare manodopera anche se gli occupati sono ancora molti meno di prima della pandemia (ad agosto gli uomini avevano recuperato il 57% dei posti perduti fra il gennaio 2020 e il gennaio 2021, mentre nell’occupazione femminile il recupero aveva riguardato solo il 36% delle posizioni). Per alcuni settori vengono sottolineato le precarie condizioni di lavoro, i contratti brevi e difficilmente rinnovabili, il lavoro poco soddisfacente  tra i motivi per cui molti “mollano” il lavoro.

Secondo Francesco Armillei, ricercatore della London School of Economics, anche in Italia si verifica un fenomeno non dissimile a quello americano; e rileva che fra aprile e giugno 2021 le dimissioni hanno sfiorato il mezzo milione di persone – 292 mila uomini e 191 donne –  con un forte balzo (più 37%) rispetto all’anno precedente (voce.info).

Gli enigmi del mondo del lavoro post pandemia sono molti e, avvertono gli studiosi, attualmente difficili da capire.

Tuttavia gli effetti che si genereranno riguardano tutti e anche la fascia degli anziani poiché l’occupazione e gli aggiustamenti che avverranno nel mercato del lavoro si riflettono sui regimi pensionistici e sul sistema di welfare.

Altro motivo attinente il nostro coinvolgimento è il tema dell’occupazione delle persone over 60, che in Italia è inferiori ad altri paesi, dove si creano posti di lavoro adeguati alle persone di tale fascia di età. Nel divenire le politiche per l’occupazione degli anziani possono diventare urgenti a seguito dei mutati sistemi pensionistici e del riadattamento  dell’intero sistema di welfare.

In terzo luogo non dobbiamo trascurare che i nuovi tratti del mondo del lavoro  potrebbero potenzialmente valorizzare i saperi delle persone anziane e le loro attitudini, accompagnate anche dalla formazione permanente.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *