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L’indignazione delle donne corre su due gocce di “plin plin”*

Ci eravamo non da molto liberati da quelle povere signore che, in ascensore, vicino ad uno sconosciuto, arrossivano per sedicenti gocce di pipì, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di tirare il fiato e sperare che fosse finita ed ecco che altri pannolini/oni sono comparsi  in tv  travestiti da “gocce di risata” in un filmato pubblicitario (e inoltre in un redazionale) che ha irritato molto  le donne’ over’ 50.

Credo che anche le ‘under’ 50 dovrebbero irritarsi. Perché ci trattano sempre da “quote rosa”, con quell’eterno “pat pat” sulla spalla.

Dobbiamo finalmente dirlo, la comunicazione non sa come fare quando si tratta di parlare alle donne in fatto di ciclo, menopausa, invecchiamento.

Del resto, ci sono confusioni anche con la gravidanza e il punto G: possiamo quindi affermare che le zone genitali femminili sono un tabù, uno spauracchio, un mistero e come tali vanno impacchettate e schedate in vari modi possibili.

E’ arrivato il momento di dirlo, anzi gridarlo. Il problema delle perdite urinarie (anche maschili) riguarda problematiche di malattia o di operazioni in loco, non l’intera popolazione invecchiata.

Nell’invecchiamento i muscoli si allentano, vero, ma così come ci sono esercizi per gli addominali, per i muscoli delle braccia per non avere l’effetto tendina, delle gambe per mantenete il gluteo sodo, della schiena per non avere dolori e incurvarsi troppo e del viso, perché non caschi del tutto, così anche per le parti intime esiste una ginnastica quotidiana di dieci minuti e impedisce alla vescica di lasciarsi andare. (Su Google trovate spiegazioni).

Ginnastiche che vanno considerate come normale manutenzione del proprio involucro mortale.

Questo bisogna insegnare, non arrampicarsi sui vetri con ricerche definite   ‘moderne’ e non sono altro che paternali da giovane a vecchio (un ossimoro fra l’altro) arrivando a chiamare le gocce di pipì: “gocce della risata”. AH AH AH…AUUGHH.

In Occidente si trova sempre un appiglio per infierire in modo subdolo e indiretto sui vecchi, come se la data di scadenza non fossero la vita, il pensiero e il cuore, ma la pelle tesa e il salto in alto.

Donne svegliatevi, se sarete fortunate, perché invecchiare è una fortuna, invecchierete anche voi, dunque preparatevi e donne già vecchie ascoltatemi: sedetevi e mentre leggete un libro o guardate la tv o un film, contraete i muscoli della zona pelvica, come se aspiraste dell’acqua da una bacinella (uso le parola della mia insegnante dell’istituto di ginnastica ‘Vedres”), aspirate e contate lentamente fino a sei poi distendete, poi di nuovo aspirate e via così per dieci minuti, tutti i giorni, potete farlo anche camminando. E state tranquille. Non pensateci neanche.

Sia il filmato che il redazionale tendono a evidenziare come le donne over 50 stiano oggi bene nella loro pelle, malgrado quelle gocce là. Stanno bene e basta!

La vita comincia a 50 anni non è mai stato così vero.

Stanno bene perché sono ancora attive, in modi diversi, ancora al lavoro, con i nipotini, con un ‘attività nuova, viaggiando, frequentando amici e perché no, nuovi amori, o chiamiamole affettuose amicizie. E sono ancora belle.

Non c’è bisogno di capirle o fare finta di apprezzarle, bisogna soltanto ammettere che esistono, che le generazioni sono cambiate, che le donne si sono  liberate e mostrano le loro capacità anche e oltre i 50 anni, del resto il mondo ha appena eletto un nuovo presidente americano  77enne con un vice presidente donna 56enne e tra la candidate per il consiglio, cinque donne tra i 60 e i 71 anni: c’è bisogno d’altro?

L’età non è un peccato.

I giovani dovrebbero prendere esempio dai vecchi, non guardarli con sufficienza, anche a 90 anni.

Sono furbe e intelligenti quelle rare aziende, più che altro all’estero, che formano gruppi di giovani affiancati a “senior”.

Ma gli altri smetteranno di farci “pat pat” se noi per prime smetteremo di soggiacere ai “rumors” della società.

E se smetteremo di voler sembrare più giovani, oltre alla normale manutenzione per restare in ordine.

Sul “The Guardian”, un articolo di ‘E. Gordon Smith’ suggerisce “Ho avuto un professore che raccontava che il rapporto con le persone che ci piacciono e che amiamo è come un rapporto con l’arte, continuiamo a tornarci e ogni volta vediamo cose nuove che ci erano sfuggite prima, che sia un film o un “Monet”.

Da vecchio hai più da raccontare, più da insegnare, hai una vita vissuta pienamente, la saggezza che deriva dall’aver navigato nella tua sessualità per decenni, hai una visione più ampia del mondo, hai più cose per essere più interessante e amato, più di quando avevi 30 anni. Esci, incontra persone (dopo il Covid mi raccomando), non rannicchiarti nelle pantofole sul divano, il mondo è sempre là fuori per essere addentato, con denti veri o impianti, non importa, se ti fermi sono solo scuse. Forse cambi il tipo di cose che vorresti concederti, cambi desideri, ma non smetti di averli. Non negarteli. Disegna la tua vita.

Cerca di essere ogni giorno una persona che ti piacerebbe incontrare, rinnovati, non è mai finita, la tua età non è una minaccia né una vergogna, è una nuova stagione, non c’è nulla di cui scusarsi: diventa il tuo Monet.

Renata Prevost

* “plin plin” vocabolo onomatopeico, inventato da un “acqua minerale diuretica”, all’interno di un colloquio tra un adulto con un uccellino.

 

 

 

 

 

 

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