|
| |
Le rubriche I film in sala - Libri letti per voi -La bellezza non ha età - La cicala parlante
|
|
|
| |
BABYLON di Damien Chazelle
| |
Dura 189 minuti, ma ne avrei visti anche il doppio. "Babylon" è la più grande esperienza di Cinema maiuscolo, adulto, sfrenato, onirico, psichedelico che si possa fare nella contemporaneità. Molto vicino a "La dolce vita" di Federico Fellini. Il Cinema che diventa Sogno e il Sogno che diventa Cinema. Non è Roma è Hollywood, ma non cambia nulla. Siamo in un luogo non geografico, in una terra sognata. E quale Sogno è più Sogno del Cinema? E allora Hollywood dal 1926 al 1952 é attraversata dalla cinepresa - mirabolante, tortuosa, simile a un viaggio sulle montagne russe dell'anima- di Damien Chazelle. Sembra a tratti il suo magnifico "La La Land", poi l'elegia di quel Capolavoro anche qui presente e fortissima prende mille alte strade, perché stavolta Chazelle non parla d'amore, parla di morte e di quanto il Cinema la trasfiguri e punti all'immortalità. Lo sottolinea quel dialogo da Storia del Cinema in cui Jean Smart -la deus ex macchina del gossip hollywoodiano che crea e distrugge le star- dice a Brad Pitt, divo in decadenza che non ha retto il passaggio dal muto al sonoro, quanto sia fortunato per il fatto, sì di essere finito, ma di poter continuare ad esistere dopo la morte per coloro che vedranno i suoi film fra cento, mille anni. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
L'INNOCENTE di Louis Garrel
| |
Quarto film da regista dell'attore Louis Garrel, figlio del maestro Philippe Garrel e di Brigitte Sy, attrice e regista. La filmografia di Garrel figlio regista è una rivisitazione colta e personale del Cinema Francese. Partendo da Truffaut e Godard omaggiati nel bellissimo "Due amici", passando per il grande Rohmer delle commedie triangolari con "L' uomo fedele" a quello più didattico con "La Crociata". È ora la volta di Claude Lelouch e in particolare dei suoi lievi e sublimi gialli-rosa. Garrel, anche attore si chiama di nuovo Abel, come nelle sue opere precedenti e incarna di nuovo pregevolmente un ragazzo cresciuto che della vita ha già visto tanto (qui è un giovane vedovo), alle prese di nuovo con personaggi bizzarri che gli girano attorno. Qui è in particolare la madre (la meravigliosa Anouk Grinberg in un ruolo per lei inedito) che, come la vera madre di Garrel, tenendo corsi di recitazione in carcere, si sposa un detenuto (Roschy Zem sempre perfetto) che come nella realtà diventa il patrigno di Abel/Louis, che più maturo della madre un po' folle, finisce per farle da padre e temendo che il nuovo marito sia recidivo nel crimine inizia a pedinarlo, insieme alla collega (lavorano in un acquario) Clemence (la sempre più strepitosa Noemi Merlant) sul filo di un'attrazione non dichiarata. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
LE VELE SCARLATTE di Pietro Marcello
| |
Realismo Magico, Favola Nera, Verismo Pittorico...tutto si fonde in cifra maiuscola nel nuovo e più perfetto film di quell'autore anomalo e audace che è Pietro Marcello. Che qui trova il giusto incanto, la piena maturità semplificando la complessità del suo Cinema stratificato fra finzione e documentario, fra realismo e sogno. Dalle pagine del romanzo del russo Aleksadr Grin del 1923, Marcello estrae una storia di femminile e maschile archetipici come nelle fiabe. Raphael (Raphael Thierry) creatura tra terra e uomo torna dal fronte della Grande Guerra e scopre che l'amata moglie è morta (vittima di uno stupro) dopo aver partorito la loro figlia Julitte (da adulta l'incantevole Juliette Jouan, così simile alla nostra bravissima attrice teatrale Francesca Poggi) che Adeline, fattrice e strega buona (l'immensa Noemie Lvovsky da poco vista grandissima anche nel nuovo magnifico film di Alain Guiraudie "Viens je t'emmene") gli consegna in fasce dopo averlo accolto nella sua fattoria. Raphael diverrà il migliore ebanista, che trasmetterà a Juliette le sue arti, anche quella musicale. Adeline a sua volta le donerà una visione magica e fattiva insieme della vita, la sua stregoneria bianca e il suo essere donna indipendente. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
GRAZIE RAGAZZI di Riccardo Milani
| |
Il carcere è uno spazio chiuso che toglie la libertà. Il Teatro è uno spazio chiuso che libera la mente. A fondere le due dimensioni ci pensarono anni fa Paolo e Vittorio Taviani col magnifico "Cesare deve morire", autoriale e sperimentale. Ora lo fa Riccardo Milani, ovviamente col tono da commedia che gli si addice, guardando a una commedia francese "Un Triomphe" di Emmanuel Courcol, basata a sua volta sul documentario "Prisonnier de Beckett", sull'esperienza come insegnante di teatro in carcere di un attore svedese. Milani, con il sempre perfetto Antonio Albanese nel ruolo di Antonio Cerami un attore semidisoccupato costretto a doppiare film porno, il quale viene coinvolto in un progetto ministeriale di recitazione destinato a un gruppo di detenuti nel carcere di Velletri. Recalcitrante all'inizio, Antonio -dopo i primi risultati- decide di proporre la messinscena di "Aspettando Godot", suo cavallo di battaglia del passato, con la convinzione che nessuno possa interpretare l'attesa quando un carcerato, il quale vive aspettando. Seguendo l'andamento della commedia francese a sfondo sociale alla base, Milani lavora in "ascesa" facendo lievitare la storia. Infatti, il Godot carcerario non solo sarà un successo in un piccolo Teatro romano, gestito dall'amico di Antonio (Fabrizio Bentivoglio), ma con l'appoggio della direttrice del carcere (Sonia Bergamasco sempre raffinata) andrà in tournée in vari Teatri dell'Umbria e della Toscana, fino ad approdare al prestigioso Teatro Argentina romano. Con una sorpresa finale...Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
Cattive Ragazze di Maria Hesse edizioni Solferino
| |
“Siamo le donne da cui i nostri genitori ci mettevano in guardia e ne siamo orgogliose!” Peccato per la traduzione del titolo che ricalca quello di altri libri precedenti! Infatti ci avevano già provato anni fa a riscrivere le fiabe in chiave femminista (La bella addormentata, Biancaneve, Pelle d’asino ecc.) e poi ci sono state le barzellette e le gag delle nostre attrici comiche, ma questa volta la “rilettura” della spagnola (di adozione) Maria Hesse va oltre le favole e raggiunge la Bibbia, la letteratura, la prosa, le fiction e il cinema. Originale e aggiornato ai nostri tempi. Martia è del 1982 e quindi non è protagonista di una stagione di femminismo vissuto con il quotidiano conflitto per l’acquisizione di diritti fondamentali, ma è la figlia delle donne di quella stagione, e nata in un’epoca in cui alcuni diritti sembravano acquisiti per le donne, rilegge con rabbia e sarcasmo i principali personaggi femminili del passato e del presente, anche quelli non iconici perché protagonisti solo di film o fiction di successo. Un libro divertente accompagnato da bellissime immagini che ad una prima visione sembra un libro di favole, ma che ci fa incontrare Medea, Jane Eyre, le femmes fatales, l’opera di Giuseppe Verdi, le fiction. Una lettura piacevole e interessante. E se avete delle ragazze a portata di mano leggeteglielo o fateglielo leggere! Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|
| |
ll talento del cervello di Michela Matteoli edizioni Sonzogno
| |
“Train the brain” ovvero: utilizza il tuo cervello! È la parte che ho trovato più divertente del libro scritto da Michela Matteoli che racconta di un gruppo super selezionato di persone – età fra i 65 e gli 89 anni – invitati ad un training (denominato “train the brain” appunto), con allenamenti comprendenti esercizi di stimolazione della memoria, seguiti da attività in palestra con cyclette e tapis roulant, ascolto di musica, canto, ballo, visione di film. Una volta alla settimana con successiva discussione. Sinceramente li ho invidiati. Una volta fatte le debite verifiche, il gruppo ha mostrato un avanzamento cognitivo significativo con processi di miglioramento continui. È bello sapere che stando insieme e divertendosi senza annoiarsi si producono endorfine e quindi la risposta individuale all’invecchiamento migliora e con essa tutte le nostre attività, cognitive e non. La difficoltà è, come sempre, riuscire a mettere in moto un meccanismo che valga per tutti e per tutte le oltre 65enni e mantenerlo nel tempo o meglio, costruire un welfare state così ricco e intelligente che comprenda anche queste possibilità. La seconda parte del libro mette in luce come noi esseri umani siamo sopravvissuti e ci siamo evoluti rispetto ad altre specie animali proprio perché siamo stati capaci di costruire ambiti sociali quali la famiglia, i gruppi amicali, associativi e di clan che aiutano le stimolazioni del nostro cervello ad essere sempre vigili, con le sinapsi che si rigenerano associando ciò che impariamo alla parte emotivo-sentimentale che si crea attraverso la relazione con gli altri; le ricerche addirittura paragonano la solitudine, per gli anziani, ad un fattore di rischio pari al fumo. Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|
| |
I canti d’amore di Wood Place d di Honorée Fanonne Jeffers edito Guanda
| |
Una saga familiare, una storia che si sviluppa negli Stati Uniti di oggi e di ieri, una storia di gente “nera”, “coloured”, “black”, “nigger”. Due grosse novità in questo primo romanzo di Honorèe Fannonne Jeffers: una storia di antenati che hanno mescolato la loro schiavitù con lo sterminio dei nativi americani e una storia tutta al femminile. I romanzi che narrano di saghe familiari hanno di rado proposto figure di protagonisti di origine africana e se è successo, si trattava di personaggi di sfondo, mentre questa volta la storia è quella di una giovane donna nera che cresce oggi in una città del Nord degli Stati Uniti. Il racconto della sua “educazione sentimentale”, come la definisce l’editore, riducendo di molto l’ampiezza del racconto, si completa attraverso i flash back sulla sua famiglia di “neri”, da quando il primo fu fatto sbarcare da una nave schiavista in una terra di Cherokee, ormai in estinzione. Sono le donne le vere protagoniste della saga familiare: quelle che partorirono i primi “mulatti”, quelle che da bimbe furono lo svago sessuale dei loro padroni, quelle che, superati i tanti ostacoli rappresentati dalla loro condizione di donne e di donne nere, oggi sono “integrate” nella società americana, ma con una consapevolezza diversa da quella delle loro coetanee bianche, che unisce in modo inscindibile la lotta contro la discriminazione di genere a quella contro la discriminazione razziale. Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|
| |
Sono ancora qui a parlare di immagine
| |
Che lo si voglia o no ogni immagine parla e racconta qualcosa. Una casa, un albero, un tappeto.… tutto ciò che vediamo ha un aspetto oggettivo: se mi limito a quel che vedo, tutti vedono la stessa cosa. Se è un albero nessuno potrà dire che è altro! Poi c’è l’aspetto soggettivo; se lo guardiamo con attenzione un albero ci racconta sempre qualcosa, la sua età, la cura che riceve, la stagione in cui siamo e stimola sensazioni. Gli siamo grati per l’ombra che ci regala quando fa troppo caldo, per i fiori prima e i frutti poi che ci offre e ci riporta all’infanzia quando la brina o la neve lo imbiancano…Questo certo non succede a tutti, ma mi dispiace per quel che perde chi vede solo un albero! Ogni giorno ognuno di noi davanti all’armadio sceglie cosa indossare sulla base di quel che lo aspetta nella giornata che sta per cominciare e lì costruisce l’immagine di sé che offrirà al mondo! Una riflessione: un uomo con un completo grigio e la camicia azzurra manda un messaggio completamente diverso da quel che comunica di sé con un jeans scolorito e una t-shirt. Sono due look di pari dignità, ma ognuno dei due manda un messaggio diverso dall’altro! Oggi vorrei suggerire qualche escamotage per apparire al meglio! Si chiamano “Illusioni Ottiche” e a volte nel nostro look sono utili per valorizzare i pregi e minimizzare i difetti. Io le chiamo “magie”! di MGM Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
|
|
|
|
|
| |
La cicala parlante n. 14 di Renata Prevost
|
|
|
|
| |
PROFUMO DI DESIGN
| |
Dicono che se hai un ricordo nascosto la musica te lo tira fuori. Ma anche un sapore: persino i sassi oggi sanno, senza aver letto Proust, che la “Madeleine” è un ricordo d’infanzia, lo stesso lo fanno gli odori, i profumi, pur senza l’olfatto del leprotto un profumo di qualcosa ci può riportare a qualcosa d’altro, a ricordi, emozioni, fatti antichi. Quello che pochi fino ad oggi sapevano è che esistono profumi in ambito architettonico. Lo studio di questo fenomeno si basa sul fatto che durante la nostra giornata attraversiamo aromi diversi a seconda che siano al bar per la colazione o un panino di fretta, o in metro o in una libreria o in un cinema. Funziona anche al contrario, in un cinema oggi, per esempio, non c’e odore, eppure ricordiamo quando c’era quello di fumo e dei popcorn. Perché non prolungarli in casa? Perché non allungare le vacanze? Ogni differente fragranza produce stimoli diversi sul nostro cervello, addirittura nella pressione arteriosa o nella tensione muscolare, nella frequenza cardiaca e nella temperatura corporea ecc. Saremo curati in ospedali con muri che profumano di lamponi? In una casa ottocentesca, le carte da parati, i legni, gli arazzi, i quadri, i tessuti e i tappeti davano stimoli diversi rispetto a quelli moderni che aderiscono invece a principi che cercano la quasi totale assenza di profumi. Allora però il problema principale era avere violette vicino per coprire le puzze. Adesso una sorta di educazione dell’odore che allontani quelli ostili ha messo porte per chiudere gli ambienti. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
|
|
|
|
|
| |
Segnaliamo "Il sogno della vita? Vorrei poter vivere nel film.." Intervista di Patrizia Soffientini al critico Carlo Confalonieri
| |
Mettiamo subito le cose in chiaro. Il cinefilo per eccellenza Carlo Confalonieri vive a Piacenza ed è calato, come tutti noi, nella realtà del quotidiano, ma lui vive anche altrove, nell’infinita scia di immagini di cui si nutre ogni giorno e che la sua stessa casa gli restituisce, arredata con cinquecento manifesti cinematografici di tutti i tempi. E se proprio fosse messo di fronte all’aut-aut di scegliere dove abitare, ecco cosa gli viene di rispondere: «Vorrei vivere in un film di Ingmar Bergman e il meglio sarebbe “Sussurri e grida”, il film che ho più amato in assoluto». Come dire, dolore e speranza alla massima concentrazione emotiva possibile. Il regista di Uppsala, nonché sceneggiatore, drammaturgo, scrittore, ispira anche tanta parte dei testi autoriali che Confalonieri mette in scena a casa propria, che scrive a volte in collaborazione con altri autori come Angelo Antoniozzi e il poeta Stefano Gentile, e li rappresenta in una stanza-teatro ribattezzata “La Pirate”, per gruppi di amici sempre più numerosi, sempre più felici di partecipare a un rito - da attori o da spettatori - che sta diventando un piccolo, combattivo fenomeno culturale piacentino. Comunque aperto a chi ha la fortuna di scovarlo. Riprende il filo, Carlo, per inciso classe ‘57, mentre si chiacchiera di destino. «Avevo 16 anni quando ho visto “Sussurri e grida” per la prima volta - ripesca dalla sua memoria allenatissima - e poi ancora per un mese a fila, ci ho portato tutta la classe del liceo, qualcuno dei compagni mi ha odiato, adesso mi ringrazia». Passionaccia, di quelle misteriose e dominanti che ti abitano.. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
|
|
|
|
|