Dal nostro gruppo di lettura: L’idiota di Fedor Dostoevskij
Ottobre 1, 2026
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Finalmente nuovamente insieme

C’erano una volta gli anni 50.

A 40 anni erano tutti considerati vecchi, cadevano i denti, s’ accecavano gli occhi, comparivano i bastoni, portare gli occhiali sembrava un difetto, smettevi di lavorare per spostarti su una panchina, ma non per molto.

Negli anni 70 cominciavano le diete, gli sport, i viaggi, le letture per uomini e donne; anche le donne cominciavano ad accedere a lavori prima riservati ai soli uomini e iniziava la chirurgia estetica, oltre che numerose scoperte scientifiche per guarire tantissimi impacci.

Si invecchiava di più e meglio.

Ma la generazione dei ‘for ever young’ che aveva portato i giovani in prima linea aveva invecchiato mentalmente tutti quelli sopra i 40 anni.

E si tornava al giro di boa se pur in un altro ambito.

Nel frattempo tutto avanzava paurosamente lungo qualunque linea e i ‘for ever young non intendevano mollare un centimetro del loro suolo conquistato.

E poi perché mai? Erano ancora validi combattenti.

Di colpo però piombava nelle loro vite il digitale e ecco un altro giro di boa, qualcuno si è adattato, qualche altro no.

Resta il fatto che non si invecchia più come prima, ma a ogni età si ha bisogno di affetto, condivisione e di sentirsi utili.

Prima degli anni 50  le famiglie vivevano insieme, se un padre o una madre, un nonno o nonna restavano vedovi venivano inglobati nelle famiglie, i piccoli  che  allora  andavano in pochi  all’asilo, si abituavano a una carezza in più, uno scappellotto in più, un vizio e una sgridata in più e  anche a un pensiero  diverso, a modi di camminare differenti, a capacità  simili ma non uguali, a toni di voce modulati e di corsa, si parlava di tutto e ogni atto, ogni parola, ogni grida di rabbia o felicità entrava nel bagaglio  di crescita con ampie vedute sul mondo degli esseri umani.

Ho conosciuto negli anni 70 una famiglia che non aveva più nessuno dei quattro nonni e i genitori avevano affittato alla ‘Baggina’ (luogo milanese per anziani meno abbienti) un vecchio signore senza parenti perché ogni settimana andasse una sera a cenare con loro facendo il nonno, raccontando le sue storie perché ritenevano indispensabile la visione di un parente del tempo di prima.

Chapeau a questa famiglia.

Una volta da ragazza andavo a cavallo, quando ancora non mi ci ero rotta la schiena cadendo, andavo in un maneggio vicino a Merate che allora a differenza di altri aveva soci di tutte le età e la domenica radunavano quelli che ne avevano voglia attorno a un picnic nel parco; c’erano bambini che correvano, adulti che chiacchieravano e vecchi che ancora montavano per passeggiate più tranquille. Lo trovavo bellissimo.

Siamo riusciti a allungare le nostre vite con cibo curato alla faccia dei cibi processati, medicine agguerrite, interventi magici, sport e psicanalisi: molto bene, ma le nuove generazioni tendono a emarginare i ‘for ever Young ‘diventati vecchi che continuano a sentirsi giovani. Sono giovani.

Sembra un ossimoro, un’incapacità a tenere in piedi tutto, si migliora sul fronte fisico e si peggiora su quello intellettuale.

Eppure hanno a disposizione un’intera e numerosa generazione che ha modificato tutti i passaggi della vita ma questo ultimo pezzo sembrerebbe non vogliano apprenderlo.

Qualcuno nel mondo finalmente lo sta facendo.

Ha iniziato anni fa il Giappone, paese sempre attento alle età grandi, a mettere vicine le case di riposo con gli asili per coinvolgere due generazioni lontane, questa idea si è poi diffusa in alcune città degli Stati Uniti come Seattle, per esempio, poi in Francia vicino a Parigi e in Norvegia e Finlandia facendo felici bambini e nonni i quali peraltro in Italia lavorano benissimo tutti i giorni occupandosi massicciamente dei nipoti.

In Italia solo la Unicoop di Piacenza ha seguito questo esempio.

Ma per chi non ha nipoti o nipoti ormai dodicenni e quindi indipendenti, e vive tranquillamente la propria vita a casa oggi c’è una novità ancora più interessante.

Si chiama ‘Learning Edge’ ed è una certificazione nata negli Stati Uniti con referenti in altri paesi anche in Italia, viene rilasciata alle aziende che non discriminano per età ma riescono a mischiare i talenti; in alcune aziende oggi convivono i Boomers, i Millenials, la Generazione Z e gli Alpha, e devono interagire fra di loro.

E i nipoti li ritrovi in azienda.

L’ageismo colpisce vecchi e giovanissimi, resta una porta piccola per adulti che stressati corrono per fare il loro meglio entro certi anni; la nuova soluzione allarga questa porta, accoglie vecchi in pensione e donne che magari hanno lasciato presto il lavoro per occuparsi dei figli o genitori ammalati, col nuovo metodo si aiutano i talenti a espandersi a insegnarsi a vicenda a imparare.

Ogni giorno notizie e stimoli e usi nuovi.

Questo intelligente metodo conta nel mondo diverse centinaia di aziende che si stanno

modificando in questo senso, in Italia per ora sono solo quattro o cinque come le Poste italiane

con 120mila dipendenti   di cui un terzo over 50 e poi Ariston Group, Pirelli, Iveco Group e altri si

stanno avvicinando all’idea.

Un bel salto da quando davamo ai nostri genitori quarantenni (perché allora i figli si facevano a 20 anni) dei ‘matusa’ o ‘passe pas l’hiver’.

Il mondo va a rotoli ma ogni tanto si riassesta da qualche parte, questa del lavoro in azienda era un punto focale per milioni di persone nel mondo e si dipanerà a vista d’occhio.

I nonni una volta raccontavano di tempi andati attorno al camino, quelli di oggi potranno, se lo vorranno, continuare al progresso del mondo in prima persona senza essere demonizzati.

Tranquilli, per chi preferisce fare subito i conti INPS e non proseguire con le carriere, tutto questo non è obbligatorio, è una nuova opportunità.

Per i pigri, gli stanchi e depressi, per chi non ha amato il proprio lavoro o per chi sta bene anche guadagnando meno o per chi non è riuscito a mettere via un gruzzolo che gli consenta campi da golf, spiagge selvagge o viaggi avventurosi tra i pinguini, ricordate che diventa un lavoro anche quello a una certa, restano i piccioni, le panchine no, le hanno tolte o chiodate quasi tutte per via dei migranti e dei barboni che ci dormivano sopra, i piccioni no, quelli non li tolgono a nessuno.

Con tre euro di chicchi dal panettiere ve li fate subito amici.

Naturalmente non dimentichiamo il grande classico che dagli anni 50 a oggi non è mai cambiato: l’umarell. Oggi lo si può fare anche  in chat.

di Renata Prevost

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