Vedi sul Browser | annulla l'iscrizione | aggiorna profilo
‌

‌
‌

  In questo numero affrontiamo il tema: 
 DIRITTI  NEGATI   

‌
‌

Il burqa si vende online!!! Non è una fake news  

donna con burqa ‌

A cifre modiche che vanno dai 30 ai 60 euro potete rifornirvi di un bel burqa. Potete averlo blu, nero, beige e non sappiamo se il colore dipenda dal livello di restrizioni, dalla nazionalità o da altre crudeli amenità che accompagnano questo simbolo di violenza e arretratezza. Naturalmente i venditori sono i soliti top del commercio on line che ovviamente non si pongono alcun tipo di problema…. Pecunia non olet  e d’altronde chi sono loro per impedire a un talebano qualunque di fare un regalino alla sua consorte, alla sua figliolina o alla sorella tanto amate? Lo abbiamo scoperto per caso, cercando conferma della notizia che dice che il BURQA è tornato ad essere obbligatorio per le donne in Afghanistan. La notizia è vera purtroppo, pochi ne hanno parlato, nessuno ha speso due parole di condanna se non le “solite note” e il commercio fiorisce intorno a questo strumento di violenza. Non diciamo altro, ma una volta esisteva lo strumento del boicottaggio per punire i produttori indegni e quindi fate voi………… invece per la battaglia più seria che è quella di stare accanto alle donne afgane perché non ci si dimentichi in che tremendo tunnel sono state ricacciate dall’integralismo religioso, continuiamo a indignarci ed a fare tutto quanto è in nostro potere perché le cose cambiano.   Anche sul nostro sito

‌
‌

...e io ti rispondo

burqa2 ‌

Sono tra le donne che si indignano e vorrebbero trovare un modo più visibile per protestare e non limitarmi ad esprimere la mia indignazione a uno stretto numero di amiche e amici.
Mi piacerebbe essere più vicina a quelle donne afghane che gridano “Non torneremo al burqa, vogliamo il cielo blu”. Vedere il cielo blu e non il cielo attraverso la grata che diventa nero! Ma non so come farlo.
Giuliano Battiston (Il Manifesto, 10 maggio 2022) ha fatto un bel reportage dall’Afghanistan dopo l’editto talebano che reimpone il burqa alle donne, e ci racconta di donne nate nel 2000 e d’intorno, che non si vogliono piegare. Sono donne istruite che vivono nelle città principali dell’Afghanistan. Nelle zone rurali l’editto ha già prodotto un cambiamento visibile.
Battiston racconta che queste donne hanno coscienza che i Talebani fanno sul serio (hanno assunto migliaia di funzionari al ministero per la Protezione della virtù  e la prevenzione del vizio), ma loro non si rassegnano e stanno studiando delle strategie da mettere in atto scrutando le mosse talebane. Sono convinte che l’Islam a cui si richiama l’editto è una interpretazione di comodo per “costruire un mondo nero”, che loro invece vogliono vedere in blu.
Ma l’accanimento contro le donne può essere un calcolo politico cinico per alzare la posta con Bruxelles e Washington o per giochi politici interni; passare sul corpo delle donne per ragioni politiche è la convinzione anche di giovani amici di queste donne che amaramente commentano; “Ci restano tre opzioni: andarcene (…), mobilitarci o unirci alla resistenza”.
Su questi temi occorre far sentire la nostra voce con forza, mobilitare una opinione pubblica che comincia ad essere ottusa di fronte a questi fatti. L’opinione pubblica occidentale da una parte da per scontata l’indignazione rispetto a questi fatti, ma non dà nessun seguito ad essa. C’è una componente di cinismo in tutto questo che immagina che questi fenomeni resteranno isolati in determinati contesti, senza avvertire che la libertà non è fatta di pezzetti da distribuire agli uni e negare alle altre. Anche sul nostro sito

‌
‌

la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 12
di Renata Prevost

‌
‌

  Compro Viale dei Giardini   

Quando Elisabeth Magie all’inizio del xx secolo ideò il gioco ‘Monopoli,’ modificato leggermente poi nel 35 da Parker Darrow, gioco pubblicato nel 36 in Italia col nome originale, nato da un concetto economico, cioè il dominio del mercato da parte di un venditore unico che concesse  licenza a più di  103 paesi, non lo sapeva.759 milioni di persone ci hanno giocato ai tempi, anche noi.
I nostri genitori ci facevano sedere, a casa dei nonni la domenica, intorno al tavolo, ci davano delle ‘fiches’ che non sarebbero mai diventate denaro, se fosse andato bene sarebbero stati caramelle che poi potevamo mangiare e si tiravano i dadi, ricordo che la più gettonata era ‘viale dei Giardini.’
Si urlava, si rideva, ci si arrabbiava.
Sul tavolo c’era un drappo di velluto rosso scuro.
 Avrebbe dovuto divertire ma anche insegnare a gestire bene il denaro.
Che io avessi le mani bucate si era capito fin da allora, ma mi divertivo, anche se ‘Risico’ mi era più congeniale, perché potevo mettere in atto doti da 007, persino quelle note fin da allora.
Oggi nel 2022 se cerchi una casa da acquistare, trovi tra le proposte di un’immobiliare   ‘Uttopion ‘il primo’ metaverso’ dove puoi comperare terreni e abitazioni, tutto virtuale.
Le case vanno dai 2mila ai 20 mila euro con giardino quanto ne vuoi e tante altre possibilità infinite.
No, non lo sapeva no che il gioco sarebbe diventato realtà, con soldi veri in un mondo virtuale abitato da umani in un mondo reale.
Puoi comprare e aprire un ufficio, fare business, creare eventi, organizzare incontri, sfilate, merende.  Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui   

‌
‌

  Il diritto di essere fragili 

diritto-fragili-4 ‌

Un progetto ed una opportunità per costruire "Una Comunità amica della demenza"

Nel mese di gennaio 2022 si è concluso il progetto “IL DIRITTO DI ESSERE FRAGILI: NUOVE ATTENZIONI ALLA DEMENZA” sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Banca Intesa Sanpaolo e realizzato a Brescia dalle RSA Fondazione Casa di Industria Onlus e Fondazione Brescia Solidale Onlus con il supporto scientifico dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia.

Ho avuto l’opportunità di partecipare al coordinamento e al monitoraggio del progetto che si è realizzato durante il lungo periodo di emergenza sanitaria per la pandemia Covid-19, in quel “tempo sospeso” di grande sofferenza, complessità e disorientamento per le persone in particolare anziane e fragili, e per le loro famiglie, le organizzazioni sanitarie-socio-assistenziali ed economiche. Ne vorrei parlare con voi convinta, come sono, che azioni concrete di miglioramento del benessere delle persone fragili siano possibili (forse ancor più necessarie) anche in condizioni di crisi.  Il progetto è stato per me un’occasione di crescita che mi ha fatto avvicinare con uno sguardo ampio e maggiori strumenti conoscitivi al tema della relazione e cura delle persone affette da Alzheimer.
Ho appreso con il progetto che il tema delle demenze rappresenta oggi una delle maggiori sfide per i sistemi sanitari; nel prossimo ventennio i casi nella popolazione sono destinati a raddoppiare fino a raggiungere nel nostro Paese (come informano le ultime stime delle ricerche nazionali e internazionali) circa i 2,5 milioni di persone nel 2040. Ad oggi secondo l’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Italia che è ancora il Paese più longevo d’Europa (il 22% della popolazione è over 60 anni) vedrà un progressivo e inevitabile aumento delle patologie età-correlate, tra cui le demenze. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
Clara Bassanini 


‌
‌

L'anziano con deficit cognitivo. Curare le
relazioni familiari per curare il paziente 

dep-1-002 ‌

A fronte delle recenti importanti scoperte delle neuroscienze sul funzionamento del cervello, ci si è poco interrogati su come soggettivamente si sente una persona anziana affetta da demenza e come funziona il suo apparato psichico. Eppure, il danno a livello cerebrale comporta alterazioni significative del senso di identità e porta pian piano i familiari e le persone care a sentire che non è più la stessa persona, perché è colpito il cuore della personalità. Per questo la paura, il disorientamento, la confusione investono anche i familiari con conseguenze cariche di sofferenza; si rompono importanti equilibri personali che incidono sulla stabilità dei rapporti familiari perché “la malattia attacca e fà vacillare il sentimento di riconoscimento reciproco” (1).
Numerose ricerche in campo psicosociale evidenziano che l’assistenza ai pazienti, sia da parte degli operatori, sia dei familiari, può provocare gravi disturbi fisici e mentali. Le ricerche mostrano che chi convive con il malato è il più riluttante a chiedere aiuto, ed  è anche colui che ha più probabilità di essere depresso di quello che non convive con il paziente, tanto che i familiari conviventi sono stati definiti “le vittime nascoste della demenza” (2).
Tra l’altro chi presta assistenza al malato è di solito il coniuge (ugualmente anziano) o un  figlio, più spesso una figlia, a loro volta in un’età particolare, quella involutiva del climaterio che molti studi evidenziano come la più a rischio per la  depressione; a sua volta ritenuta da più parti un fattore di rischio della demenza (3). Queste osservazioni confermano che è necessario sviluppare strategie preventive a salvaguardia dei familiari e quindi a beneficio delle persone malate da loro assistite. Ma c'é un secondo motivo.......Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
Rosa Della Bona 


‌
‌

 Body Positive e Moda   di Carla Massara

body-positive2 ‌

Il Body Positive è un movimento nato tra il 2010 e il 2011, in contrapposizione alla sfrenata ricerca della perfezione del corpo scoppiata prepotentemente nel nuovo millennio.
Abbiamo sentito tutti sulla nostra pelle l’eccessiva rincorsa alla magrezza distruttiva, esagerata, lo sfinirsi in palestra per non avere neanche un’ombra di cellulite, il sentirsi emarginati se non si è giovani, belli e in perfetta forma.
Il Body Shaming, ovvero la critica feroce sull’aspetto fisico, ma anche la critica sottile, sotterranea, fatta di allusioni e battute, ha fatto, in contrapposizione, sfociare il Body Positive.
Ovvero la consapevolezza di potere essere come vogliamo, come ci sentiamo meglio.  L’accettazione di noi stesse, con i nostri difetti, piccoli e grandi che siano. L’autenticità come valore assoluto.  Il sentirsi bene dentro il corpo che abbiamo.
Per me, il mio Body Positive è nato molti anni fa, ma ancora non lo sapevo.
Ho iniziato il mio lavoro cercando di fare in modo che accettassimo tutti i nostri difetti, trasformandoli in particolarità e in modo da essere accettati.
Ho cercato l’equilibrio nel vestire, facendo pendere l’ago della bilancia verso la parte migliore del nostro corpo, valorizzandola.
Il mio messaggio di Body Positive è stato quello di non discriminare nessun corpo.
Soprattutto non mi sono mai soffermata sull’età delle persone  Non è stato facile perché la discriminazione generazionale è potente e atavica, ma la mia totale e consapevole aderenza al Body Positive ha sfondato quella porta e mi ha dato la possibilità di curare l’immagine di donne di qualsiasi età in una unica, armonica lezione di stile.  Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

‌
‌

  Letture e visioni - da leggere

Barbizon Hotel: Storia di un Hotel per sole

donne   
di Paulina Bren

barbizon-hotel ‌

Non si tratta di un romanzo, ma di una ricostruzione storica delle vicende che hanno attraversato il Barbizon Hotel di New York (ancora esistente anche se trasformato in un condominio di lusso) a partire dalla sua nascita nel 1927. Un albergo per sole donne perché a noi allora era proibito prendere una stanza in un hotel dopo le 18.00, e poi perché solo con la garanzia di andare a vivere in una struttura dove i maschi non avevano accesso, le ragazze di allora potevano lasciare la famiglia e cercarsi un lavoro nella grande città ed infine perché era al Barbizon che le prime testate giornalistiche femminili in USA, come “Mademoiselle”, facevano alloggiare le loro giovani praticanti per essere certi che si dedicassero ad apprendere il lavoro senza distrazioni. Il Barbizon costava poco ed era molto dignitoso, ma con regolamenti molto severi e quindi accessibile a ragazze con obiettivi e provenienze molto diverse: accedere alla famosa Scuola Gibbs che sfornava le migliori dattilografe e segretarie, studiare all’università, frequentare l’accademia per diventare attrici, riuscire ad entrare all’Agenzia Powers per diventare modelle nelle prime riviste femminili, trovare un marito newyorkese che le allontanasse per sempre dalla soffocante provincia americana. Il Barbizon Hotel viene preso a testimonianza di.......Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

‌
‌

Letture e visioni - da vedere

  Downton Abbey: A new hera
di Simon Curtis

downton-2 ‌

Si può fare del DOWNTON ABBEY un po’ ingessato di Julian Fellowes un film bellissimo? Si, se dietro la macchina da presa arriva un regista sensibile, struggente, immaginifico come Simon Curtis, inglese anomalo per senso di trasfigurazione dei personaggi e degli attori che li interpretano. Come dimenticare lo splendido MARYLIN con Michelle Williams, incantevole Monroe.
Stesso tocco Curtis lo porta in DOWNTON ABBEY: A NEW HERA, come se narrasse una leggenda o una fiaba rendendola viva, rendendola vera con le gioie e le tristezze ugualmente diffuse.
È' una questione di equilibri che alcuni registi possiedono, il non andare oltre in apparenza; eppure, entrare dentro fino in fondo. Questo cambia gli sguardi, i silenzi e le battute a doppio senso di DOWNTON rendendolo meno museo, più astratto più pregnante. L’occhio di Curtis si alza infatti molto spesso verso il cielo in panoramiche grandiose, ma poi ritorna a terra e lì ha qualcosa del sublime James Ivory. Con un omaggio all'Allen dell'indimenticabile LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO coi giochi del doppiaggio. Il film è molto bello, appassiona, non è televisivo, non cede mai. E conferma Curtis direttore d'attori delicato e potentissimo. Dirigendo nello sterminato cast un trio di primedonne - il monumento Maggie Smith, l’incantevole Nathlie Baye di Truffaut e Dolan, Elizabeth McGovern magnifica (nella vita moglie di Curtis) di bellezza assoluta radiosa e un po' sfiorita - come tre Dee scese in terra. 
Recensione di Carlo Confalonieri
Anche sul nostro sito clicca qui
Per vedere il trailer clicca qui

‌
‌

‌
‌

‌
‌
vignetta-disturbo-mentale
‌

Visitate il nostro sito http://www.donnein.net/ 
Seguiteci su fb associazione donne in
Su twitter Donnein.net 
associazionedonnein@gmail.com

‌
‌
Hai ricevuto questa email perché sei iscritta a Donne IN come . Se non desideri più ricevere queste email, cancellati cliccando annulla l'iscrizione.

© 2026 Donne IN, tutti i diritti riservati.
Condividi questo su FacebookCondividi questo su Twitter
‌