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In questo numero - Guardare la guerra con gli occhi di noi donne... ..e la vita quotidiana, problemi, interessi, leggerezze
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Lettere alla redazione - a proposito di guerra
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Carissime, vi scrivo per parlarvi di un mio sconcerto. La guerra in Ucraina mi inquieta in modo profondo, in modo diverso dalle altre guerre. È una ferita simile a quella che provo quando penso alle donne Afghane e ai racconti della loro sofferenza, della loro disperazione per la perdita della speranza di vivere libere. Quello Ucraino mi appare come un esodo biblico – la marea di donne e bambini che si muovono per sfuggire alla morte è una dimensione difficile da immaginare finora. Non aveva trovato posto nella mia mente. Sono nata durante la Seconda guerra mondiale, non ricordo nulla della guerra ma ricordo il dopoguerra (eccome me lo ricordo!). Il mio sconcerto riguarda anche la divisione che rintraccio nelle parole e nei racconti della guerra: gli uomini restano in Ucraina a combattere e le donne vanno via con i bambini per salvarli. E soprattutto mi addolorano i racconti che la TV, i mass media ci trasmettono dandoci l’immagine che la guerra la fanno coloro che imbracciano le armi (prevalentemente di sesso maschile) mentre alle donne è assegnato il compito di salvatrici della prole e di coloro che soffrono. Sono contro la guerra e non chiedo, certo, che le donne imbraccino i fucili; tuttavia, mi ribello alle consumate narrazioni fatte nella sterile divisione dei ruoli, senza che sia data una immagine completa degli attori nel campo della guerra, delle azioni che sembrano avere poco a che fare con: combattere la guerra, che sono, invece, un’arma micidiale. Mi riferisco agli stupri, alle violenze, alle deportazioni di massa di donne, vecchi e bambini dalle proprie terre verso luoghi ignoti, ai milioni di persone che mettono la propria vita dentro una valigia e lasciano tutto. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Myriam Bergamaschi
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Dacia Maraini scrive: Che cosa rivelano gli stupri di guerra
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La guerra è profondamente reazionaria e regressiva: detesta le libertà e la rivendicazione dei diritti. Probabilmente è per questo che piace tanto ai tiranni. Chi ancora pensa e scrive che lo stupro è un atto che viene acceso da un impeto sessuale, anzi da un desiderio improvviso e focoso nei riguardi del corpo femminile, sbaglia di grosso. Lo stupro, soprattutto quello di gruppo, sconosciuto fra gli animali, è un’arma intimidatoria tutta umana, e ha un valore simbolico grave e devastante. Nell’atto dello stupro il pene diventa la spada che taglia, ferisce e penetra nel luogo sacro della nascita, appropriandosi allegoricamente della grande forza della procreazione. L’uomo che stupra è come se dicesse, nel linguaggio potente dei vincitori, «Io qui ora sono il padrone invado il tuo corpo nemico e lo riempio del mio seme e se avrai un futuro, questo porterà i segni del mio dominio e della mia proprietà». Come immaginare una offesa più profonda di quella di un nemico che introduce la sua identità nel progetto procreativo del vinto? Come difendersi da un attacco così insinuante alla specificità profonda di un popolo? Credo che si capisca come, al posto del desiderio sessuale che, nella sua normalità si basa su condivisione e reciprocità, subentrino primitivi istinti di dominio, appropriazione violenta, e controllo del territorio. Istinti che si accompagnano sempre a brutalità, aggressività, odio. Tutti impulsi che la guerra suscita e coltiva. dal Corriere della Sera 29 marzo 2022 Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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Ma saranno le relazioni amorose ad abbattere il patriarcato?
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Maschilismo, privilegi, violenza, disuguaglianze e discriminazione: il patriarcato si esprime anche in questo modo. Il patriarcato esiste da quando la società umana si è strutturata intorno alla leadership maschile ed all’idea che l’uomo sia per natura “più forte”, più adatto al comando, alla gestione, a dare forma al mondo e alla cosa pubblica, mentre la donna si realizzerebbe (sempre “per natura”) nella domesticità, nella cura, in una forma di potere esercitato unicamente a livello di manipolazione. Il Patriarcato è nemico della democrazia e viceversa, perché i suoi i codici gerarchici non possono convivere con la libertà, espressa in ognuna delle sue tante forme. Le donne hanno messo sotto assedio il patriarcato, lanciando sfide in ogni ambito, ma soprattutto cercando di tracciare la strada perché la società molli finalmente le sue antiche strutture: l’intelligenza emotiva come canale di accesso all’esperienza è uno dei nuovi strumenti messi in campo. L’urgenza di adeguare gli strumenti di lotta contro il patriarcato al nuovo ruolo che hanno le donne nella società, discende da una considerazione che a prima vista sembra esulare dal nucleo dello stereotipo patriarcale, ma che invece rappresenta il vero campo di battaglia dove smantellare, donne e uomini, i codici patriarcali anche interiorizzati: coppie che scoppiano, percentuale di separazioni in aumento, quote vertiginose di single tra le giovani donne e i giovani uomini e non dimentichiamo i divorzi anche silver, portano l’analisi del fenomeno a mettere in primo piano i guasti del patriarcato nel contribuire ai fallimenti delle relazioni amorose. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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"La vendetta dei patriarchi"
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Carol Gilligan ha scritto insieme a Naomi Snider un libro dal titolo eloquente “Perché il patriarcato persiste?”, di recente due studiose americane - Erica Chenoweth e Zoe Marks - hanno pubblicato sulla rivista Foreign Affairs (marzo/aprile 2022) un saggio dal titolo “La vendetta dei patriarchi. Perché gli autocrati temono le donne”. Gilligan, nota in Italia fin dagli anni Ottanta del secolo scorso per il suo libro “Con voce di donna” e per le sue teorie femministe, spiega che il patriarcato continua a perdurare, nonostante i guadagni di libertà delle donne, perché è nell’inconscio che continua a persistere; coscientemente viene condannato ma l’inconscio continua a dargli voce e spazio. Il saggio delle due studiose di Harvard, Chenoweth e Marks, chiama in ballo il Pantheon degli uomini politici, dei leaders autoritari nella loro corsa a limitare i diritti delle donne, lanciando simultaneamente l’assalto ai diritti delle donne e l’assalto alla democrazia. “L’assalto ai diritti delle donne ha coinciso con un ampio assalto alla democrazia”. La minaccia reale è di portare indietro di decenni il progresso su entrambi i fronti. “Non è una coincidenza che l’equità delle donne sia respinta nello stesso momento in cui l’autoritarismo sta crescendo. Gli studiosi e scienziati politici hanno notato da tempo che diritti civili delle donne e democrazia vanno a braccetto, ma sono più cauti nel riconoscere che i primi sono la precondizione per i secondi”. Chi sono questi autocrati e dove stanno operando? Ecco cosa scrivono le due studiose. ” E mentre il ventesimo secolo ha visto miglioramenti nell’equità verso le donne in molte parti del pianeta, il ventunesimo secolo sta dimostrando che la misoginia e l’autoritarismo non sono solo comuni comorbidità, ma un mutuo rafforzamento pericoloso". Estratto da Foreign Affairs, Marzo-Aprile 2022 by Erica Chenoweth e Zoe Marks Per continuare la lettura sul nostro sito, clicca qui
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Il biasimo delle donne
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La satira sul genere femminile affonda le sue radici fin dal sesto secolo a.C. con il componimento satirico Il biasimo delle donne, conosciuto anche come Giambo sulle donne, scritto in greco antico da Semonide di Amorgo. Il componimento si basa sull'idea che Zeus abbia creato l'uomo e la donna in modo differente, e più specificatamente, che abbia plasmato dieci tipi diversi di donne basandosi su differenti specie di animali. Nel frammento vengono descritti dieci tipi diversi di figura di donna, tra i quali nove sono additati come nocivi: la donna sporca deriva dal maiale, la donna astuta viene dalla volpe, la donna incessantemente curiosa e che ha bisogno di molte attenzioni ha origine dal cane, la donna pigra e apatica deriva dalla terra, la donna capricciosa e con sbalzi di umore dall'acqua del mare, la donna testarda ha la sua origine nel mulo, quella inaffidabile e incontrollabile dalla donnola, la donna fiera oltre misura deriva dalla cavalla, e il genere peggiore e più brutto ha origine dalla scimmia.Solo la " donna ape" è descritta come virtuosa. La satira contro le donne è un vero e proprio genere letterario che ha trovato, secoli dopo, nel poeta latino Decimo Giunio Giovenale uno degli esempi più illustri e, per certi aspetti, un modello tuttora insuperato. Nella satira “Contro le donne” di Giovenale, la cui composizione dovrebbe collocarsi fra il 105 e il 110 d.C., prende a bersaglio nobili e plebee (ma soprattutto le prime), dotte e incolte (sempre le prime), giovani e meno giovani, con una virulenza e un sottile sadismo che ne ha fatto un unicum nel suo genere, in cui si concentrano tutti gli umori antifemministi possibili e immaginabili. Marina Cattaneo - Fondazione Kuliscioff Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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donne In postura.... con disinvoltura ginnastica: istruzioni per l'uso
SPALLA FRITTA
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Carissime, con l’augurio che stiate tutte bene, prosegue la rubrica dedicata alle ricette della salute. Con i precedenti esercizi abbiamo messo le basi per dare sollievo alla cervicale, migliorare l’azione dei muscoli che sostengono il dorso e allineano le scapole. La proposta di oggi vi aiuterà a servire in tavola delle ottime spalle fritte.
Ingredienti 2 spalle Pangrattato Balsamo di tigre q.b. Preparazione. Per preparare le spalle fritte prendete un panno, inumiditelo ed eliminate tutta l’artrosi che si è accumulata negli anni. Con un coltellino grattate via le calcificazioni e le infiammazioni residue, poi tagliate la vostra scapola a striscioline della stessa misura. In una ciotola preparate la pastella con acqua farina e sale. Prendete le striscioline di spalla, immergetele nella pastella, scolatele e prima di buttarle nell’olio passatele nel pangrattato. Servire caldo con insalatina di nervetti e balsamo di tigre. A chi si rivolge l’esercizio: L’esercizio è per tutte, tranne per chi ha magagne importanti alle spalle, Chiedere prima al proprio medico! Esercizio 03: Sedute in punta alla sedia, mani dietro la schiena con le dita incrociate. Stringere le scapole e stendere i gomiti. Mantenere la posizione per la durata di due bei respiri pieni, poi sciogliere le braccia. Ripetere 5 volte. Ogni volta costruite la posizione passo, passo e lentamente. Non è fitness, ma educazione posturale, che richiede presenza mentale. Facciamo esercizio col cervello! Benefici: Tonificazione dei muscoli dorsali e delle scapole. Sollievo ai dolori di spalla e cervicale. Anche sul nostro sito dr. Scilla Menegazzi Chinesiologa scillamenegazzi@gmail.com www.salute-posturale.it
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Ritratti di paure e di perdite
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Prendiamo a prestito le parole di un titolo: “Ritratti di paura e perdite”, per tracciare alcune linee generali riguardanti una iniziativa (in call) di Donne in su: depressione e solitudine. Paura e perdita, sono anche i vissuti di molte donne che stanno attraversando da due e più anni la pandemia. Più in generale, sono i vissuti che riguardano molte persone e specie le persone nella fascia di età più avanzata, quella a cui Donne in si rivolge, ma comuni anche alla popolazione giovanile, accompagnati da altre manifestazioni a volte più aggressive. I disagi della pandemia (con l’elevato numero di morti che ci sono stati e ci sono quotidianamente, il viver isolati, la perdita della socialità, ecc.) e altre cause (ora i timori della guerra, dopo lo scoppio del conflitto Russo - Ucraino) accrescono l’insicurezza. I timori per l’instabilità economica, politica sono nella popolazione fonte di ansia e difficoltà. Paura e perdita è anche il vissuto che ci è capitato di incontrare talvolta nella vita e che probabilmente si fa più presente con l’andare aventi degli anni. Paura, perdite, depressione, solitudine, cura: ecco i temi difficili che non vogliamo evitare e che vorremmo affrontare insieme. Come? Proviamo a proporre questo metodo: pensiamo a una serie di moduli, e per ogni tema un modulo all’interno del quale sono possibili più trattazioni. Essendo gli argomenti distinti gli uni dagli altri e rispondenti a canoni disciplinari, pensiamo che le trattazioni specifiche servono a ricomporre un pensiero circolare sul disagio personale e collettivo. Il modulo è concepito per trattare un argomento e le connessioni con i temi correlati. Il gruppo sarà tenuto da Eugenia Omodei Zorini (psicoterapeuta). Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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da leggere
Lock-mind. Due diari della pandemia di Pietro Roberto Goisis e Angelo Moroni
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È un progetto nato nei lunghi mesi del primo lockdown, da marzo a giugno del 2020. I diari di due psicanalisti che affrontano ciascuno, una sofferenza nuova propria e altrui. Si intrecciano i racconti di Angelo Moroni e della propria vita quotidiana claustrale, vissuta con osservazione analitica sia dell’aspetto personale e intimo che di quello collettivo e la cronaca dello scontro violento di Goisis con il Coronavirus. Una testimonianza che è anche uno stimolo a ricordare e una riflessione sulla vita e sulla rinascita. Anche sul nostro sito
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e da vedere
After love di Aleem Khan
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Il debutto del giovane anglo pakistano Aleem Kahn è un puzzle ad incastro sull'identità speculare di due donne, unite dallo stesso uomo. Mary, convertitasi all'Islam molti anni prima per sposare Ahmed, resta vedova subito all'inizio del film. Scopre nel portafoglio del marito il documento di una donna, Genevieve. Mary vive a Dover, Genevieve a Calais. Le divide La Manica e i loro mondi opposti (si fronteggiano via mare) che Mary/Fatima scoprirà recandosi a Calais. Genevieve è infatti l'altra donna di Ahmed da cui ha avuto Solomon ora adolescente. Mary inconsapevole dell'esistenza di Genevieve, Genevieve consapevole di quella di Mary pur non avendola mai vista. Mary insinuandosi nella vita di Genevieve si finge una colf (più che altro Genevieve la scambia per tale, forse per i pregiudizi sociali legati al velo indossato da Mary) e dà vita a un thriller esistenziale, che vede le due donne agire come in un film di Hitchcock, con un personaggio NOTORIUS allo spettatore e non agli altri personaggi.. Recensione di Carlo Confalonieri Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
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