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n. 74 del 28 aprile
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In questo numero: Appena il virus scompare.....io....

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...  La prima cosa che molti di noi  sognano di fare appena il virus sarà sconfitto   ...

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Ecco qualche testimonianza raccolta dalla stampa internazionale.

Attraverserò l’Oceano per andare ad abbracciare i miei.

Farò una vita da vagabonda per dimenticare questi istanti moribondi.

Dirò grazie. Grazie alla vita, ai piccoli, ai grandi, ai coraggiosi, ai deboli. Quando tutto sarà finito saremo uniti come un’armata di intrepidi.

Lascerò le 4 mura di casa mia. Voglio andare lontano da tutti e vedere posti nuovi dove Deliveroo non mi può consegnare nulla!

Respirerò. Mi leverò la mascherina e respirerò a pieni polmoni. Potrò di nuovo sorridere e esprimere tutta la gioia per la libertà ritrovata e condividerla, passeggiando per ore e ore.

Tornerò in piscina, la mia vecchia piscina comunale anni ’60 con i suoi spogliatoi malridotti.

Ghiacci, mare, montagne, scogliere, lagune, foreste umide e profonde, deserti…… insomma lontano da tutto.

Farò un pranzo in giardino con una grande tovaglia bianca, con le risate dei bambini di nuovo nelle orecchie. Insomma io sogno la mia vita di prima… ho avuto la grande fortuna di avere amori e amici e la libertà!

Se sarò ancora viva, inviterò figli e nipoti e li rivedrò cresciuti e invecchiati. Festeggeremo tutti i compleanni passati da soli e spegneremo un sacco di candeline senza avere paura che si diffonda il virus.

Andrò a chiacchierare con la mia amica che sta a un quarto d’ora a piedi da casa mia e mi farò un caffè con tutti gli amici che in questi mesi mi sono fatta su Facebook.

Uscirò. Mi metterò di nuovo il rossetto.

Riprenderò a viaggiare e andrò a trovare amici, figli, nipoti. Insomma una vita normale senza questo velo nero che abbiamo avuto davanti agli occhi per nasconderci il futuro.

Imparerò a vivere con le fragilità e i difetti che in questo periodo di isolamento ho scoperto di essere parte di me.

Farò tutto quello che mi fa paura fare.

Ricercherò tutto quello che rende la vita leggera.

Mostrerò al mio bambino che abbiamo tutti un sorriso sotto la mascherina e sposerò suo padre. Sarà un bellissimo giorno quel giorno.

Vi abbraccerò, vi abbraccerò come fanno le madri, con la tenerezza e la voglia di sentire il calore dell’altro contro di me.

Camminerò, camminerò camminerò.

Parlerò non attraverso un pc o un telefono.

Ascolterò i racconti dei miei amici su come hanno vissuto tutto ciò. Dire delle cazzate e ridere. Cambierò lavoro.

Penserò a chi non c’è più. A quelli che non hanno visto la fine di tutto ciò.

Smetterò di angosciarmi per il mio futuro.

Andrò a un concerto. Non sento nessuno che canta dal mese di febbraio e mi manca molto. Creerò una mostra con 365 sorrisi, parteciperò ad una maratona di abbracci ai giardini pubblici.

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  Osservatorio Nazionale sulla Medicina  di  Genere: un salto in avanti per  il  riconoscimento delle differenze anche  sanitarie  

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IIIn questa sezione del nostro sito, nel gennaio dello scorso anno, abbiamo raccontato la storia (ahinoi lunga!) della medicina di genere nel nostro paese. Sicuramente un grande traguardo è stato raggiunto nel gennaio del 2018 con la legge Lorenzin dove, all’articolo 3, veniva disposta la produzione di un piano volto alla diffusione della medicina attenta alle differenze per sesso e genere. Il Piano, nella versione aggiornata del 6 maggio 2019 intende garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal SSN in modo omogeneo sul territorio nazionale, mediante divulgazione, formazione e indicazione di pratiche sanitarie inerenti alla ricerca, alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura basate sulle differenze derivanti dal sesso e dal genere.Una vera e propria legge finalmente, con un Piano nazionale e con decreti attuativi che devono essere avviati. Importante perché, in questo momento di recessione non solo economica, ma anche sociale ed etica, potrebbe portare ad una rivoluzione culturale mediante cambiamenti organizzativi, strutturali e umanistici. Il 22 settembre del 2020, è stato istituito, con decreto del Ministero della Salute, l’Osservatorio Nazionale sulla medicina di Genere (OSMG) presso l’Istituto Superiore di Sanità e si è finalmente insediato l’8 aprile 2021 Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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  Un'osservazione sul governo dell'epidemia   di Flavio Spalla 

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Pubblicato In Fondazione G. Feltrinelli, La nostra Città Futura- 2 settembre 2020
Vi proponiamo la lettura di questo testo di Flavio Spalla, Professore di Governo locale all'Università di Pavia e politologo, ancora molto attuale.

Tra i profili di approfondimento, che questo tormentato periodo ci sprona ad operare, vi è quello che potremmo denominare “governo dell’epidemia”, con riferimento alla dimensione del nostro Paese. Responsabilità principale delle istituzioni politiche è quella di governare l’epidemia, non meno di quella di intervenire tecnicamente con strumenti sanitari. Ma tale governo, specialmente in un periodo di emergenza, necessita di attori istituzionali orientati a perseguire un obiettivo comune, nel rispetto di fonti normative condivise.

Invece, uno dei punti più problematici sui quali il governo dell’epidemia, in qualche misura, si incaglia, è proprio quello di conferire legittimazione ad una certa istituzione politica, di accreditarla come fonte del potere. Voglio dire che nei fatti si dipana quotidianamente una tensione politica che ha origine in un’irrisolta tensione istituzionale. Da un lato stanno i centralisti statalisti, dall’altro gli autonomisti regionalisti. Ed entrambi vantano solide ragioni per invocare la propria preminenza nel governo dell’epidemia. Il fondamento principale, a cui entrambe le posizioni si riferiscono -ed hanno legittimità per farlo- è la carta costituzionale che, peraltro, viene puntualmente richiamata con riferimenti differenti, per avocare a sé buone ragioni e maggiore legittimità.

Gli statalisti sottolineano il principio secondo cui “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” (Cost., Art. 32) e, inoltre, avvalorano la competenza statale in materia riferendosi alla profilassi internazionale (Cost., Art. 117, comma 2, lettera q). L’epidemia diventa, in tal modo, materia di competenza dello Stato in quanto sia dichiarata “pandemia”, come è avvenuto recentemente. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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......ma non me lo dica signora mia!   
un bel progetto sulla domiciliarità

super con cappellino gossip (002) ‌


-Ma lo sa signora che Donne In sta preparando un progetto sulla domiciliarità perché si indaghi fino in fondo sul come fare per poter invecchiare a casa propria?
-Ma non me lo dica Signora mia!
-Ma lo sa
signora che Donne In ed altre donne coetanee che vengono da diverse esperienze (Marina Piazza, Carla Facchini, Gianna Stefan, Francesca Zajczyk) hanno creato un gruppo di lavoro all’interno della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano per occuparsi dell’invecchiare al femminile?
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Ma non me lo dica Signora mia!
-Ma lo sa signora che il 4 maggio questo gruppo di lavoro e la presidente della Commissione Diana De Marchi, presenteranno le linee di questo progetto all’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune?
-Ma non me lo dica Signora mia!
-Ma lo sa signora che se il progetto sull’invecchiare a casa propria verrà considerato praticabile dall’Assessore alle Politiche Sociali Rabaiotti, gli approfondimenti continueranno e il Comune di Milano si impegnerà per avviarne la realizzazione?
-Ma non me lo dica Signora mia!
-Ma lo sa signora che se il progetto si concretizza, Donne In ci inviterà tutte a collaborare con le nostre opinioni, suggerimenti ed esperienze?
-Ma non me lo dica Signora mia!... sono già pronta! Anche sul nostro sito!!

E se nel frattempo tu o qualcuno dei tuoi conoscenti avete bisogno di trovare una badante, il Comune di Milano ha pensato a te. Clicca sul link e troverai informazioni e contatti.   WeMi - Home Page TCB (comune.milano.it) 

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megafonoLa posta del look
di  Carla   Massara

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Carissima, l’estate si avvicina e io mi ritrovo ad avere negli armadi molte cose che non metto dall’estate 2019 per ragioni di Covid.
Non osservo i dettami della moda con rigore, ma non mi piace ritrovarmi con indumenti non “classici” che hanno caratterizzato un certo periodo e che quando “la moda passa”, sanno di fuori luogo. Mi riferisco ai pantaloni in particolare: quelli a sigaretta sono dei classici che vanno sempre bene o anche loro dopo un po’ sanno di vecchio? Quelli con la gamba larghissima che sembrano quasi gonne lunghe, si possono ancora mettere?  Quelli un po’ larghi e corti alla caviglia sono fuori moda? Grazie  

Cara Valeria,
capisco perfettamente le tue perplessità.  I pantaloni sono uno dei capi più difficili e, sicuramente, quello che sente di più il cambio di stile. Non c’è niente di peggio che indossare un pantalone che non sia più attuale. E’assicurato l’effetto “invecchiante”! I pantaloni datati purtroppo non usufruiscono di quel fascino particolare  degli abiti vintage, diventano solamente fuori moda e, inesorabilmente, si notano subito.
Per quest’estate i pantaloni più attuali hanno una linea molto morbida, sia tutti decisamente larghi che con solo la svasatura in fondo, ma sempre decisamente fluidi, morbidi. I pantaloni classici, a sigaretta, sono veramente sorpassati e io ti consiglierei di eliminarli definitivamente dal tuo guardaroba. Per quanto riguarda i pantaloni larghi e molto corti, a metà polpaccio, stile pinocchietto,  per fortuna, stanno scomparendo.  Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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 E poi la moda è anche terapeutica e     

 progressista......parola di esperte ! 

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Terapeutica:
“Lo stile deve essere personale perché bisogna assomigliare solo a sé stesse”. Ce lo raccomanda la terapeuta Isabelle Thomas che racconta di come spesso le donne scelgano abiti e accessori legati al “personaggio” che stanno interpretando nella vita o che hanno interpretato in passato. “Ancora timide studentesse o incerte neo assunte mentre si tratta di donne affermate e di successo…Altre vestite in modo triste e austero per non essere tacciate di essere delle narcisiste”. Occuparsi dei propri vestiti significa mettersi in contatto con la propria parte più intima, quella parte di sé che si rivolge agli altri. 
Per le donne più vecchie la questione si complica perché da un lato non vogliono sembrare né le loro figlie né le loro madri e dall’altro il cambiamento si impone perché il corpo si modifica e i vestiti di sempre non stanno più così bene. Ma il consiglio è di non buttare via tutto, ma di portare le cose in modo differente. “Negli armadi abbiamo un sacco di cose e in genere ne indossiamo solo il 20%, quindi ci sono molte possibilità di cambiare solo il modo di portare i vestiti. La scelta vincente ed etica è sempre quella di comprare cose che possano durare e che non passino di moda in un lampo”.
Però è importante liberarsi dello sguardo degli altri: molte di noi sembrano indossare degli occhiali deformanti attraverso i quali immaginano e interpretano lo sguardo degli altri. Gli abiti svelano poi anche il nostro stato d’animo: acquisto compulsivo che ci consola al momento, ma non risolve niente, abiti informi per poterci nascondere meglio e abiti che ci fanno stare meglio perché ci rappresentano perché sono in linea con la nostra personalità e ci rimandano un’immagine di noi (lo specchio e lo sguardo degli altri) che ci piace e ci sostiene.
Progressista   
Per combattere gli stereotipi ....Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui.

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  Sommario: cosa potete leggere in più sul sito  

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  • Un link interessante al sito del Ministero della Salute sull'andamento della pandemia  per accedere clicca qui
  • Come orientarsi nel piano vaccini  per leggere clicca qui
  • Best..tia come stiamo male: rapporto sul benessere eco sostenibile  per leggere clicca qui 
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 LETTURE E VISIONI-da leggere..o da   rileggere 

 Se gioventù sapesse    di Doris Lessing

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Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, Doris Lessing, nata nel 1919 e morta nel 2013, ha scritto tanto e per tutta la sua lunghissima vita. Nata in Iran, vissuta in Rhodesia (che allora era lo Zimbabwe) e stabilitasi dal 1949 in Inghilterra, ha descritto nei suoi libri le atmosfere e i mondi in cui si è trovata di volta in volta a vivere.” Se gioventù sapesse” (e vecchiaia potesse… termina così Henri Estienne questa frase che è diventata una sorta di proverbio sempre citato quando si mettono a confronto la debolezza e la saggezza della vecchiaia con la poca esperienza dei giovani) esce nel 1988 e segue “il Diario di Jane Somers” di cui è un’ideale prosecuzione. Attraverso la figura di Janna che è protagonista di ambedue le opere. Ma Janna in questo libro, ha ora 55 anni, che nel 1988 era un’età considerata in modo molto diverso da oggi. Londra è il luogo dove Janna, vedova da tempo, incontra Richard e dove vive un innamoramento inaspettato. Janna è affascinante, con un ottimo lavoro e ben inserita in una rete di  interessanti frequentazioni. Nel 1988 una relazione tra persone over 55, faceva parte di quegli “amori tardivi” di cui noi Donne In parliamo per indagare sulle ragioni delle difficoltà che si incontrano ad “innamorarsi ancora”. anche sul nostro sito, clicca qui
Edizione Feltrinelli

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 LETTURE E VISIONI - da vedere..al cinema

STITCHES Un legame privato 
il primo grande film in uscita a maggio nei cinema!!

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Belgrado città di fantasmi. Non solo quelli di una delle più sanguinose guerre fratricide, anche quelli, più privati, delle sparizioni dei neonati sottratti alla nascita e venduti dagli ospedali. I casi accaduti attorno agli Anni '80 sono stati provati e coincidono con l'inizio del declino di un popolo che verrà lacerato.
Separare il sangue e separare nel sangue. Dividendo per sempre e storicamente nel secondo caso (la ex Jugoslavia), non nel primo; perché il legame di sangue non è solo fisico, ma soprattutto psicologico. Lo dimostra il bellissimo film del serbo Miroslav Terzic, presentato alla Berlinale 2019. Nulla può eliminarlo, né le carte, né la burocrazia, né gli inganni, né le minacce di uno stato di polizia corrotto e corruttibile. Le cose andranno rimesse al loro posto, come la statuetta di porcellana sulla specchiera nell'ingresso della casa di Ana. Non a casa una sarta, che in un film fortemente simbolico avrà il compito di ricucire (le STITCHES del titolo internazionale sono le cuciture) ovvero di riunire, rimettendo insieme due lembi strappati alla nascita di Stefan, sottratto con un ignobile sotterfugio alla madre biologica facendolo credere morto senza neppure mostrarne il corpo (agli atti dichiarato storpiato e 'smaltito' dall'ospedale). Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui 
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