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n. 72 del 24 marzo 2021
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In questo numero: Un resoconto dell'incontro on line  che si è tenuto il 23 febbraio con la psicoterapeuta Glenda Garofalo sul tema: “Le protagoniste della liberazione sessuale oggi non parlano più della loro sessualità”
Con questo incontro Donne in ha avviato un confronto sul tema della sessualità femminile e dei cambiamenti dopo i 65 anni. 

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L'incontro ha avuto una grande partecipazione.

L’argomento, dunque, non è estraneo alle donne over 65, se ne parla poco, ma averlo proposto ha stimolato molti spunti di riflessione.
Partendo da uno spot pubblicitario abbiamo avuto la possibilità di parlare di sessualità in un contesto di donne anziane, una generazione che in gioventù ha lottato per rivendicare una libertà sessuale e di scelta, sempre negata.
Per citare Glenda Garofalo, la pubblicità in questione ha suscitato “un misto di interesse, sorpresa e fastidio…ci si domanda se questi non siano in fondo anche alcuni dei sentimenti con i quali tendiamo ad approcciare gran parte dei cambiamenti corporei legati all’avanzare dell’età.
Sentirsi desideranti e desiderabili, nei limiti di un corpo invecchiato, ci dice anche che perdere alcune “parti” (per esempio l’illusione di un corpo sotto il nostro controllo) non significa perdere tutto (il piacere, ad esempio)”.

Glenda Garofalo ci ha condotto in un percorso armonico che tiene conto sia degli aspetti legati strettamente alle modificazioni corporee, (ad esempio i problemi di lubrificazione post menopausa.... problema vero, ma legato alla possibile carenza di eccitazione più che a un vero problema fisico), sia quelli legati a stereotipi che una cultura ancora troppo antica fa emergere in termini di riserbo, vergogna, incapacità di un “ridimensionamento di un lutto che comunque c’è, per elaborarlo senza negarlo e per farlo senza pesi aggiuntivi”.
Dai vari interventi emergono approfondimenti utili per poter guardare l’argomento da altre angolazioni aggiungendo significati che ci possano dare nuove chiavi di lettura e nuovi modi per poterne parlare. Per leggere le riflessioni di Glenda Garofalo e gli interventi di  Rosa Della Bona e di Eugenia  Omodei Zorini cliccate qui

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Anche gli uomini hanno il loro spot Tena 

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L’incontinenza non colpisce solo il genere femminile. Senza entrare nel merito dei motivi sicuramente differenti che causano questo inconveniente, vorremmo invece soffermarci sulla diversa impostazione della comunicazione pubblicitaria.  Abbiamo visto la campagna dal titolo #senzaetà, con lo spot, a cui ha collaborato il regista Yorgos Lanthinos, premio Oscar per il film “La Favorita”. Immagini di donne vere, quasi nude, con i corpi trasformati dal passare del tempo, raccontano con voci fuori campo, di voler vivere la vita nella sua pienezza, nonostante gli inconvenienti che possono accompagnarla. L’obiettivo: rompere preconcetti e stereotipi legati alla sessualità, all’invecchiamento e all’incontinenza.
Proviamo ad analizzare lo spot Tena dedicato all’incontinenza maschile.
Scena uno: un signore di mezza età, ancora piacente, vestito con abiti informali da intellettuale, che si trova in un’aula? di università?, di fronte ad una lavagna completamente coperta con il gessetto di formule che forse capiscono da Einstein in su, sottolinea sorridendo che dai 40, dico 40, anni in su si può avere qualche fastidio vescicale!!

Scena due: lo stesso signore, per niente condizionato dal suddetto inconveniente, si trova su un campo da tennis dove interrompe una partita di doppio maschile (per la correttezza politica uno dei quattro è di colore) e ribadisce che tutto può continuare come prima, anche il tanto amato sport!! Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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Uomini, ma quanto ci costa il vostro

testosterone! 

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L’8 marzo 2021 è stato caratterizzato da molti appelli di uomini ad altri uomini per attivarsi contro la violenza sulle donne… meglio tardi che mai! Ma mentre gli uomini stanno avviando la loro “riflessione di genere”, che auspichiamo produca un qualche risultato, perché ad oggi sono già 12 le donne vittime di femminicidio, leggiamo con interesse i dati relativi ai costi che la società paga alla “virilità”, già perché spesso il voler mostrare “quanto si è machi” costa. Ne ha parlato Lucile Peytavin su “Brut: “Gli uomini sono spesso vittime della loro “virilità”, perché per dimostrare che sono uomini “forti”, si mettono in pericolo con comportamenti patologici come alcol, droga, velocità… il loro rischio di morire prima dei 65 anni, per una causa che si sarebbe potuta evitare, è di 3 volte superiore a quanto accade alle donne. Sono poi loro che in maggioranza popolano le patrie galere per ogni tipo di reato tra cui omicidi, stupri, incidenti stradali, minacce. Tutto ciò costa allo Stato ed alla Società: forze dell’ordine, procedimenti giudiziari, personale di pronto intervento, per citarne alcuni. In Francia dove vive la Peytavin per esempio, tutto ciò costa allo Stato circa 95 miliardi di euro all’anno: il costo del machismo potremmo dire! O meglio di una errata immagine di virilità! Qual è l’origine della differenza che i dati statistici sui tassi di delinquenza e criminalità fra uomini e donne mettono in evidenza?  Il tema è forse nell’educazione “virile” che il maschio riceve? Spesso si dice che gli uomini sono violenti per natura e più spesso si considerano i comportamenti maschili come la “norma” e di fatto questi meccanismi, rendono invisibili questi fenomeni. Le ragazze sono educate con valori più altruistici e pacifici e sono spinte a rispettare le regole, mentre spesso accade che i comportamenti violenti o devianti dei ragazzi siano giustificati perché, secondo i nostri schemi culturali, ciò fa parte dell’identità degli uomini. La buona notizia, quindi è che questa immagine della virilità è frutto di una “costruzione sociale” e che quindi si può sperare venga smantellata.

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......ma non me lo dica signora mia!   
scovare il covid...annusando

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All’aeroporto di Miami  gli addetti alla sicurezza informano i passeggeri pronti per imbarcarsi per un volo di attenersi alle regole consuete relative al covid-19 – distanziamento e mascherine da inossare sempre – e di non temere per i cani che camminano a fianco della fila, i quali non toccano le persone – anche loro mantengono il distanziamento – tuttavia qualche occasionale contatto potrebbe avvenire, dice la voce dall’autoparlante.
Lo scopo dell’impiego di cani addestrati è scovare eventuali passeggeri affetti dal virus covid 19. A raccontare questa storia è il giornalista Adam Iscoe in The New Yorker, il quale è incuriosito dalle reazioni dei passeggeri, i quali non appaiano molto turbati quando viene annunciato loro la presenza dei cani. I cani tenuti al guinzaglio da persone esperte sono tre: un pastore tedesco, un pastore belga (Malinois) e un pastore olandese, e sono stati addestrati a riconoscere e identificare gli specifici odori del virus.
Tra i passeggeri ci fu qualche segno di irritazione. Un ragazzo commenta che i cani sono addestrati a scovare armi, droga, bombe, non il virus.  I cani, spiegano i guardiani, non sanno che cosa stanno cercando: per loro è quasi un gioco. Ogni sostanza ha un odore specifico e ai cani si può insegnare a riconoscerlo. Per tranquillizzare gli scettici una guardia allora passò a un passeggero un po’ di cotone inumidito che aveva l’odore del Covid, poi avvicinarono i cani addestrati che non si lasciarono ingannare, benché gli addestratori li incitassero a maggiori controlli.

Nel caso in cui il cane annusava i passeggeri, le guardie chiedevano di uscire dalla fila e di assoggettarsi all’operazione di ispezione.

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 A voi la parola!!                                        Gallina vecchia fa buon brodo! 
ve ne vengono in mente altri? 

Cliccate qui e scriveteceli  

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Sommario: cosa potete leggere in più sul sito

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  • Senso di colpa e rabbia: come Covid ha portato le madri al punto di rottura  per leggere clicca qui
  • Truffe informatiche in crescita: difendiamoci  per leggere clicca qui
  • Ma un robot per caregiver è la soluzione alla solitudine degli anziani?.  per leggere clicca qui 
  • Guarda questo video per la difesa delle donne dalla violenza: clicca qui
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megafonoLa posta del look
di Carla Massara

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massara matrimonio figlio ‌

Cara Carla, vorrei chiederti un consiglio o meglio un aiuto. Sono in grande difficoltà.
A giugno si sposa mio figlio e io non so veramente come vestirmi. Oltretutto stanno organizzando un matrimonio molto elegante, con pochi invitati, data questa pandemia che ci ha travolto, ma in un bellissimo posto sul lago di Como, alla sera e in una situazione di romantica raffinatezza.
Ti dico qualcosa di me. Ho settantadue anni, sono abbastanza piccola e porto la taglia 44/46. Grazie! Simona 


Ciao Simona, mentre ti leggevo già mi sono immaginata come mi sarebbe piaciuto vederti al matrimonio di tuo figlio. È un momento estremamente importante per una madre ed è normale che tu sia entrata in crisi per l’abbigliamento.
Prova per un attimo a proiettarti in quel giorno di giugno, in quella splendida location sul lago. Immaginati con un abito lungo in chiffon blu lapislazzulo. Molto importante è che l’abito sia costruito con due stati, uno di seta e uno di chiffon dello stesso colore. In modo  che le due stoffe non si appiccichino al corpo ma fluttuino intorno ad esso. Già solo con questa accortezza si maschera una taglia! Penso ad un taglio impero che slancia di almeno 5 cm e una scollatura a barchetta con manica tre quarti. Sopra un piccolo giacchino, potrebbe essere di broccato argento, destrutturato, senza nessuna rigidezza. Sandali argento e borsina di perline completeranno il tutto. Metti dei begli orecchìni  di lapislazzuli.  Non tralasciare il particolare degli orecchini dì lapislazzuli perché sono il filo conduttore che lega l’accessorio all’abito.
Un carissimo saluto e tantissimi auguri!
Anche sul nostro sito: clicca qui    

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 LETTURE E VISIONI - da leggere 

Invecchiare. Una scoperta di Danielle Quinodoz

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Danielle Quidonoz, psicoanalista di scuola freudiana affronta il tema dell’invecchiamento da un’ottica tutt’altro che scontata, utilizzando la sua esperienza di terapeuta di pazienti anziani, esperienza che ha condiviso sia nei suoi scritti che in numerosi seminari. Quando anche lei ha raggiunto una “certa età” ha raccolto in questo libro gli aspetti che possono rendere la vecchiaia un’avventura che continua la vita giovanile, prima delle perdite sia morali che affettive senza essere dominati dalla paura del tempo che incombe. anche sul nostro sito, clicca qui
Edizione ibs

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snoopy-piperita
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