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In questo numero

Voglio dedicare l'8 marzo 2022 alle

donne ucraine, alle mamme russe che

assenti ai tavoli dove si decide la guerra,

sono presenti dovunque la si subisce, con il

cuore rivolto ai congiunti, all'abbraccio da

ritrovare, alla casa da ricostruire......


Auguro che il giorno della donna sia, dopo tanta sofferenza, un giorno di pace sotto gli auspici della Regina della pace e che tutte le donne del mondo, si sentono vere mediatrici e collaboratrici della pace nel proprio cuore, nelle famiglie, nel mondo intero


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  la parentela affettiva  

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 Il ministro della Giustizia tedesco, il liberale Marco Buschmann, la definisce «la più grande riforma del diritto di famiglia degli ultimi decenni». Si tratta della modifica legislativa concordata nel patto di coalizione tra socialdemocratici, verdi e liberali al governo per riconoscere legalmente la «parentela elettiva». Ovvero tutti i legami di affetto e mutuo sostegno che vengono scelti e non “ereditati” per nascita e che non rientrano nelle relazioni di coppia. La nuova forma legale a cui la coalizione sta ancora lavorando e che in tedesco ha il nome un po’ pomposo di Verantwortungsgemeinschaft, «comunità di responsabilità», deve — dice ancora il ministro — «adattarsi alle diverse situazioni di vita e permettere diverse intensità di assunzione di responsabilità reciproca». Il principio guida dei liberali, spiega il quotidiano Süddeutsche Zeitung, è che lo Stato così come favorisce e incoraggia il matrimonio debba promuovere anche in altre forme l’assunzione di responsabilità reciproca tra persone, in linea con la molteplicità di scelte di vita che caratterizzano la società contemporanea. E che ognuno possa disegnare questa assunzione di responsabilità nelle forme che gli sono più congeniali. È un ulteriore esempio dell’impronta laica del nuovo governo sui diritti civili, uno degli ambiti in cui si distingue di più dagli esecutivi precedenti, tutti trainati dal partito conservatore di ispirazione cristiana Cdu.
Da sempre gli amici possono diventare la vera famiglia, quella scelta, ma la «comunità di responsabilità» permetterebbe Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui


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Il gran vociare: conseguenze da Covid19  

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C’è un gran vociare sulle conseguenze della pandemia da covid 19 che incuriosisce, allerta e disorienta; riguardano una miriade di argomenti, dalla solitudine al languishing, dall’incertezza alla depressione, dal crescere delle diseguaglianze alla great resignation, dalle tecnologie e intelligenza artificiale agli effetti economici, sociali, sanitari. E altri ancora.

Al campo sanitario si riferiscono le riflessioni su “Telemedicina e Intelligenza artificiale” pubblicati in Monitor (rivista semestrale Agenas, n. 46, 2021) nei cui articoli è ampiamente condivisa l’idea di ripensare l’organizzazione del Servizio sanitario nazionale, il suo ammodernamento e innovazione anche digitale. Vi si legge che la pandemia ha accelerato questa necessità: “Insomma, dietro questa grande emergenza si intravvedono anche opportunità uniche per rendere i servizi sanitari e socio-sanitari in linea con i tempi e le necessità individuali dei cittadini/pazienti”.

Spinti dalla convinzione che l’impiego delle tecnologie avranno un posto centrale, gli autori scrivono: “Con questa nuova pubblicazione, intendiamo aprire una finestra sul mondo della telemedicina e dell’intelligenza artificiale, che già oggi svolgono una funzione importante e sempre di più caratterizzeranno il futuro dei servizi sanitari e socio-sanitari offerti”.

A dimostrare l’importanza di questa tesi nella rivista si cita l’iniziativa della Commissione, promossa da due importanti media internazionali quali Lancet (una rivista scientifica) e Financial Times, che si interroga sul futuro della salute nel 2030 e sull’impatto che il mondo digitale avrà su di essa.

“Telemedicina” (per maggiori informazioni su telemedicina clicca qui  e “intelligenza artificiale” sono termini entrati nel linguaggio comune già da anni, ma di recente hanno assunto una nuova centralità. Per  continuare la lettura clicca qui


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Per approfondire: Il confine del futuro  
di Francesca Rossi

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L’autrice di questo libro è Francesca Rossi, una studiosa di fama internazionale e la global leader dell’IBM per l’etica dell’intelligenza artificiale. Prima di passare all’IBM, è stata professoressa ordinaria di informatica presso l’Università di Padova. In questo volume, Rossi ci spiega, in modo semplice e chiaro, cosa sia l’intelligenza artificiale, ripercorrendo le fasi e i momenti più salienti dello sviluppo di questa tecnologia. Le domande centrali del libro toccano non sono la natura e la storia dell'intelligenza artificiale, ma anche le questioni etiche e sociali legate alla sua crescente diffusione. I capitoli offrono una panoramica dei vari aspetti delle nuove tecnologie, partendo da una semplice, ma al contempo rigorosa presentazione delle basi tecniche per poi svilupparsi verso la fine del libro in una discussione riguardanti le problematiche di rilevanza fondamentale dal punto di vista sociale e politico. Gli orizzonti futuri trattati riguardano i temi dell’uso degli algoritmi nel lavoro, l’uso dei dati e il rapporto con la privacy, nonché il rapporto tra intelligenza artificiale e salute, robotica e società, informazione e tecnologia.
Rossi ci spiega che alcuni di questi sofisticatissimi algoritmi sono in grado di sostituirsi agli esseri umani e, come tali, sono impiegati per decidere l’assegnazione di prestiti o l’ammissione alle università o, ancora.....Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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Telemedicina Rapporto medico.-paziente:  luci e ombre  

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Il cambiamento radicale che sta avvenendo nella organizzazione sanitaria, grazie allo sviluppo tecnologico, pone non pochi quesiti su come sarà la medicina futura. Ci occupiamo da tempo con estremo interesse delle ricadute positive che l’intelligenza artificiale e la telemedicina, in particolare, può avere nell’assistenza e nella cura di molte patologie, ma altrettanto è inevitabile avere timori e incertezze di come possano evolvere a scapito del rapporto medico-paziente e della qualità della cura.
La tecnologia può portare importanti miglioramenti nella gestione del paziente, nella diagnostica, nella terapia. Può accorciare i tempi, a volte cruciali, nella prevenzione di situazioni acute, basti pensare alla possibilità di monitoraggio a distanza di pazienti cardiopatici o cronici.
È necessario soffermarci su cosa possiamo guadagnare, ma anche perdere, poiché ad un aumento dell’efficienza secondo metodologie standardizzate può aggiungersi un irrigidimento del ragionamento nella pratica medica e rendere meno duttile quella modulazione necessaria per acquisire il rapporto di fiducia tra medico e paziente, base fondamentale per un percorso di cura.
Ippocrate descrive l’agire medico in tre atti: tocco (diagnosi), rimedio (terapia) e parola (dialogo). Nella medicina recente spesso si assiste ad un distanziamento fisico del medico dal malato già fin dalla fase diagnostica. Il necessario e fondamentale aumento e affinamento della tecnologia diagnostica può essere un ulteriore fattore di allontanamento così come la scarsa formazione al dialogo tra medico paziente e all’accoglienza “umanistica” del corpo malato. L’approccio è spesso incentrato sulla malattia e il tempo sempre più̀ contratto limita l’approfondimento di ciò̀ che la persona nel suo insieme, si aspetta, richiede, vuole comunicare. Nel corso del tempo è necessario un lavoro continuo di ascolto, di adattamento, di identificazione e di distanziamento, in una parola di continua modulazione attorno alla persona che si rivolge al medico portando il suo problema di salute.  La preoccupazione non può non sorgere............Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui 

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  Ma la vasca é di destra e la doccia di sinistra?

...la vasca é per giovani e la doccia per vecchi? 


doccia ‌

“Doccia progressista e vasca conservatrice”, è uno scherzetto portato avanti anni fa dalla stampa satirica come “Cuore” ed è stato divertente immaginare una risposta. La doccia usata da gente dinamica, in movimento, sempre pronta a darsi da fare e forse con abitazioni meno lussuose e più anguste, mentre la doccia evoca le mollezze del lusso, l’indugiare pigro dei viziati, i giochi di seduzione della decadenza dei costumi. Insomma un quesito pensato per un po’ di ironia.
Ma invece non è uno scherzo la seconda domanda, perché uscire dalla vasca per noi over 65 può costare un femore, infatti sono previsti contributi per convertire le vasche da bagno e renderle meno pericolose. Ma il tema delle barriere architettoniche non è affrontato con abbastanza determinazione e competenza. Abbiamo letto che il PNRR ( prima della guerra almeno)  garantisce fondi per togliere di mezzo gli ostacoli fisici che impediscono a tanti anziani di uscire di casa. Sono 84.000 solo in Lombardia i reclusi che non hanno ascensore o hanno troppe scale o che incontrano trappole che impediscono di andare a fare la spesa, andare dal medico, vedere gli amici (a meno che questi non siano degli avventurosi atleti) fare quella passeggiata che viene tanto raccomandata dai fautori dell“Invecchiamento attivo”.
Abbiamo letto che le ristrutturazioni inizieranno dalle Case Aler che in Lombardia significa le cosiddette “case popolari”, di cui ha la responsabilità la Regione, ma restano gli interni degli appartamenti e non solo nelle case Aler. Anche in questo caso sono previsti contributi che coprono solo una parte della spesa. Quindi ci vogliono soldi, che in genere non abbiamo, per rendere le nostre case “adatte” alla nostra minore mobilità e ci vogliono esperti che ci guidino per rimuovere tutte le trappole che la nostra casa nasconde. Insomma informazione e risorse che nel caso della popolazione over 65 sono sempre scarse e diffuse male.

Ma per “invecchiare a casa nostra” dobbiamo chiedere che tutto quanto è possibile per “farci vivere bene” (che sarebbe un nostro diritto o no?) venga messo in campo. .Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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Auto per disabili: più semplice

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Auto per disabili:  più semplice 

‌E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio u.s. il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 13 gennaio 2022, che riporta importanti novità circa le agevolazioni per acquisto auto riservate agli automobilisti disabili.
Nello specifico, si stabilisce che gli automobilisti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, dotati di patente speciale con obbligo di adattamenti, possano accedere alle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto di auto adattate alla guida (ovvero iva al 4%, detrazione Irpef e esenzione dell’imposta di bollo e trascrizione) esibendo la copia della patente di guida riportante gli obblighi di adattamenti.
Fino ad ora, gli stessi automobilisti dovevano presentare anche la copia del verbale di invalidità o di handicap da cui risultasse la natura motoria della menomazione (talvolta questo obbligo rappresentava un allungamento della procedura per l’accesso al beneficio, perché i vecchi verbali non sempre riportano l’esplicita formula necessaria).
Lo stesso decreto prevede la possibilità per i possessori di contrassegno auto disabili di parcheggiare anche sulle strisce blu senza pagare, nel caso in cui non ci siano posti liberi tra quelli a loro riservati. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui‌

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la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 11
di Renata Prevost

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  Amiamoci, ma niente sesso  

C’è la guerra che ci devasta gli animi.
Ancora la guerra. Da non riuscire a crederci.
Eravamo rimasti a ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’.
Ce l’avevamo quasi fatta a finire il centenario senza, anche se guerre di potere fintamente religiose e lontane da noi europei avevano cominciato a rompere un equilibrio fragile e instabile ma pur sempre equilibrio del mondo dove cominciavamo a pensare di doverci concentrare ‘soltanto’ sulla fine della fame, su un miglioramento della sanità e sulla vita di alcuni popoli in cui le donne erano ancora in stato di prigionia.Invece no, siamo tornati indietro di nuovo alla guerra di confine. Vicino a noi. Contro di noi. Contro la nostra democrazia.
Non voglio dire nulla in merito, si scrive già troppo ma diventa anche difficile fare un pezzo di costume in tempi come questi. Ogni cosa sembra futile.

Quindi parlerò di un argomento complicato in passato, ma ai tempi di oggi ancora di più, per motivi diversi.
Ho appena letto il libro: “Non farmi male” di Fabrizio Roncone.
Parla di un uomo e una donna che si incontrano, si piacciono, si innamorano, lui però non la sfiora neanche con un dito, forse solo un bacio iniziale, quello che scatena la corrente sommersa e dona il là alla canzone, e poi basta, la scusa è di non volerla poi tradire e far soffrire in realtà non volendo lui mettersi in gioco per paura di soffrire, e si scrivono.
Nella vita succede quasi a tutti di avere un incontro così e magari di avere con quella persona un ‘intesa forte e solida che può durare anni e anni.
Il sesso semplifica e amplifica all’inizio, accelera la conoscenza, rende più facili le riappacificazioni, lenisce un litigio, ma se non sostituito nel tempo da intese e complicità altrettanto forti, quando scema, porta a farsi del male.
Accadeva ai tempi di Dante e Beatrice e la storia e la storia della letteratura sono piene di drammi, odi, poesie, romanzi di coppie con questo tipo di amore: un amore sublimato che dunque dura in eterno, non si cala nella quotidianità, attiene solo a momenti di scambi gioiosi, si nutre di possibilità mai sperimentate.
Meglio buttarsi nella vita e rischiare dolori e lacrime o non vivere e crogiolarsi in un’ipotetica storia? Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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  Letture e visioni - da leggere 

  Bisognerebbe avvisarli
 di Jole Bevilacqua

Senza titolo ‌

Presentiamo un libro scritto da una amica. Un viaggio insieme a lei, in cui riconoscere e riconoscerci.

“Prima abitavo in una piccola casa azzurra ed ero lì da tanto tempo, poi però ho dovuto lasciarla e venire qui. Non riuscivo più a starci perché mi è mancato qualcosa di importante, una parte di me che è andata persa e l’altra parte, quella piena di grigio, mi ha sopraffatta. Credo che sia andato smarrito quell’animaletto spensierato che abita dentro ognuno di noi e che ci porta avanti, anche se ci stiamo poco attenti o addirittura non sappiamo di averlo, anzi: non lo si può nemmeno nominare. Nessuno vuole sentirne parlare!”
È difficile attraversare la landa dello smarrimento e della sofferenza, così difficile che una delle due protagoniste abbandona il desiderio e la capacità di comunicare, si ritira sempre più nel suo mondo silenzioso. Ha perduto il suo guizzo di vita, che lei impersonifica in un buffo animaletto. È proprio della sua grande importanza che bisognerebbe avvisare tutti!
” La guardo sfogliare un album di fotografie che ormai ha assunto un aspetto un po’ consumato, ma va bene così. Per cosa si conservano queste immagini del passato, se non per un giorno di pioggia nel futuro?”
La figlia la insegue in questo territorio oscuro, sfida le regole come Orfeo. E anche lei, attraverso il disegno e il colore, cerca di raggiungerla nel luogo lontano dove si è rifugiata.

Disegnano e colorano, si sorridono e sfogliano insieme un album di vecchie foto, ritrovano ricordi che in ciascuna hanno una sfumatura diversa, pur riferiti allo stesso episodio.
Così, nel racconto alternato di madre e figlia, si ripercorrono due vite, intense, entrambe segnate dalla perdita, ognuna a suo modo.
Intanto si inventa anche un modo di comunicare, basato su immagini, colori e disegni e, seguendo l’animaletto come un portatore di luce nel regno delle ombre, si costruisce una possibilità per volersi bene, pur nei limiti imposti dalla malattia.
L’uso del colore, anche nei titoli e il gioco fra le due donne permette al romanzo di restare lieve. È forse il pregio maggiore del libro che del resto vorrebbe essere un invito a percorrere la vita fino in fondo e a trovare ciò che di bello rimane, ovunque e comunque.
Morellini Editore
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e da vedere  -  Belfast   

recensione di Carlo Confalonieri

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L'incipit è shoccante con quell'interminabile magnifica sequenza circolare attorno al piccolo Buddy, che torna a casa dai giochi e lascia alle sue spalle il mondo gioioso dell'infanzia e si ritrova davanti la guerra nella sua violenza più atroce.
E' quella religiosa dell'Irlanda del Nord, che a fine Anni 60 trasformò la pacifica Belfast in un assurdo teatro fratricida fra cattolici e protestanti. Ma a Branagh la guerra interessa fin lì e infatti via via la lascia sullo sfondo, creando un racconto di formazione autobiografico dove predominano i sentimenti, gli affetti, gli amori, le delusioni, gli inganni, le scoperte, le illusioni e le disillusioni. A quel punto mentre il film cresce dal lato privato e decresce da quello pubblico, si affaccia un senso di nostalgia che si muta in elegia. Si affacciano allora alla memoria due film grandiosi, due capolavori assoluti a cui BELFAST si imparenta, formando una trilogia della nostalgia e della crescita sullo sfondo di guerre vicine, ma lontane, viste come sfondo dominato dalla quotidianità dei sentimenti, anche non detti o indicibili: QUELL’ESTATE DEL 42 di Robert Mulligan e L'ULTIMO SPETTACOLO di Peter Bogdanovich. Se a quest'ultimo BELFAST si lega anche per l'uso di un bianco e nero ultra-espressivo, si rispecchia in entrambi i film per la bellezza, l’intensità, la semplicità e la complessità dei personaggi, che sentiamo nelle tre opere vivi, ma anche morti, presenti eppure già passati. Formando un grande cast superlativo che si fonde da un film all'altro, giovani e vecchi, bambini e ragazzi, giovani donne bellissime, uomini operosi; in un rimando continuo, in un SPOON RIVER della Settima Arte. Perché i film si legano fra loro, invadono la mente la memoria l'inconscio collettivo, prendendo vita e colori gli uni dagli altri. Per questo non a caso in questo film memorabile di Kenneth Branagh, solo al Cinema e a Teatro la visione diventa a colori. Mentre la TV resta in bianco e nero. Anche sul nostro sito, clicca qui 
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