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MAFALDA 2
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Siamo in un momento molto difficile nel mondo e forse è utile, con alcune  riflessioni, ricordare che la cosa più importante è poter continuare ad avere scambi con gli altri, confronti di idee, di opinioni, di sentimenti, pur nelle differenze. 

Le relazioni amicali e gli amori richiedono però un impegno e un lavoro quotidiano per costruire una piattaforma privata e pubblica che faccia da volano per la trasmissione di idee e la costruzione di progetti


Per celebrare l'impegno, l'affetto, la creatività di tutte le donne che ci seguono e ci supportano diamo loro voce dedicando questa newsletter all'amicizia  

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GRACIAS A LA VIDA CANTAVA VIOLETA PARRA 

Compio 80 anni 

amicizia ‌

Compiere 80 anni è un traguardo importante, una di noi con questo testo, ha voluto condividere con tutte noi  quello che la vita le ha donato, ma soprattutto dedicandolo “a tutte le donne della sua vita”, che, nella fortuna o sfortuna, l’hanno accompagnata nei vari momenti della propria esistenza. E dedicando loro le “pagine bianche” del suo futuro, che ci e le auguriamo numerose e affollate di altre donne indimenticabili.

Alle donne della mia vita

Care donne di famiglia, amiche, colleghe di lavoro, incontri felici, tra pochi giorni compio 80 anni. Compio 80 anni con gioia e serenità sfogliando l’album dei ricordi del passato, ma anche preparando le pagine bianche del futuro; mi sembra di essere una donna fortunata per quanto la vita mi ha riservato. E di questa fortuna anche voi avete avuto merito.
Mi avete regalato amore, affetto, sorrisi, stima, emozioni, comprensione e complicità. Siete state esempio di pensieri controcorrente e di scelte coraggiose; ho potuto condividere con voi gioie, difficoltà, progetti, dolori profondi, delusioni e soddisfazione per traguardi raggiunti, tanti momenti all’insegna dell’allegria e del benessere. Sempre convinta di avere accanto, con voi a cui dedico questi pensieri, donne un po’ speciali. Con alcune ho fatto e continuo a fare lunghe strade, con altre sentieri brevi, ma tutte avete lasciato tracce e ricordi del vostro passaggio: abbracci, consigli acuti, ricordi generosi, silenzi consolatori pieni di affetto, la gioia di rivedersi, due sedie a un bar, un film o un libro condivisi, parlarsi fitto fitto, raccontarsi di figli e progetti di lavoro. Sicuramente dimentico tanto, ma sicuramente questa è una grande ricchezza della mia vita. Grazie.   
Vorrei brindare con tutte voi; non ci riuscirò. Ma un calice di bollicine sarà riservato con il cuore e il pensiero a tutte voi.
Milena 
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THE DOCTOR IS IN 

the doctor is in ‌

Ho lavorato in ospedale come medico per oltre 40 anni e poi sono andata in pensione. Le mie amiche e compagne di vita sono andate in pensione anche loro, una a una, e cerchiamo di restare insieme in questa bella rete di amicizia e complicità che abbiamo creato in tutta una vita, dove insieme agli anni si sono infilate nuove abitudini, addii, trasferimenti, nipoti, malattie, attività frenetiche o invece isolamenti definitivi.
Con alcune di loro ho frequentazioni più ravvicinate perché insieme portiamo avanti l’entusiasmante progetto di indagare per migliorare la vecchiaia delle donne: le mie amiche sono ovviamente insieme a me le principali protagoniste dell’indagine che tocca tutto quello che nella vita reale significa invecchiare per le donne, fuori da luoghi comuni, superando la scarsa conoscenza, individuando i nuovi bisogni e vivendo le nuove realtà delle donne vecchie che siamo noi oggi. Al telefono spesso vengo chiamata come amica, ma dopo poco capisco che il consiglio è di quelli che si chiedono al medico e in questo caso all’amica medico. Febbre, tosse, gastrite, dolori articolari sono all’ordine del giorno al punto che la nostra Marina Piazza ci ha insegnato un bel saluto ironico da scambiarci prima di tutto “tamalù?” e cioè (dove hai male oggi? -t’as mal où) e dopo l’elenco di aggiornamento fra ginocchia, tunnel carpale, lombare, si può partire. Ma il mio sguardo di medico va oltre il consiglio telefonico e io mi soffermo a riflettere su questi grandi affetti e su come proteggerli. Vedo le mie “ragazze di Milano…che… han quel passo di pianura. Che è bello da incontrare Che è bello da ricordare” come dice Ivano Fossati, che vanno più incerte, con ginocchia e femori critici, le vedo fare gli scalini con fatica, le noto mentre si misurano le pulsazioni con discrezione e le vedo scappare con aria troppo seria quando devono andare a fare un esame o ritirare un referto importante.
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la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 29
di Renata Prevost

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Ammalarsi da grandi 

DONNE AMICHE ‌

Non c’è la mamma che ti compone le coperte, e non il papà che porta un giornalino, non la nonna che ti racconta le storie, spesso non i figli magari abitanti un’altra città o comunque con figli a loro volta, lavori, problemi della vita che corre.
I più fortunati hanno fratelli o sorelle vicini, magari una cognata, i più bizzarri qualche ex generoso non più riaccoppiato che si offre, la stragrande maggioranza ce la deve fare da solo, in mezzo a estranei.Organizzazione, decisione, pensiero, volontà e non si vuole pesare sugli altri. Soprattutto se arrivi da una generazione abituata ad essere indipendente sotto ogni aspetto. Certo avere un po’ di soldi aiuta, ma l’organizzazione e le conoscenze mediche sono il fattore principale. Ma nel corso del tempo ognuno di noi si costruisce una nuova famiglia, una famiglia scelta non di sangue ma forse più vera: gli amici. Dicono che i soci li conosci quando metti l’azienda in liquidazione, i coniugi nel divorzio, i fratelli nell’apertura del testamento, gli amici nella malattia. L’amicizia è una regia silenziosa tra due o più solitudini senza bisogno di riconoscenza, è un patto non scritto fra naufraghi che pur sapendo che il mare li inghiottirà si dividono una mela sulla riva, non chiede, non pretende, sopravvive agli angoli bui nei giorni in cui il sole è un’idea lontana. E quando tutto crolla resta lì come un bicchiere lasciato a metà su un tavolo pieno di briciole di biscotti, testimone di un’intesa che non ha bisogno di spiegazioni.
L’amicizia è un’ombra che segue la nostra anima, quieta e costante, anche quando la luce della vita cambia intensità, un labirinto di specchi dove ogni riflessione rivela un aspetto di noi stessi che non conoscevamo e ogni incontro con l’altro ci trasforma in modo impercettibile. Potremmo ricordare il film “Thelma e Louise” in cui le protagoniste accettano di buttarsi insieme in un burrone o in “Harry Potter” l’amicizia tra Harry, Ron e Hermione, un’amicizia incrollabile basata su rispetto, fiducia, supporto. E ancora nel libro e film “Il signore degli anelli” tra Frodo e Sam sostegno, incoraggiamento e compagnia leale e generosa. 
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 Scene di solitudine anziana 

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Luisa ha 75 anni, è sposata e ha due figli, che l’hanno resa nonna ben 4 volte. Ha tante amiche, con le quali svolge varie attività, ludiche (come visite a mostre, un pranzetto e un cinema ogni tanto) e di volontariato. Improvvisamente vedova, è smarrita e, in cuor suo, sente  come riempire il grande vuoto affettivo e la sua  solitudine e si getta anima e corpo nell'accudimento dei nipotini. Con grande gioia dei figli, che di settimana in settimana la riempiono di incombenze e impegni, per cui lei è sempre disponibile, a tal punto da annullarsi e non avere più spazi per sé stessa. Col passare dei mesi Luisa è sempre più stanca e oberata, e a fatica riesce a ritagliarsi il tempo per un po’ di ginnastica e per le necessarie visite mediche. Le amiche sono un lontano ricordo, le sente spesso, ma deve sempre declinare proposte e inviti: figli e nipoti innanzi tutto. Finché un bel giorno arriva una proposta troppo allettante: quattro giorni da trascorrere insieme alle amiche più care nella casa al mare di una queste per festeggiare gli 80 anni di una di loro, con un fitto programma di divertimenti vari. Quando una domenica a pranzo ne parla alla famiglia riunita, le reazioni dei figli la sconcertano: ma insomma, mamma, ne hai sempre una…ma che, hai ancora voglia di fare queste scorribande?... secondo me è troppo stancante per te!...E soprattutto: ma noi come facciamo? Di colpo Luisa si sente incompresa e terribilmente sola. E capisce per la prima volta che la solitudine non è tanto mancanza di famiglia, quanto, e forse soprattutto, mancanza di attenzione per le proprie esigenze e di sensibilità per i propri bisogni e per i propri desideri, che la vecchiaia non cancella affatto. Che cosa deciderà Luisa?
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Ageismo con gli occhi di un gruppo di donne  vecchie 

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Donne in ha, da tempo, nei suoi programmi l’approfondimento dell’ageismo; quella orrenda discriminazione basata sull’età che è profondamente radicata nella società, tanto da influenzare e condizionare donne e uomini. Dopo l’e-book dello scorso anno (che seguiva un corso di formazione sul tema tenuto in un grande ospedale), abbiamo pensato di fare una micro-indagine tra le iscritte alla nostra associazione. Lo abbiamo fatto per indagare il condizionamento inconsapevole che ci può riguardare.  Lo stato d’animo con cui sovente si guarda la condizione anziana è affollato di pregiudizi; e non è facile sfuggire al fascino del pregiudizio che nasconde in sé un segreto disprezzo per la debolezza, che si manifesta nel corso della vita e più frequentemente nella vecchiaia. Hanno risposto all’indagine in poche (23 donne), tuttavia il gruppo delle rispondenti ha ben presente le discriminazioni basate sull’età ed è contrario agli stereotipi che dipingono le persone anziane incapaci, poco efficienti, un po' dei parassiti. Queste donne non si considerano e non sono solo “dei vecchi e delle vecchie”, stereotipi che legge la vecchiaia non come un ciclo della vita, quanto piuttosto una fase del vivere da mettere ai margini della vita sociale. Le rispondenti respingono la pratica diffusa nel linguaggio parlato di rivolgersi alla donna anziana chiamandola “bella ragazza”. Sono anche contrari all’uso (molto strumentale) che vede nei lavoratori anziani coloro che rubano il lavoro ai giovani. Vale la pena ricordare che nel mondo del lavoro all’epoca dell’industrializzazione (poi, non così lontana!) l’anzianità dei lavoratori era un parametro su cui venivano determinati salari e stipendi.
Altro dato importante sono – secondo le rispondenti - le discriminazioni sulla base dell’età nel servizio sanitario: lo afferma più del 50%.
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Pensieri in libertà leggendo"Misurare la complessità  assistenziale negli over 65 che vivono a domicilio" 

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Una nota bibliografica che precede un’ampia rassegna di ben 9000 articoli ha attratto la nostra attenzione! La nota bibliografica compare in aprile 2025, pubblicata da UPO (Università del Piemonte Orientale, Aging Project) ed è a cura di Erika Bassi.  L’argomento della rassegna riguarda la complessità assistenziale negli anziani che vivono a domicilio e che hanno un’età superiore a 65 anni. Gli autori della rassegna individuano solo quattro studi idonei nei quali sono indicati gli strumenti per permettere la valutazione della complessità dei bisogni sociosanitari degli anziani. Gli autori “sottolineano l’importanza di integrare fattori psicosociali, ambientali e clinici nei processi valutativi per sostenere il processo decisionale, in particolare per gli infermieri che operano in contesti comunitari privi di équipe multidisciplinari strutturate”, come riporta Erika Bassi nella sua recensione. “I servizi infermieristici che operano a livello domiciliare e comunitario rivestono un ruolo fondamentale nell’ identificazione e nella gestione di questi bisogni. Tuttavia, non esiste una definizione condivisa di ‘complessità’ né strumenti validati per misurarla”. Uno degli strumenti migliori definisce la complessità come “l’interazione di fattori nella vita di una persona (biologici, psicologici, sociali, ambientali e relativi ai sistemi di supporto)” e “valuta sei ambiti: coinvolgimento, bisogni clinici, contatto sociale, famiglia e caregiver, risorse e sicurezza”.
Erika Bassi mette in evidenza che questa revisione “porta alla luce l’assenza di una definizione condivisa del concetto di complessità” e che i risultati incoraggiano a superare il modello puramente bio-medico, promuovendo un “approccio centrato sulla persona, che includa benessere psicologico, reti sociali, sicurezza ambientale e obiettivi personali”.
Eugenia Omodei Zorini
(in LETTI PER VOI l'articolo originale tradotto).
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megafonoLa posta del look
di Carla Massara

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PREZIOSI CONSIGLI 

foto Massara ‌

Nell’imminenza della stagione estiva, ho incominciato a proporre delle lezioni di stile nel mio Atelier. Nulla d’impegnativo o particolarmente complicato, anzi posto con molta leggera delicatezza. Solo dei piccoli consigli.
Nella realizzazione di un abito non ci potrà mai essere un ottimo risultato se vengono a mancare quei fattori fondamentali per fare sì che quel bell’abito trovi il suo giusto habitat.
Non deve mancare una buona postura, per esempio. Oppure una camminata elegante o un’impostazione delle braccia in linea con il nostro corpo.
Spesso noi donne ci fissiamo sulle braccia, evitando perentoriamente d’indossare capi sbracciati. Ecco che qui una lezione di stile è necessaria. Se le braccia non sono più perfette, proviamo a non muoverle sgraziatamente ma a tenerle, con grazia, vicine a noi, con la schiena diritta e i muscoli addominali attivati. Ci accorgeremo che cambierà tutta la percezione del nostro corpo e non focalizzeremo più lo sguardo solo sui nostri difetti ma su una visione più olistica del nostro aspetto fisico.
Andiamo incontro all’estate come se camminassimo su un filo immaginario, appoggiando prima il tallone e poi la punta del piede. Non camminiamo appoggiando subito tutta la pianta del piede, altrimenti sembreremo pesanti e sgraziate e, quell’immaginario filo dove stiamo muovendoci potrebbe spezzarsi…
E così potremo indossare una varietà di abiti molto più ampia, senza troppe restrizioni. Come una bella tuta elegante, becco d’oca o blu porcellana, sbracciata, con il pantalone larghissimo che seguirà, con passo di danza, il nostro percorso.
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 Da leggere: RESTA CON ME di  Ayobami Adebayo

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Nigeria, fine secolo scorso: un Paese in vivacissima transizione dal sottosviluppo e dalla vecchia tradizione verso la modernità con nuovi modelli di costumi e relazioni. Yejde e Akin, compagni di università a Lagos, progettano la loro storia di coppia con occhi e cuore rivolti al futuro. Il loro amore sarà sufficiente; la poligamia, abitudine consolidata nel paese, è un ospite lasciato fuori dalla porta della loro casa. La strada intrapresa dai due ragazzi vive e si alimenta del loro grande amore e delle nuove istanze di modernità: parità tra uomo e donna, autonomia femminile, condivisione delle difficoltà che la rottura con la tradizione pone ai giovani. Sembra che tutto proceda serenamente, passo dopo passo nella costruzione di una coppia nuova rispetto alla storia passata del Paese. Ma dopo quattro anni su Yejde e Akin incombe la mancanza di figli. Non è più un problema solo loro, ma coinvolge, con dinamiche dirompenti, la loro famiglia allargata, la piccola comunità di appartenenza, la grande comunità in generale dove non è previsto e accettabile che una donna realizzi pienamente se stessa e la coppia pur non generando, come richiesto, non solo uno ma più figli. E a questo punto la tradizione spazza, con facilità incredibile, i progressi di modernità raggiunti dal pensiero comune.
Yejde, solo Yejde, è responsabile e colpevole della situazione. Yeide non è più la ragazza emancipata, colta, proiettata su un modello di donna nuova.

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 Da vedere:  ARAGOSTE A MANHATTAN (La Cocina) 
di Alonso Ruizpalacios 

Recensione di Carlo Confalonieri  

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Furioso straziante magnifico. Il ritratto dell'America di oggi come incubo, così come quello dell'America della grande depressione del 29 - quasi un secolo fa - è immortalato in NON SI UCCIDONO ANCHE I CAVALLI? capolavoro di Sidney Pollack, sulle funeree maratone di ballo per i disperati del tempo. La' si danzava, qui si cucina. Danza e cibo facciate di un benessere fasullo. Siamo nel The Grill, frequentatissimo ristorante di New York, macchina mostruosa che sforna cibo grazie a un esercito di cuochi, camerieri, impiegati. Siamo a Times Square descritta da subito come un luogo circolare dove il tempo gira su stesso, un crocevia umano fatto di gironi in cui entri e non esci più. The Grill è uno di questi, multietnico come un crogiolo di razze, anime perse, molte clandestine, in cerca di un inserimento che ne impedisca il ritorno nei rispettivi paesi. Mentre Trump erge muri, il film potentemente visionario del messicano Alonso Ruizpalacios li abbatte a spallate, fatte di piani sequenza a dir poco vertiginosi, infernali, lisergici; trasfigurando The Grill, allagandone le cucine, incendiandone i personaggi devastati dallo stress, infiammando e raggelando la storia d'amore fra la cameriera gringa Julia e il cuoco messicano Pedro (Rooney Mara e Raul Briones strepitosi, sensuali e carnali anche nel degrado più assoluto). Girato in un bianco e nero onirico, vicino a quello di ROMA di Cuaron, il film superbo e sperimentale è quasi un'esperienza visiva, una performance geniale che fa la radiografia di un paese sfasciato, moralmente devastato, quasi sommerso dal proprio caos infernale. Dove pero' avvengono anche miracoli, compaiono raggi verdi, spuntano sguardi innocenti come quello di Estrella la piccola messicana in cerca di lavoro.. La grande sorpresa di quest'anno cinematografico. Imperdibile
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VI SEGNALIAMO sul nostro sito la nuova categoria "LETTI PER VOI" dove potrete trovare interessanti articoli nazionali e internazionali raccolti per voi.

Ricordatevi del nostro BLOG per cercare di parlare insieme  dei temi fondamentali della nostra età.  Cliccando  su 'ESPRIMI LA TUA OPINIONE', puoi trasmettere e diffondere, anche anonimamente, il tuo pensiero e la tua esperienza.

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       Tesseramento 2025 
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E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN    
ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............
che di tessere    
ce n'è per tutte!! 



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VIGNETTA AMICHE