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Nigeria, fine secolo scorso: un Paese in vivacissima transizione dal sottosviluppo e dalla vecchia tradizione verso la modernità con nuovi modelli di costumi e relazioni.

Yejde e Akin, compagni di università a Lagos, progettano la loro storia di coppia con occhi e cuore rivolti al futuro.                        Il loro amore sarà sufficiente; la poligamia, abitudine consolidata nel paese, è un ospite lasciato fuori dalla porta della loro casa. La strada intrapresa dai due ragazzi vive e si alimenta del loro grande amore e delle nuove istanze di modernità: parità tra uomo e donna, autonomia femminile, condivisione delle difficoltà che la rottura con la tradizione pone ai giovani.                Sembra che tutto proceda serenamente, passo dopo passo nella costruzione di una coppia nuova rispetto alla storia passata del Paese. Ma dopo quattro anni su Yejde e Akin incombe la mancanza di figli. Non è più un problema solo loro, ma coinvolge, con dinamiche dirompenti, la loro famiglia allargata, la piccola comunità di appartenenza, la grande comunità in generale dove non è previsto e accettabile che una donna realizzi pienamente se stessa e la coppia pur non generando, come richiesto, non solo uno ma più figli. E a questo punto la tradizione spazza, con facilità incredibile, i progressi di modernità raggiunti dal pensiero comune. Yejde, solo Yejde, è responsabile e colpevole della situazione. Yejde non è più la ragazza emancipata, colta, proiettata su un modello di donna nuova. Yejde è la sposa disprezzata dalla suocera che riesce a imporre al marito una nuova moglie; Yejde è la giovane donna che deve sottoporsi a rituali magici degradanti e inefficaci; Yejde senza alcuna solidarietà deve accettare di continuare a cercare figli anche dopo la morte tragica di più di un suo neonato. Akin resta sempre sullo sfondo, non solidarizza e non offre vicinanza alla moglie pur consapevole della sua responsabilità in questa situazione.

È tanto travolto dal peso della tradizione da rifugiarsi in una soluzione del problema che travolge affetti e rapporti familiari importanti in un crescendo di dolore, di tragicità che coinvolge anche la seconda moglie, di scelte disperate e per noi difficilmente comprensibili.

Il libro è piaciuto molto al nostro gruppo di lettrici per la capacità della scrittrice di descrivere la complessità della Nigeria, sospesa tra la tensione verso la modernità e la sacralità della tradizione, minacciata dal terrorismo, ma vivace dal punto di vista economico e culturale, Paese di grandi speranze e di sogni infranti.

Ci siamo ritrovate, però, altrettanto concordi nel dire che è piaciuto poco lo stile del romanzo: abbiamo condiviso la sensazione di una narrazione piatta, quasi incapace di andare in profondità affrontando sentimenti ed emozioni, in difficoltà nella descrizione di un sentire intimo sulla maternità. Forse giustificato, così abbiamo pensato, dalla giovane età della scrittrice.

 

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