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DA LEGGERE: LA TRECCIA DELLA NONNA DI ALINA BRONSKY

La treccia della nonna di Alina Bronsky, Kellereditore

Fin dalle prime pagine scopriamo che Nonna Margarita Ivanovna non è saggia, accogliente e paziente. Profuga dalla Russia in Germania è molto delusa dalla vita di povertà che le si prospetta in un Paese straniero e “pericoloso”. Già perché per la nonna tutto minaccia il suo piccolo nucleo familiare: le nuove abitudini, i contatti con i nativi, le usanze, i cibi, i batteri. L’ex ballerina si pone nella nuova vita in Germania come su di un palcoscenico dove ha sempre il ruolo di “capricciosa star” che detta regole, impone comportamenti, sgrida, minaccia ritorsioni e sventure. Le vittime o meglio gli oggetti di questo egoistico ed esagerato amore, sono il silenzioso marito tartaro e il nipotino orfano di genitori e la simbolica treccia di capelli rossi di henné.

L’ironia del racconto rende il personaggio, in teoria odioso, molto tenero e fragile per l’immensità dei suoi errori: opporsi alla nonna non è possibile per non incorrere in reazioni violente e sconsiderate che lasciano attonito chiunque si trovi a tiro. Il marito sembra piegarsi per evitare le liti e al nipote viene ripetuto che ogni regola o proibizione è fatta per preservarlo dagli innumerevoli pericoli che si annidano fuori dal loro piccolo mondo.

La trama riserva qualche clamoroso colpo di scena che ci racconta come Margarita, da vera matriarca, sappia trasformare anche i tradimenti della vita in gesti di generosità e di sottomissione per non distruggere il suo piccolo mondo, senza il quale sarebbe lei a non poter sopravvivere.

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