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Da vedere: Memory di Michel Franco

Ricordare, rimuovere i ricordi, ricostruirli: tre opzioni che ci sono date per elaborare e/o rielaborare il passato.

A Sylvia ex alcolista, che ha riassestato la sua vita attraverso l’educazione della figlia (padre inesistente) e il lavoro in un centro di accoglienza, sono date tutte e tre.

A Saul invece nessuna, perché preda dell’Alzheimer che accetta con una grazia quasi ironica.

Sono Jessica Chastain e Peter Sarsgaard (Miglior Attore a Venezia) assolutamente magnifici, sfumati e nel tema memorabili. Si incontrano per caso in una New York livida autunnale eppure morbida, borghese, simile a quella del sublime INTERIORS di Woody Allen e dal loro incontro scatta un’indagine sul loro passato.

Che Sylvia compie in modo maldestro confondendo Saul per l’uomo che la violentò al Liceo e che invece Saul, per la sua condizione, non può compiere, affidandosi a Sylvia. La quale pian piano, di fronte alla dolcezza e alla richiesta d’affetto dell’uomo, finalmente abbassa le difese e si lascia avvicinare dalla vita, dal sentimento e dall’opportunità di amare per la prima volta.

Ma il viaggio sarà tortuoso passando per le famiglie di Sylvia e Saul, incarnate dalla sorella e dalla madre di lei (le splendide Merritt Wever e Jessica Harper) e dal fratello di lui (il sempre bravissimo Josh Charles); pedine di un passato fatto di abusi e negazioni verso Sylvia e Saul, che si ritrovano come immagini allo specchio.

Il grande autore messicano Michel Franco -che ha portato il suo Cinema estremo all’apice della ferocia con NUEVO ORDEN- ha iniziato una sorta di marcia indietro già col bellissimo SUNDOWN. Entrando in meandri psicologici risolti con snodi molto profondi, collegati psicanaliticamente agli archetipici parentali, che ritornano ancor più elaborati in questo stupendo MEMORY, dove il tema della memoria si palleggia fra padri e figli, fratelli e sorelle, madri e figlie.

Come in un thriller dell’anima ferita, sanata a fatica e custodita infine come il bene più prezioso e salvifico, contro le violenze fisiche e psicologiche subite inconsapevolmente, apparentemente dimenticate e invece ben salde lì nell’inconscio che ci accompagna e non ci permette (per fortuna) di dimenticare. Superbo, dolente e pieno di speranza, un film che fa bene.

 

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