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Da vedere: Giovani madri di Jean-Pierre e Luc Dardenne  

Un mosaico sempre in bilico verso la disperazione, eppure il Film più corale dei Dardenne usa la forza di un gruppo di ragazze madri in una casa famiglia per far leva e risalire la china.

Donne sull’orlo del baratro, che però si rispecchiano nei loro nascituri e diventano doppie, quindi più forti. La forza di chi fu abbandonata a sua volta, di chi conobbe il degrado famigliare ,la droga, gli abusi. Volti segnati, veri, bellissimi nelle loro giovanili verità e tenacia.

I Dardenne procedono per tasselli, mostrando una a una queste giovani madri disperate sbattere contro ogni muro, dalla ricaduta nella dipendenza, al nuovo rifiuto della madre di incontrare la figlia abbandonata e ormai ragazza, alla fuga dei presunti padri giovani e codardi. Ma poi nel Cinema apparentemente laico dei due Maestri arriva la Provvidenza, con le scelte ponderate anche di un affido che dia dignità, la volontà di risalire ricordando un’antica professoressa che insegnava poesie.

E allora l’impennata della vita presa per i capelli da due geni del Cinema, arriva come un fulmine ,un fiume in piena, che per piccoli gesti (la madre che accoglie la figlia nella stireria dopo averla rinnegata per anni, una sorella che da’ una stanza alla sorella senza casa con un bimbo fra le braccia, la lettera destinata alla figlia data in adozione correndo poi a scuola senza saltare la lezione, la vecchia professoressa scelta come testimone di nozze per suggellare l’addio alla tossicodipendenza) smuovono montagne e portano pesi di umanità sulla bilancia della vita.

Il baricentro si ribalta sotto i nostri occhi, senza uno o più lieti fini appiccicati, ma con un senso di speranza così terreno da divenir divino. Il Divino dentro di noi e dentro al Cinema così terreno, scioccante e senza sconti anche visivi dei Dardenne, sorta di rabdomanti dell’oro nascosto sotto la spazzatura. Lì brilla basta guardare. Magnifico e necessario.

Recensione di Carlo Confalonieri

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