|
| |
Le rubriche I film in sala - Libri letti per voi -La bellezza non ha età - La posta del look
|
|
|
| |
UNA RELAZIONE PASSEGGERA di Emmanuel Mouret
| |
Negli ultimi film della sua preziosa filmografia, l'eccellente nuovo cantore della commedia francese Emmanuel Mouret, aveva allargato la visione all'intreccio romanzesco nello splendido film in costume "Mademoiselle de Joncquires" o all'affresco contemporaneo nel meraviglioso "Les choses q'on dit, les choses q'on fait". Restando sempre nella composione/scomposizione delle relazioni sentimentali, raggiunge il sublime restringendo il campo nel nuovo superlativo "Una relazione passeggera”. Una coppia di amanti: Simon introverso sposato impacciato e problematico, Charlotte estroversa disinvolta madre single risolta almeno all'apparenza. Si incontrano, si piacciono, decidono di andare a letto senza nessun tipo di progetto o aspettativa, per "farsi del bene' aprendo una parentesi senza complicazioni sentimentali né passionali. Vediamo solo loro, nulla del loro privato, come fossero cavie di un esperimento. Si può star bene insieme, fare l'amore, provare felicità senza innamorarsi? Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
TAR di Todd Field (Venezia 79 Coppa Volpi Cate Blanchett)
| |
L'illusione imperfetta dell'onnipotenza sotto forma della perfezione musicale, passa dalla bacchetta della più grande direttrice d'orchestra del mondo -Lydia Tar- e arriva alla sua psiche devastata, mascherata dal controllo e dall' autocontrollo più assoluti. Nulla, in lei giunta prima donna alla direzione dei Berliner Philharmoniker, lascia trapelare strategie mentali patologiche destinate a colpire come un boomerang la magnificenza armonica prodotta dai suoi gesti e dai suoi pensieri. Di lei che domina il tempo, lo plasma, il tempo come elemento fondamentale dell'interpretazione secondo la lezione del suo mentore Leonard Bernstein. Lydia Tar è chi avvia il tempo, il massimo dell'onnipotenza umana vicina a quella degli dei. Ma come gli dei, Tar cattura le anime degli umani, nel suo caso delle donne e in quanto lesbica le soggioga in giochi di potere e sottomissione, in favoritismi subdoli. Cate Blanchett, gigantesca già in "Blue Jasmine" di Woody Allen, omaggiò l'immensa Gena Rowlands dei film di Cassavetes. Qui lo fa agganciandosi alla Gena Rowlands woodyalleniana di quel capolavoro assoluto che è "Another woman ", dove una donna apparentemente perfetta vede sgretolare la sua maschera. A Lydia Tar accade altrettanto, attraverso un crescendo rivelatore: della sua mostruosità interiore che ha condotto al suicidio un'allieva, dei suoi cedimenti sentimentali di fronte all'infatuazione per una violoncellista che la tira pazza e ne mette in discussione il suo ménage con Sharon, dell'ambigua relazione di sesso/potere con l'assistente che silurata, si vendicherà. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
|
|
|
|
|
| |
“Il Ragazzo” di di Annie Ernaux editore L’Orma editore
| |
Il Ragazzo è un racconto di Annie Ernaux, premio Nobel 2022, nel quale l’autrice narra la relazione tra una donna cinquantaquattrenne e un ragazzo di 30 anni più giovane. L’avventura che entrambi desiderano si trasforma a poco a poco in una storia d’amore profonda, nel corso della quale la donna vive e rivive sesso, tempo e memoria. Anche il corpo di lei non ha più età: i segni del tempo sembrano dissolversi. Ma prontamente quei segni tornano a manifestarsi negli sguardi di disapprovazione di coloro che passano loro accanto. “Era impossibile fuori casa dimenticare che stavamo vivendo quella storia sotto lo sguardo della società”. Lo scandalo che suscita la loro relazione rafforza in lei la determinazione a non nasconderla, a non provarne vergogna, così come non hanno vergogna gli uomini che vivono relazioni con donne giovanissime. Certo, la vita che lei e il giovane condividono la strappa alla sua generazione, ma nello stesso tempo deve osservare amaramente: “io non appartenevo alla sua”. Il tempo ritorna! E il viaggio nel tempo si mescola alla memoria dei rapporti passati e agli aspetti sociali della sua relazione. Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|
| |
Lady Cinema” di Valentina Torrini edizioni le plurali
| |
La mia maestra delle elementari si chiamava Gemma Martinenghi. Quando l’ho conosciuta, aveva già una certa età e gestiva con dedizione le classi che le venivano affidate, classificate sempre sotto la lettera “E”, l’ultima sezione, che raccoglieva per la maggior parte gli “ultimi” del quartiere, i ripetenti, e qualche eccezione, tra cui io, che comunque venivo da una famiglia bislacca e quindi sotto la lettera “E” ci stavo tutta. La maestra Gemma si inventava continuamente dei metodi per farci imparare e, quegli anni, cioè la fine degli anni ’70, le hanno permesso di imparare molto anche lei. L’ha fatto con entusiasmo. E in classe abbiamo imparato costruendo degli spettacoli teatrali, scrivendo e suonando delle canzoni, guardando insieme dei film. Ho pensato a lei, leggendo “Lady Cinema”. Penso che le sarebbe piaciuto e che l’avrebbe studiato e usato in classe. D’altra parte, la maestra non si era scomposta quando, per l’esame di licenza elementare, le avevo comunicato che avrei parlato del libro che mi aveva regalato mia mamma: “Cambia il corpo, cambia le vita”, scritto dai collettivi femministi americani. E non si era troppo scomposta neanche quando, al suddetto esame, ho spiegato alla commissione che, alle riunioni del collettivo femminista di mia mamma, mi avevano fatto cercare davanti a uno specchio dove era il mio clitoride, e io l’avevo trovato. “Lady cinema” sarebbe stata un’ottima guida per il suo desiderio di insegnare e di imparare, per la sua ricerca di strumenti che ci potessero far riflettere su come guardare il mondo uscendo dagli stereotipi. Per continuare la lettura clicca qui
|
|
|
|
|
| |
Tendenze: il recupero
| |
Il gusto di una donna certo evolve con gli anni e sarà capitato a tutte di avere nell’armadio dei capi che oggi ci sembrano di un’altra persona…, probabilmente di quella che eravamo anni fa! Eppure riusciamo a compiacerci perché riconosciamo che era un buon acquisto! Anche se oggi preferiamo uno stile più confortevole e meno formale quel capo è ancora bello e se ci pensiamo un po’ si può recuperare con soddisfazione, probabilmente anche con un paio di sneakers! D’altra parte tra i concept più interessanti delle prossime stagioni spiccano alcune parole interessanti: qualità, durevolezza, personalizzazione e recupero! E recuperare è divertente e gratificante! Il recupero intelligente ha delle regole. Cominciamo con le proporzioni: 1. Grande con grande: perché se una donna alta e dalle forme generose indossa qualcosa di piccolo (per esempio degli orecchini, una mini-bag o un golfino con la manica 10 cm sopra il polso,…) per contrasto le sue forme sembreranno ancora più consistenti e gli orecchini ancora più piccoli… 2. Piccolo con piccolo: Se una donna piccola dalla corporatura minuta indossa un accessorio (per esempio una borsa) grande… la borsa sembrerà enorme e lei… ancora più piccola! Così come scarpe strutturare con la suola grossa faranno l’effetto “scarpantibus”. 3. Medio con medio E’ perfetto per non sbagliare! Cinture, borse, spille, collane, bracciali,… una donna di taglia media può scegliere con grande libertà! E la sua immagine avrà sempre un perfetto equilibrio. A presto Crimildee Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|
| |
La posta del look di Carla Massara
|
|
|
|
| |
Moda e femminilità a Sanremo 2023
| |
Il Festival di Sanremo, piaccia o no, è una grande vetrina sul nostro mondo. Impossibile per chi si occupa di moda non osservare tutti gli abiti che sono passati sul palco del Festival in questa settimana. Ho potuto vedere che lo stile lingerie, già visto e stravisto, è molto in auge. Tantissime cantanti si sono esibite con reggiseni e slip che dominavano dalle trasparenze totali degli abiti. Prima tra tutte Elodie che ha interpretato con intelligenza questa tendenza, avvalorata anche dalla sua notevole presenza scenica. Gli abiti di Chiara Ferragni erano bellissimi anche se non mi hanno particolarmente affascinato come invece ha fatto la tuta blu notte in velluto di Dior Haute Couture di Giorgia. Non ho una particolare attrazione verso tutti questi abiti che non sono abiti ma solamente dei fourreaux trasparenti su dei corpi femminili. Preferisco continuare ad amare la moda per lo studio stilistico dei capi e per il pazzesco e affascinante mondo dei tessuti. E poi è arrivata lei, Carla Bruni. Inguainata in una splendida tutina vintage di Versace, indossata trent’anni prima, ha fatto dimenticare in un baleno qualsiasi trasparenza e nudità viste prima e non c’è stato più niente da fare per nessuna. Con classe estrema, eleganza e intensa femminilità non è nemmeno entrata nella mia personale classifica di chi era meglio vestita talmente era oltre. Finito il Festival e chiuse tutte le solite polemiche si ritorna a sognare la primavera e con essa giacchine anni ‘50, pantaloni di seta fluttuanti e tanti splendidi colori. Anche sul nostro sito
|
|
|
|
|