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(immagine creata dalla studentessa Giorgia Terni Classe II Indirizzo Ipermediale, SCUOLA PROFESSIONALE ARTE MURARIA DI MILANO durante il periodo di “alternanza scuola-lavoro” presso Fondazione Anna Kulishioff)
1945 / 2025 Sono passati 80 anni dalla liberazione dalla
dittatura fascista Sono passati 80 anni da quando le donne italiane hanno diritto di voto Per festeggiare queste due fondamentali date della nostra storia recente, vogliamo ricordare una delle 21 Madri della nostra Costituzione: Lina Merlin
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LINA MERLIN RAPPRESENTA LA MIGLIORE TRADIZIONE POLITICA ED UMANA ALLA QUALE SI POSSA RICHIAMARE ANCORA OGGI LA STORIA DEL NOSTRO PAESE E IL SUO ESSERE DONNA FORNISCE UN VALORE AGGIUNTO ALLE CARATTERISTICHE DEL SUO IMPEGNO PUBBLICO POLITICO SOCIALE. IL TRATTO PECULIARE DELL’INTERA VITA POLITICA DI LINA MERLIN È L’IDEALE DI GIUSTIZIA SOCIALE CHE SI CONCRETIZZA IN UN IMPEGNO COSTANTE NEI CONFRONTI DEI SOGGETTI PIU’ DEBOLI, SICURAMENTE IDENTIFICATI NEI BRACCIANTI, NEGLI OPERAI, MA ANCHE NELLE DONNE E NEI FANCIULLI PER USARE UN TERMINE A LEI CARO. GIUSTIZIA SOCIALE ANCHE COME FERMA DIFESA DELL’EGUAGLIANZA E DELLA LIBERTA’ DELLE PERSONE Lina Merlin nasce a Pozzonovo, prima di dieci figli, ma cresce a Chioggia presso la nonna materna: arriva da una famiglia di piccola borghesia, la mamma è maestra ed il padre segretario comunale. Una condizione sociale questa che le consente di andare a scuola, prima alle elementari e poi alle medie, iscriversi in seguito all’istituto magistrale, studiare il violino, frequentare il teatro e l’opera, quest’ultima sua grande passione insieme a quella per il circo, come cita nella sua autobiografia. Segue la strada materna e a vent’anni inizia a lavorare come maestra a Padova e, anche se ben presto ottiene l’attestato che le avrebbe permesso di insegnare francese nelle scuole medie, sceglie di continuare a lavorare nelle elementari, fino al 1926 quando rifiuta di prestare giuramento al fascismo ed è estromessa dall’insegnamento. per continuare la lettura clicca qui
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Invecchiare informate Viaggiare senza problemi? Si devono conoscere i propri diritti.
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Quando si programma un viaggio si può incorrere in una serie di imprevisti: per esempio treni cancellati o con grandi ritardi, hotel che non rispecchiano quanto descritto nella prenotazione e infine la necessità di cambiare le proprie date di partenza. Per fortuna, esistono normative a tutela dei consumatori che consentono di ottenere rimborsi, risarcimenti e assistenza; è quindi fondamentale conoscere i propri diritti e contattare tempestivamente le parti competenti I casi più diffusi riguardano i problemi legati ai Voli aerei Uno dei casi più comuni riguarda i voli. Il Regolamento (CE) n. 261/2004 stabilisce i diritti dei passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardi prolungati. (limitatamente ai voli in partenza da aeroporti dell’Unione Europea, così come a quelli in arrivo in un paese UE, da compagnie aeree europee). Se una compagnia cancella un volo con meno di 14 giorni di preavviso, il passeggero ha diritto a una compensazione economica in base alla distanza della tratta: ad esempio 250 euro per voli fino a 1.500 km. Più lunga la tratta più alto il rimborso. Tuttavia, la compagnia non è tenuta a versare l’indennizzo se la cancellazione è dovuta a circostanze eccezionali, come ad esempio condizioni meteo avverse etc. Se invece la cancellazione dipende da motivi organizzativi, come scioperi interni o guasti tecnici il passeggero ha diritto al risarcimento. Indipendentemente dall’indennizzo economico, il passeggero può scegliere tra: ✅ Rimborso del biglietto (entro sette giorni) ✅ Volo alternativo per raggiungere la destinazione finale Overbooking e negato imbarco Se un passeggero viene respinto al gate nonostante abbia una prenotazione valida, per overbooking ha diritto a: 🔹 Compensazione economica, identica a quella prevista per le cancellazioni 🔹 Rimborso del biglietto o volo alternativo Rinuncia al viaggio: cosa spetta al passeggero? Se è il viaggiatore a dover annullare il viaggio, il rimborso dipende dalle condizioni tariffarie scelte al momento dell’acquisto. La spulciatrice Per continuare la lettura clicca qui
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La cicala parlante n. 27 di Renata Prevost
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LA SOLITUDINE E’ LIBERTÀ O ISOLAMENTO?
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La vecchiaia è sparire un po’ per volta, i vecchi non il vedi, non li ascolti, sono come poltrone consumate, occupano spazio e tempo ma non l’interesse altrui. La solitudine li mastica piano, come fa il mare con le rocce, non per rabbia ma per mestiere e loro si aggirano tra sedie vuote, piatti riposti e finestre chiuse, in attesa che un ricordo, un nome, un suono li chiami ancora. Crudele come una società possa considerare inutile colui che ha vissuto, il vecchio è portatore silenzioso della saggezza che solo il tempo può donare, una ragnatela di tessuto che in qualche modo ha cambiato le cose nel piccolo o grande spazio che ha occupato, la scena finale nel film sulla “Tatcher” in cui lei lava una tazzina nel lavandino della sua cucina come una qualunque casalinga anticipa l’altra livella, quella definitiva descritta da Totò. Eppure nel cuore e nella mente del vecchio la vita pulsa come prima, il vecchio fatica a sentirsi tale, in più l’aumentata saggezza lo rende ancora più nobile e interessante, la solitudine in cui cade è colpa della società, della perdita dell’anima collettiva. Ma esiste un risvolto come sempre, la solitudine può diventare uno spazio privilegiato, è infatti nel silenzio e nel distacco dal mondo che il protagonista riesce a accedere alla profondità della memoria e del sentimento, in questo c’è una felicità melanconica e dolce che rende piacevole la solitudine anche perché intuendo meglio le persone e il mondo ci si rende conto della piccolezza della maggior parte degli esseri umani. Quindi benvenuta solitudine, soprattutto di questi tempi in cui il mondo sta veramente cambiando le carte in tavola, in cui tutti i valori conosciuti da due generazioni si stanno sovvertendo, in cui tra essere e avere sta diventando imperativo il mostrare: “mostro dunque sono”, che siano parti del corpo normalmente riservate alla spiaggia o a un partner e ora esibite come gioielli a ogni piè sospinto o siano beni materiali sciorinati non come un raggiungimento del lavoro ma come spettacolo delle proprie qualità, lasciando l’animo smarrito nei vicoli maleodoranti dell’esibizionismo, tutto ciò a un vecchio non conviene, non certo per moralismo poiché i boomer ne hanno fatte di tutto e di più ma per estetica e educazione. Per continuare la lettura clicca qui
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Vecchia: 7 lettere piene di significati
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Dobbiamo affrettarci care donne che ancora insistete col dire che la definizione “vecchia non mi piace” e che “non si deve dire perché è brutto”, come dicono spesso amiche ultrasettantenni. Dobbiamo affrettarci a “battezzarci” perché, come dice il giornalista Michele Serra nel suo Post settimanale, dopo la distruzione del politicamente corretto da parte dei molti governanti, non più illuminati, che stanno infestando il mondo, arriverà il “politicamente infame” e noi siamo a rischio. Rischiamo infatti le decrepite, le dinosaure, le bacucche, le stantie, le stagionate e quindi bisogna tornare ai fondamentali: brutta la parola vecchia o brutta la vecchiaia? Ci dobbiamo davvero rassegnare a vivere di sinonimi o parole in prestito da altre lingue o proviamo a capire cosa ci sta dentro questo tabù? Sì perché di tabù si tratta: anziana è tollerato perché ha tratti da arredo, diversamente giovane non si può sentire così come di una certa età, agée è molto chic ma è francese e in pochi lo capiscono, senior vale solo per i maschi, over va accompagnato da un numero (65 per esempio) sennò è fuorviante a causa delle vicinanze con oversize (giammai) con overdose, overbooking ecc. Vecchia signora piace di più, ma non sempre possiamo usare questa abbinata cortese. I vicini inglesi e francesi sembrano meno preoccupati delle evocazioni della traduzione di vecchio/a, infatti old, elder, vieille, vieux sono di uso comune (forse perché ancient o ancien hanno implicazioni che richiamano la mobilia, l’architettura, forme di governo come l’ancien régime e via così) e addirittura in Francia è uscita una rivista collegata al CNAV (Comitato Nazionale Autoproclamato della Vecchiaia) che si chiama VIEUX. Tutti comunque siamo stati sommersi dal termine boomer, anglofoni e no, adottato da molti giovani per parlare di noi e che in Italia ha già assunto la connotazione di militante sessantottino, di invadente, di ostinato intellettuale, di indomabile: quindi non un termine generalista. Si dice che il collegamento fra parola e pensiero sia stretto ed automatico e che, in assenza di una chiarezza di pensiero anche la parola risulti confusa: forse è così anche per la questione vecchia. Vogliamo vivere a lungo e quindi invecchiare, ma vogliamo farlo senza essere private di quella civetteria o eleganza che la parola vecchia non contiene. Sappiamo tutte che si tratta di immaginario, di condizionamenti, di proiezioni, insomma di un ennesimo stereotipo, ma facciamo fatica a racchiudere in una parola che risulta così essenziale tutta la nostra lunga storia. Di vecchia non amiamo lo sciupato, il fuori moda, l’arretrato, il bisognoso di una revisione perché prossimo al fine funzionamento. E così in quanto non battezzate, restiamo nel limbo senza una vera e forte identità sociale e culturale che si rispecchi nel linguaggio, al contrario di quello che siamo nella realtà. per continuare la lettura clicca qui
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Non rivalutare le pensioni aumenta la sfiducia dei giovani
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Abbiamo già dato notizia in passato della decisione governativa di non procedere alla rivalutazione delle pensioni per adeguarle al costo della vita e garantire ai pensionati il mantenimento del potere d’acquisto a fronte dell’aumento del costo della vita, ma nel frattempo ci sono stati ricorsi in giudizio (non ancora definitivi) ed una pronuncia della Corte Costituzionale che si dichiara favorevole a questo “raffreddamento” soprattutto per gli assegni più alti (la mancata rivalutazione delle pensioni riguarda quelle a partire da 4 volte il trattamento minimo e cioè 2.271 euro lordi al mese che sono 1.500 euro netti circa). Il direttore di Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla sia sul Corriere della Sera che sul suo sito, introduce una riflessione a questo proposito che va oltre il “danno” economico subito dai pensionati in questi 11 anni di mancata o parziale rivalutazione, parlando di fiducia e di assenza di certezza del diritto. La Corte in effetti sancisce che la mancata rivalutazione delle pensioni oltre i 2.271 euro lordi, è da considerarsi una misura economico-previdenziale che il governo può attuare per favorire una progressiva riduzione del debito pubblico. Ma, dice Brambilla, “se ogni governo, in modo discrezionale, può fare nuovo debito e cambiare le regole del gioco, perché mai i giovani dovrebbero fidarsi e pagare enormi contributi per 30/40 anni per vedersi poi magari ridurre le pensioni del 50% perché l’esecutivo di turno non ha più soldi? Inoltre la Corte, dal punto di vista tecnico, non ha neppure preso in considerazione che una parte consistente delle pensioni sono frutto di ricongiunzioni onerose, contribuzioni volontarie o riscatti di laurea.” Per continuare la lettura clicca qui
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Pillole di ageismo Giù le mani dal rock
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“J’ai piscine avec simone” ci informa che il 24% degli inglesi considera imbarazzante vedere delle persone di più di 50 anni assistere a dei concerti pop come quelli di Taylor Swift o Dua Lipa. In modo particolare questo giudizio negativo è espresso da chi ha tra i 24 e i 34 anni ( 40%) ed in particolare da uomini. Sono stereotipi che limitano la libertà delle persone anziane e in particolare delle donne che sono più soggette dei maschi a subire giudizi sul loro modo di vestire, come sottolinea Carole Easton direttrice generale del Centre for Ageing Better in UK: “l’ageismo non dovrebbe mai impedirci di vestire come ci pare, ascoltare la musica che ci piace, svolgere le attività che ci appassionano e realizzare gli obiettivi che ci prefiggiamo” anche sul nostro sito clicca qui
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Visita alla mostra di Felice Casorati a Palazzo Reale: un'esperienza coinvolgente
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Lo scorso 19 marzo un gruppo di otto socie di DONNE IN ha visitato la Mostra dedicata a FELICE CASORATI allestita a PALAZZO REALE a Milano. ELISABETTA PAGANI ci ha guidato lungo tutto l’itinerario della mostra ed è stato interessante scoprire l’influenza, sulla pittura di Casorati, degli avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita di uomo, la diversità della sua pittura prima e dopo il conflitto bellico, il suo rapporto ambivalente con le donne che traspare con evidenza in alcuni quadri e le opere, pur interessanti, destinate a coprire esigenze economiche causate dai luttuosi avvenimenti che hanno colpito la sua famiglia. La nostra accompagnatrice, inoltre, ci ha illustrato la differenza fra i vari tipi di pittura (acquaforte e incisione) e la dinamica che sottende alla magia del colore. La visita ha stimolato un piccolo gruppo a concludere il pomeriggio con discussioni e commenti che si sono protratti a lungo all’interno della sala del trono di Napoleone dove, per l’occasione, è stato allestito il bookshop della mostra, dandoci appuntamento per una gradita prossima occasione.
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ALMA di Federica Manzon ed. San Paolo
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E’ finita la guerra in Jugoslavia, Alma torna a Trieste, la città della sua infanzia, per raccogliere e condividere con Vili l’eredità lasciatale dal padre. E’ un ritorno faticoso perché, teme, la farà piombare in giorni e vicende che la sua memoria ha cercato in tutti i modi di seppellire sotto il peso di rimpianti, aspettative deluse, sospetti e abbandoni. Trieste è il capolinea dal quale riavvolge il film della sua vita: personaggi, luoghi, vicende storiche che, come in un copione dai ritmi incalzanti, animano il romanzo. La vita di Alma, fin dalla sua infanzia, sfugge ai modelli della cosiddetta normalità: la madre perennemente distratta, disordinata, lontana dal dovere delle cure materne, ma attratta e partecipe dell’esperienza di Franco, il “dottore dei matti” che in quegli anni rivoluziona con le sue coraggiose esperienze la quiete di Trieste e della medicina psichiatrica; il padre, uomo affascinante, impegnato politicamente, protettivo e innamorato della figlia a cui però, con le sue continue e misteriose assenze, fa mancare la sicurezza della quotidianità condivisa; i nonni, custodi della tradizione mitteleuropea, unici familiari che garantiscono ad Alma protezione e cura continua. E poi Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado, portato dal padre senza tante spiegazioni nella sua casa da bambina. Amico di giochi dell’infanzia, oggetto di grande gelosia nell’adolescenza, compagno di un amore controverso e altalenante mai vissuto con serenità, personaggio sfuggente e inquietante nei tempi della guerra. Sicuramente l’ultima persona che ora, nella maturità, Alma vorrebbe reincontrare. Per continuare la lettura clicca quihttps://www.donnein.net/in-evidenza/7317/
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Da vedere: SOTTO LE FOGLIE di Francois Ozon Recensione di Carlo Confalonieri
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Francois Ozon ambienta un complesso thriller psicologico nella campagna francese e porta un’altra tessitura famigliare patologica all'ombra delle piante e fra le foglie, anzi come recita il titolo italiano, Sotto Le Foglie. La figlia dell'anziana ex prostituta Michelle (Helene Vincent grandissima veterana del Cinema e del Teatro d'oltralpe), ritiratasi in Borgogna dopo i marciapiedi di Parigi, rinfaccia alla madre il suo passato e le tiene lontano l'adorato nipotino Lucas. Valerie usa infatti la madre come un bancomat, maltrattandola per i suoi trascorsi, che le diedero benessere, ma anche un'infanzia infelice. Sicché un invito a pranzo da parte di Michelle, con Valerie che resta intossicata dai funghi velenosi fa nascere qualche sospetto. I sospetti si moltiplicheranno, con l'entrata in scena di Vincent (Pierre Lottin sempre più bravo) -figlio dell'amica di Michelle, Marie Claude- uscito di prigione. Complicità e sospetti che Ozon, da grande autore qual è, lascia sospesi, dandoci indizi, insieme alla composizione del puzzle, a nostro piacimento; perché la verità non è mai una sola, così come la condanna diventa perdono (il film si apre con Michelle che in Chiesa ascolta la parabola di Maria Maddalena), così come la mancanza di perdono (di Valerie verso la madre) può scatenare vendette sottili, innominabili eppure possibili. Simenon, Chabrol, Simone Signoret stanno a guardare come numi tutelari, ispiratori di questo film ellittico, sfumato, labirintico in perfetto equilibrio fra reale e surreale. Il film di un Maestro, anche grande direttore di attori. Per vedere il trailer clicca qui Anche sul sito clicca qui
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ABBIAMO UN BLOG FINALMENTE! E voi non scrivete niente? Dite la vostra che la faremo nostra. E' un'occasione da non lasciare essere libere di parlare non sempre ci è concesso e con DONNE IN è un gran successo!! (Notare la rima baciata)
Si è concluso il secondo corso di scrittura che ha visto 5 socie di DONNE IN cimentarsi mettendo a frutto le proprie capacità di comporre testi scritti. In particolare, in questa seconda edizione, la docente Jole Bevilacqua ha fornito consigli e schemi utili a comporre testi partendo da una scaletta iniziale fino ad esprimere pensieri compiuti tenendo conto di alcune questioni come: chi narra, la scelta degli aggettivi, dei personaggi e la descrizione degli avvenimenti. Jole si è dimostrata inoltre disponibile a seguire anche individualmente le socie scrittrici, al fine di comporre testi che possano diventare vere e proprie testimonianze di vita vissuta dalle donne, protagoniste delle proprie storie passate e presenti. Un ulteriore incontro è previsto per il 29 aprile p.v. L’esperienza continua e si potrebbe concludere con la raccolta degli scritti in un e-book della nostra collana “invecchiare al femminile”. Chiediamo a tutte coloro che fossero interessate a seguire questo percorso di scrittura, socie e non, di contattarci attraverso la nostra mail: associazionedonnein@gmail.com.
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Tesseramento 2025 sul nostro sito www.donnein.net puoi fare o rinnovare la tessera E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............che di tessere ce n'è per tutte!!
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