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INVECCHIARE INFORMATE Ci voleva la Cassazione!
Una recente sentenza della Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo, condannato dal tribunale di Torino per maltrattamenti e vessazioni nei confronti della moglie. Di cosa era stato accusato e per cosa era stato condannato? Non solo per condotte violente, umilianti, minatorie, denigratorie, ma anche per aver ostacolato la sua emancipazione economica, impedendole in vari modi di studiare, e di trovare un’occupazione lavorativa. Quest’ultima gliela forniva lui, facendola lavorare come contabile nella sua azienda, naturalmente senza stipendio e senza contributi e men che meno condividendo gli utili. Un’ impostazione della vita basata su una rigorosa e discriminatoria ripartizione di ruoli, con comportamenti volti a “limitare l’autonomia della persona offesa”, che spesso non sceglie di occuparsi della casa e di figli, rinunciando alle proprie ambizioni personali, ma si trova incastrata e oppressa in questa situazione, convinta e rassicurata con lusinghe che quella vita sarà molto più serena e meno stressante di quella di tante altre donne costrette a lavorare… Tornando alla nostra sentenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso ricorrendo a norme sovranazionali perché...Per continuare la lettura clicca qui
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Il bonus Montascale anche per il 2025!
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Il Bonus barriere architettoniche 2025 I bonus per la rimozione delle barriere architettoniche hanno subito negli ultimi anni una serie di modifiche tendenti a restringere la platea degli aventi diritto. Per tutto il 2025 è stata confermata la possibilità di ottenere una detrazione Irpef del 75% delle spese sostenute, fino a un importo massimo variabile, da 30mila a 50mila euro, a seconda dell’edificio su cui sono eseguiti i lavori, da ripartire in 5 quote annuali di pari importo. Rientrano nell’agevolazione le spese per ascensori, per elevatori esterni all’abitazione, per la sostituzione di gradini con rampe, servoscale e piattaforme elevatrici, compresi montascale a pedana, o a poltroncina, sia negli edifici che nelle singole unità immobiliari.
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La donna è mobile…barriere permettendo!
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Sono le giovani donne delle Associazioni, dei Gruppi di Lavoro, delle Fondazioni che si stanno occupando della mobilità delle donne. Perché lo fanno? Perché hanno capito prima di altri o forse con una voglia diversa di intervenire rispetto ad altri, che la qualità della vita delle donne passa per il modo in cui possono muoversi anche nelle loro città: sicurezza e accessibilità. Le ragazze di Sex and City a Milano e poi a Bologna hanno indagato la sicurezza delle strade per le donne e la Fondazione Brodolini con Mobility for all ha coinvolto insieme a The Left, il Parlamento Europeo per sensibilizzare tutti rispetto ai bisogni specifici di questa fascia di popolazione che al proprio interno ha altrettante tante diversificazioni. La ricerca considera centrali i temi della violenza, della mobilità per ragioni di cura, della sostenibilità, della fragilità (età e disabilità) e della povertà per costruire un sistema di trasporti inclusivo. Le donne usano i mezzi pubblici più degli uomini e quando prendono l’auto lo fanno per il 20% per svolgere il “loro” lavoro di cura. La ricerca pubblicata da “In Genere” ci dice anche che “Le barriere architettoniche e la scarsità di informazioni sono fattori che scoraggiano bi… Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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Che fatica, signora!
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Rossana, vedova ottantenne milanese, in discreta salute per l’età, ma con i tipici fastidi di deambulazione (anche, ginocchia, progressiva debolezza muscolare), si muoveva spesso per la città, per il suo volontariato, per frequentare eventi, per andare a trovare le amiche, utilizzando per lo più le linee metropolitane che aveva vicine a casa, dove spesso, quando c’erano, si serviva di scale mobili e ascensori. Un giorno aveva promesso di far visita a un’amica in corso Sempione e nonostante la pioggia scrosciante, uscì baldanzosa come sempre e si recò in metro alla fermata del tram 1. Non era certo la prima volta che prendeva uno di quei tram del 1928 con alto predellino (che viaggiano su parecchie linee e che sono il vanto di Milano), ma per un motivo o per l’altro era qualche anno che non li prendeva. Quando la vettura si fermò davanti a lei e fece per salire il primo alto gradino, si rese conto che con una mano impegnata dall’ombrello, con l’altra non riusciva a issarsi e rischiava di perdere l’equilibrio. Si guardò intorno spaesata, finché un filippino sul tram non si accorse della situazione e accorse in suo aiuto. La discesa non fu meno pericolosa e decise di bagnarsi senza aprire l’ombrello. Mentre si allontanava dalla fermata, pensò: “Perché una cosa che una buona fetta di popolazione non può usare se non a rischio di farsi male, deve essere considerato un “vanto” e non un pericolo di una città?”
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La dimensione della Solitudine
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La solitudine è una dimensione esistenziale ed è una parte (inevitabile) della vita degli esseri umani. Non è prerogativa di chi vive il tempo dell’invecchiamento, tuttavia, è esperienza molto diffusa tra le persone vecchie. Cosa è la solitudine? La solitudine può presentare diversi significati? Occorre distinguere tra solitudine - quale reazione emozionale di insoddisfazione per mancanza di relazioni significative e legami, o per il dolore profondo che le perdite di persone care lasciano, nonché per l’isolamento sociale, o l’abbandono in cui le persone anziane possono vivere - dal vivere sole. Vivere sole non vuol dire soffrire la solitudine; anzi alcune donne esprimono la loro esperienza positiva nel vivere sole, perché consente una maggiore indipendenza, più attenzione a sé stesse, spazi da dedicare a ciò che si desidera. La solitudine, quindi, non è solo espressione di sofferenza, rimpianto per perdite, ma anche la possibilità di esperienze creative, tempo per pensare alla propria vita e rigenerare. La solitudine non è il sinonimo di essere sole, dipende piuttosto dalla capacità della persona di usare il tempo in cui percepisce di essere sola. I momenti in cui si è sole è un tempo che può essere usato per sé stesse, per guardarsi dentro, ritornare ai ricordi e prendere iniziative che piacciono. Comprendere le dimensioni della solitudine è fondamentale per le conseguenze che ne derivano; la distinzione fatta da alcuni studiosi è tra la solitudine sociale e la solitudine emozionale. Nella solitudine sociale in cui le persone si isolano creando un vuoto intorno a sé, mentre la solitudine emozionale causa alla persona un sentirsi completamente sola e vuota, come se fosse morta. La solitudine causata dalla carenza di relazioni sociali può essere affrontata sia con iniziative di interazione sociale sia con attività individuali che aiutano a superare i momenti...................................................... critici.......................................................................................................................... L’invecchiamento è una stagione segnata da cambiamenti e da molti interrogativi e noi vorremmo provare a indagare e chiedervi 1) come le donne vecchie vivono la solitudine, e quale significato danno alla solitudine; 2) le donne sperimentano la solitudine solo come mancanza e come perdita oppure vivono la solitudine come esperienza capace di guadagni e crescita personale. Per la lettura integrale dell'articolo clicca qui
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Donne sole e invisibili
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Tra le donne che sono sole ci sono molte donne anziane che oggi raggiungono numeri molto alti destinati a crescere. Sono sole da sempre? Sono rimaste sole? Sono sole perché le famiglie hanno cambiato morfologia? Il dato è che sono sole in gran numero perché più longeve, ma più malate (le donne sono la maggioranza dei pazienti delle RSA), ed in genere più fragili anche per ragioni di maggiore povertà: Il Gap pensionistico in Italia supera il 30% a sfavore delle pensioni delle donne che quindi risentono in vecchiaia di politiche del lavoro e di conciliazione che le hanno penalizzate. I dati Inps regionali ci dicono che a Milano la media dell’assegno pensionistico delle donne è di 1500 euro contro i 2400 euro degli uomini. Il mix povertà, solitudine, bisogno di assistenza vanno a comporre un quadro critico che prima o poi esploderà. Ma il dato più negativo delle donne anziane, aggravato dalla condizione di solitudine è quello della invisibilità sociale. Nell’immaginario collettivo, e a prescindere da qualunque ruolo lavorativo o sociale abbiano svolto, le donne divenute anziane sono assenti ed invisibili: sfera della vita sessuale ed affettiva attiva, dalla prevenzione sanitaria (e qui si tratta di interruzione vera della diagnostica gratuita al compimento dei 74 anni, accompagnata dalla diminuzione dei consultori in Lombardia).Si guarda alle donne anziane come a delle nonne o potenziali tali a prescindere dai tassi di natalità, ed in genere si relegano e si auto relegano a ruoli familiari di accudimento (sappiamo che i caregiver sono donne. E non si pensa a loro per rendere accessibili anche a chi non ha pratica o mezzi digitali le informazioni imprescindibili che potrebbero migliorare la loro condizione. Per continuare la lettura clicca quihttps://www.donnein.net/invecchiare-al-femminile/donne-sole-e-invisibili/
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Da leggere : Le condizioni ideali” di Mokhtar Amoudi edizioni Feltrinelli
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Siamo nella banlieu parigina, ma forse in una qualunque periferia di una grande città dove l’emigrazione trova alloggio, non trova lavoro e va a scuola se ci riesce, ma soprattutto trova più o meno felicemente una famiglia che si occupi dei loro piccoli quando il compito di farli crescere è troppo duro per chi li ha messi al mondo. Come nel capolavoro di Roman Gary “La vita davanti a sé”, anche qui il titolo ha un significato importante “Le condizioni ideali”: ironia e malinconia nella storia di un piccolo uomo ( perché l’innocente condizione di bambino non è per tutti) che sembra rappresentare un cliché dell’emarginazione di oggi con la sua origine nordafricana, con la sua pettinatura e gli abiti che lo “bollano”, come appartenente ad una fascia di popolazione che rischia fin da subito di rimanere ai margini di quella società dove i genitori credevano di trovare l’Eldorado. Siccome siamo in Francia i servizi sociali funzionano, Skander sulla carta ha molte opportunità per un buon inserimento nella società. Qui non si tratta di jus soli o jus scolae come sarebbe da noi, ma di una specie di colla che si appiccica addosso a chi nasce in certi quartieri e che anche l’efficiente sistema scolastico della nazione non riesce a sciogliere per liberare il ragazzo dalla vischiosità di un’appartenenza culturale che impone le leggi del territorio sulle leggi dello Stato. Occuparsi di questi ragazzi in modo efficiente però non significa essere liberi da pregiudizi e fare il tifo per loro col cuore. Anche sul nostro sito clicca qui
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Da vedere: A REAL PAIN di Jesse Eisenberg Recensione di Carlo Confalonieri
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Cosa aspettate a correre a vedere la Commedia più bella? A REAL PAIN ha infatti quella magia che hanno i piccoli film, quando dopo 5 minuti che li vedi ti accorgi che sono grandissimi, perché contengono tutto quello che ci riguarda sia nel privato che nello "storico". I due cugini ebrei (per metà) che partono da New York per un tour della Polonia siamo noi. Noi, sia David posato e nevrotico, che Benji scombinato e sincero. Il primo incastrato apparentemente felicemente nella famiglia e nel lavoro, il secondo allo sbando, un po' tossico, reduce da un tentativo di suicidio eppure vitale curioso empatico. Da bambini erano inseparabili, poi la vita li ha divisi; come noi, coi nostri amici e cugini d'infanzia, come noi che abbiamo scelto la parte di noi stessi che ci sembrava più congeniale, magari accorgendoci da adulti di aver sbagliato tutto. E la vita intanto è andata avanti e se sei fortunato corri ai ripari. David e Benji sono lo specchio uno dell'altro ,uno completa l'altro, ma anche lo mette in discussione. Il loro tour in Polonia per celebrare la memoria della nonna ebrea, diventa un modo per ritrovare le loro radici e con esse la loro storia minuscola e la loro Storia maiuscola, fatta di quell'ebraicità ferita dall'Olocausto, dalle persecuzioni e dai campi di concentramento. Visiteranno Varsavia, Lublino e anche il campo di Majdanek. E lì il film, piuttosto frenetico parlato e brillante, ha una battuta d'arresto silenziosa che lo fa svettare nel Capolavoro intimista sul più grande orrore della Storia. Jesse Eisenberg alla sua opera seconda come regista fa un salto enorme e mostra di aver assorbito la lezione yiddish di quell'altro grande ebreo che è Woody Allen per il quale fu attore in CAFE' SOCIETY. Come attore anche qui resta particolarissimo, molto interiorizzato e personale nel ruolo di David, il cugino "normale". Lo affianca Kieran Kulkin strepitoso irrefrenabile Benij, pieno di lati oscuri e molto umani. La fotografia superba è di Michael Dymek, collaboratore del polacco Jerzy Skolimowski, uno dei più grandi Maestri della Storia del Cinema. Il film è bellissimo e fin da ora indimenticabile. Non perdetelo, scegliete il meglio. Per vedere il trailer clicca qui Anche sul sito clicca qui
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Cosa bolle in pentola
*Pillole di movimento: l’iniziativa, patrocinata dal Comune di Milano consiste nel recarsi, nei mesi di marzo e aprile in farmacia e chiedere gratuitamente una confezione di Pillole di movimento: all’interno non ci sono pillole ma un bugiardino, che dà diritto a due mesi di attività fisica gratuita in molti impianti sportivi e palestre della città. Lo scopo é coinvolgere anche chi è a rischio di esclusione. *Corso di Pittura: un primo corso di pittura si è svolto con interesse da parte delle partecipanti, la pittrice Katia Dilella (diplomata all’Accademia di Brera) è disponibile ad effettuare altre edizioni per le nostre associate al costo promozionale di € 100 per 10 lezioni. A chi fosse interessata inviare una mail a:associazionedonnein@gmail.com; * Lunedì 17 ore 17 presso Unione Femminile in C.so di Porta Nuova 32, presentazione del nuovo libro di Renata Prevost dal titolo "Tre settimane a Yushu". 🚩Mostra Felice Casorati -Palazzo Reale Milano: il 19 marzo alle ore 15, Donne In organizza una visita di gruppo, riservata alle socia, accompagnato da una socia esperta di arte. Se foste interessate, iscrivetevi a associazionedonnein@gmail.com
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Tesseramento 2025 sul nostro sito www.donnein.net puoi fare o rinnovare la tessera E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............che di tessere ce n'è per tutte!!
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