
Sono le giovani donne delle Associazioni, dei Gruppi di Lavoro, delle Fondazioni che si stanno occupando della mobilità delle donne. Perché lo fanno? Perché hanno capito prima di altri o forse con una voglia diversa di intervenire rispetto ad altri, che la qualità della vita delle donne passa per il modo in cui possono muoversi anche nelle loro città: sicurezza e accessibilità.
Le ragazze di Sex and City a Milano e poi a Bologna hanno indagato la sicurezza delle strade per le donne e la Fondazione Brodolini con Mobility for all ha coinvolto insieme a The Left, il Parlamento Europeo per sensibilizzare tutti rispetto ai bisogni specifici di questa fascia di popolazione che al proprio interno ha altrettante tante diversificazioni.
La ricerca considera centrali i temi della violenza, della mobilità per ragioni di cura, della sostenibilità, della fragilità (età e disabilità) e della povertà per costruire un sistema di trasporti inclusivo.
Le donne usano i mezzi pubblici più degli uomini e quando prendono l’auto lo fanno per il 20% per svolgere il “loro” lavoro di cura.
La ricerca pubblicata da “In Genere” ci dice anche che “Le barriere architettoniche e la scarsità di informazioni sono fattori che scoraggiano le persone che vivono con disabilità motorie, anche dovute all’invecchiamento, dall’utilizzare i mezzi di trasporto pubblici e in molti casi dall’essere autonome. I dati raccontano che solo 7 su 100 donne dopo i 75 anni possiedono un’automobile e che la maggior parte delle donne fa affidamento su altri per gli spostamenti.”
Diminuire l’autonomia negli spostamenti significa quindi, aumentare l’isolamento e la solitudine delle persone e delle persone anziane in particolare: quindi delle donne in maggioranza. Per i 516 milioni di europei anziani previsti per il 2060, andranno quindi previsti mezzi di trasporto efficiente che consentano la mobilità in autonomia.
Nella ricerca si parla anche di “mobility poverty” come di un elemento di criticità che pregiudica la ricerca del lavoro per i giovani così come il vivere la cultura e lo spazio sociale per i più anziani e la possibilità di accedere ai servizi sanitari, dunque la possibilità di potersi curare.
Trasporti inefficienti in quartieri inefficienti o critici è un altro aspetto dell’importanza del potenziamento e adeguamento della rete urbana, perché sono proprio le periferie più problematiche a risultare più emarginate a causa delle difficoltà di spostamento. La creazione di “un sistema di trasporti ben funzionante sarebbe in grado di supportare una maggiore inclusione sociale, consentendo alle persone di partecipare attivamente alla vita pubblica, indipendentemente dal loro genere, luogo di residenza e dalla loro posizione socio-economica” dice la ricerca, a cui aggiungere, diciamo noi l’accessibilità ai mezzi attraverso l’eliminazione delle barriere che impediscono a una parte della popolazione anziana di “scendere o salire “ da Tram, Bus, Metro, Treni.
La lotta all’isolamento ed alla solitudine passa anche da una scala mobile, da un tapis roulant o da un gradino troppo alto!