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     INVECCHIARE    INFORMATE  
 cominciamo da...

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Ma questo documento lo posso buttare o no?

Avete fatto una vacanza in un albergo, villaggio o con un viaggio organizzato?
Tenete la ricevuta per almeno 6 mesi. Oltre a questo tempo non possono chiederci di pagare per esempio le coca cole che avete bevuto l’ultima sera.
E tutti gli scontrini degli acquisti vari, non il caffè intendiamoci?
Per mantenere una garanzia sarebbe meglio conservarli per due anni. Per garanzia non si intende quella ufficiale, ma nel caso si scoprisse che la caratteristica specifica su cui si basa la 2validità” dell’oggetto, non c’è o si deteriora si può sicuramente effettuare un reclamo, (se abbiamo conservato lo scontrino!). Le spese per farmaci, detratte nella dichiarazione dei redditi, per 5 anni così come tutte le spese inserite nelle dichiarazioni dei redditi come quelle per assicurazioni, le rate del mutuo, gli interventi di efficientamento energetico, ristrutturazioni edilizie o di altri tipi di detrazioni, deduzioni o di un qualsiasi altro sgravio fiscale.
E se ho pagato un avvocato, una notaia, una commercialista, medici di vario genere?
Le parcelle dei professionisti dobbiamo conservarle per 3 anni.
E il bollo auto?
La Regione può contestare il mancato pagamento entro 3 anni per cui conserveremo la ricevuta per questo periodo partendo dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui si è effettuato il versamento.
Cosa è meglio conservare per 5 anni?
Le multe pagate, le spese condominiali, i canoni di locazione, il CUD e CU, le tasse sui rifiuti, ricevute per l’IMU, la TASI. Le bollette di luce, gas e acqua potremmo conservarle per soli 2 anni, ma è meglio conservarle per almeno 5 anni dalla data di scadenza.
Per 10 anni?
Gli estratti conto bancari.
Cosa conservare per sempre?
Sicuramente bisogna conservare senza scadenza gli atti notarili, i rogiti, gli atti di matrimonio, la separazione e divorzio, gli attestati e i diplomi.
La spulciatrice
Sul nostro sito anche per le scadenze delle dichiarazioni e i familiari a carico, clicca qui

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 Va ora in onda la quarta puntata della serie cult  “LOVE IN PROGRESS”  

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Riassunto delle puntate precedenti: Una Lei e un Lui hanno appena deciso di passare il primo week end insieme a casa di Lei. Non si conoscono tanto, ma si piacciono molto. La situazione è nuova per i due settantenni. Sarà divertente, hard, noioso, rilassante? Un Covid imprevisto allontana il momento dell’incontro e apre a inquietudini da parte della Lei. Alla guarigione segue però l’annuncio della visita inaspettata di un amico e della figlia di Lei che si uniranno a Lei e Lui per una parte del week end. Da serata romantica a cena di famiglia? Chissà! 
 Citofono 
Ml primo ad arrivare è Carlo. Affettuoso come sempre, carico di pensierini per Lei e per Vittoria, vuole sapere tutto di Federico che anche lui ha già conosciuto: perché? quando? come?
Lei non ha voglia di raccontare, svelare, immaginare e glielo dice: “Non si inciucia Carlo, non ho voglia di farmi dei film. Ti dirò come mi sembra Federico dopo che avremo passato il week end” Carlo ci resta un po’ male ma è un uomo intelligente e subito si inventa una commissione urgente da fare per lasciarla sola quando arriverà Federico.
In scena tra pochi minuti Lei è sola, è tutto pronto per la cena e mette della musica per alleggerire l’agitazione incombente e far emergere quelle sensazioni di leggera euforia che solo la musica sa dare… non languido romanticismo, solo emozioni e ricordi di ragazza: certo che il primo incontro con Federico se lo era immaginato ben diverso…Ma forse, meglio così.  Se pensa a tutto quello che ha fatto per arrivare a questo venerdì sera, si sente stanchissima, ma anche il rifugio del “mi sento stanca”, va smontato: in fondo cosa ha fatto di così straordinario? Preparato i letti con tanto di asciugamani, accappatoi, pantofole rubate negli alberghi, cucinato come se non ci fosse un domani, apparecchiato stile Downtown Abbey e passato due giorni a “restaurare la salma”.
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 In amore chi di noi non ha tradito? È stato tradito?  Avrebbe voluto tradire?   

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Se vi riconoscete in una di queste tipologie leggete il breve saggio di Umberto Galimberti sul tema: questa visione del tradimento è di certo non convenzionale e, condivisibile o meno, apre una riflessione che tocca tanti e importanti temi ai quali noi ora “alla nostra età” possiamo guardare con libertà, esperienza e consapevolezza. Nell’anno che celebra il 50esimo anniversario della vittoria contro il referendum abrogativo della legge sul divorzio il tradimento, che tanti divorzi ha provocato e provocherà, merita una riflessione. (con la legge Fortuna-Baslini del 1 dicembre 1970 il divorzio venne introdotto nell’ordinamento giuridico italiano. Nonostante l’opposizione della Democrazia Cristiana, del Movimento Sociale Italiano, della Südtiroler Volkspartei e dei monarchici del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica, con i voti favorevoli del Partito Socialista Italiano, del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, del Partito Comunista Italiano, del Partito Socialista Democratico Italiano, del Partito Repubblicano Italiano e del Partito Liberale Italiano, Nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum e gli antidivorzisti si organizzarono per abrogare la legge attraverso il ricorso al referendum. Nel maggio 1974, con il Referendum Abrogativo meglio conosciuto come Referendum sul divorzio, gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini che istituiva in Italia il divorzio. Partecipò al voto l’87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7%. La legge sul divorzio restò in vigore)
Il tradimento di Umberto Galimberti
Il tradimento non è solo un esercizio di sessualità a bassa definizione, io penso che abbia una sua dignità e soprattutto che non debba essere giudicato da figli adulti che, nel condannarlo, pensano di più alla loro quiete perduta che al percorso anche drammatico in cui chiunque di noi, a un certo punto della sua vita, può venirsi a trovare.  
 
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 Dal seminario: "Ritratti di paure e perdite" parole per conoscere la vecchiaia

atomica rabbia ‌

Donne IN, negli incontri organizzati recentemente all’Unione femminile ha affrontato temi che interessano il nostro invecchiare discutendo dei risultati del lavoro di gruppo svolto nel corso dell’ultimo anno.
Pubblichiamo una breve sintesi delle principali riflessioni condivise all’interno del gruppo guidato da Eugenia Omodei Zorini.
…L’approfondimento iniziale è stato su depressione/tristezza e solitudine
Solitudine e depressione non sono la naturale evoluzione del percorso della vecchiaia, anche se nella vecchiaia è naturale confrontarsi con intensi sentimenti di solitudine, di paura, di depressione, tuttavia questo non significa che stiamo attraversando una patologia, come, invece, la cultura dominante tende a definirle…
…La mancanza di ruolo sociale dei vecchi è vissuta con dolore, come la perdita di ruolo esercitato nella loro vita adulta diventa poco tollerabile, tuttavia la ricerca di nuove vie per vivere il tempo della vecchiaia segna una discontinuità e una rottura rispetto alle generazioni passate, a quella delle nostre mamme…
…Anche in questa fase della vita abbiamo un futuro durante il quale manteniamo il diritto a perseguire la nostra immagine, i nostri desideri e pensieri, sebbene gli anziani siano visti come persone che mancano e non persone che continuano a desiderare gioie e piaceri. A volte si trattano tali mancanze come inevitabili, come se facessero parte della essenza di coloro che sono vecchi. La vecchiaia, l’essere vecchio sono concepite prevalentemente come perdita, quindi: perdita di capacità fisiche e mentali, perdita di autonomia, perdita di fertilità, perdite di identità conferita da lavoro e ruoli.
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la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 22
di Renata Prevost

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 Elogio della vecchiaia 
(C’è sempre un altro lato da cui guardare)  

vecchjiette occhiali ‌

Si continua a dire cosa non si può più fare over 60 come sciare o guidare per ore o mille altre cose, ci si lamenta dei dolorini, dei guai del mondo che cambia e che non piace più allora vorrei invece parlare di tutte le cose belle di quando passano gli anni. Dando per scontato che si parla di persone sane che non hanno malattie invalidanti, problemi economici grossi. In una vita normale e benestante fino a che dura ci sono molte più cose di quanto ci si possa immaginare.
Prima fra tutte il fatto che puoi andare a letto all’ora che vuoi e svegliarti e alzarti all’ora che vuoi se non hai preso impegni, puoi andare al cinema un qualunque mattino o pomeriggio feriale con gli amici, organizzare colazioni con le amiche e attardarvi a chiacchierare, andare a vedere una mostra senza la fila del sabato e della domenica, andare dal parrucchiere il martedì mattina, tu e lui e la manicure. Puoi andare in bicicletta o in auto o in tram, prendere un treno a stare due giorni al mare e tornare per la prima di un concerto. Fare un viaggetto con partner o amici di qualche giorno senza aspettare il ponte, approfittare di sconti al cinema, a teatro, alle mostre, al supermercato, sui treni, all’opera. Ridere e giocare con i nipoti, prendervi in giro reciprocamente con affetto, fare succulente merende con loro senza sentirvi in colpa per qualche etto in più che perderete a ginnastica o al pranzo dopo più leggero. Non avere più la voglia di essere sempre presenti dappertutto, non essere minimamente più preoccupati di piacere a tutti o di quello che gli altri pensano di voi. Voi lo sapete chi siete e vi piacete, cosa pensano gli altri non ha importanza, chi vi conosce sa il vostro valore i vostri pregi e difetti e vi vuole bene con tutto il pacchetto. Leggere libri un giorno e una notte intera, passare un pomeriggio in biblioteca dimenticando di mangiare, attraversare a piedi un parco declamando poesie. Non correre più da un punto all’altro della città, prendersi il tempo. Studiare una nuova lingua, una danza, entrare in un club di qualunque cosa vi attiri, entrare in una onlus e aiutare gli altri. Osservare i più giovani ancora nella mischia che corrono e sbraitano e si arrabbiano e sentirsi felici e protetti dall’età, ringraziare e approfittare se qualcuno vi aiuta con la valigia o vi cede il posto su un mezzo pubblico.
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  Come il vento tra i mandorli 
    di Michelle Cohen Corasanti     ed. Feltrinelli  

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Ecco la recensione di uno dei libri letti nel gruppo di lettura.
Lo sguardo di una narratrice pacifista sulla ferita sempre aperta della Palestina.
Michelle Cohen Corasanti mette al centro della sua storia ambientata negli anni Cinquanta un palestinese particolarmente dotato nelle scienze, un personaggio di confine, resistente, che passa dalla fame e dalle case di fango al premio Nobel per il lavoro svolto negli Stati uniti.
Proprio il suo successo porta un messaggio: studia e poi via dalla Palestina, lì non c’é futuro, l’unica strada é l’emigrazione. Che non é nemmeno una strada facile, perché Israele lesina i visti e difatti una delle scene finali drammatiche é quella del nipote cui viene negato il visto per gli Stati uniti che si fa esplodere in nome di Allah.
La vita nella comunità dove cresce Ichmal con la famiglia ha una sua armonia pur nella povertà, grazie al cemento delle tradizioni che vedono ruoli ben marcati per uomini e donne, e la presenza di molte bocche da sfamare. Ichmal ha un padre speciale. Colto, ama la musica e canta, ha mani d’oro con cui dipinge e costruisce qualsiasi cosa. Non crede nello scontro con gli israeliani, che pur scommette sull’incontro. Nonostante ripetute prove contrarie. Difatti finisce in un campo prigione israeliano da dove uscirà con i figli già grandi. Ichmal va a lavorare nell’edilizia con il fratello Abbas per tirare avanti la famiglia. I due lasciano la scuola e solo l’aiuto di un professore consentirà a Ichmal di proseguire gli studi. E’ un secondo padre per Ichmal.
E questo é il secondo messaggio forte del libro: senza istruzione, non si riesce ad alzare lo sguardo dal dolore quotidiano. E nemmeno basta.
Le figure femminili sono meno interessanti, a parte la fortissima madre. Fa fronte a fame e odio con i mezzi che ha: lavora, cucina, cuce, cura, piange i figli morti, tiene insieme la famiglia tra mille difficoltà. Resiste. Anche quando il figlio Abbas, dopo essere rimasto menomato a causa dell’aggressione di un collega israeliano, aderisce ad Hamas e sparisce dalla circolazione, non manifesta un suo pensiero.
Flora
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 Da vedere: E la festa continua!  
di Robert Guediguian 

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 Penso che il solo modo per fare oggi film, ancora autenticamente di sinistra e al contempo fare film meravigliosi sia quello di Robert Guediguian. Lontano dagli intellettualismi ammuffiti di Nanni Moretti e dallo schematismo naturalistico di Ken Loach, il grande autore di Marsiglia, parla di politica in modo assolutamente umanistico, privato e poetico. Anche nel suo nuovo Capolavoro ET LA FETE CONTINUE! intreccia come già in GLORIA MUNDI,  persone e idee in modo strettissimo, con un'osservazione delle vite così mirabilmente sensibile da trasformarle, modellarle, condurle verso versanti che da ideologici diventano inaspettatamente umani, civili e sociali in senso privatissimo. Rosa, la sempre gigantesca Ariane Ascaride, complice artistica e compagna di vita di Guediguian, è un' infermiera prossima alla pensione, capolista alle elezioni comunali dei verdi. Come lei stessa dice al fratello: comunista sei  rimasto solo tu! Ma mettere insieme un programma politico per una che ci crede come lei non è facile; finché conosce il padre (Jean-Pierre Darroussin magnifico) della futura nuora e lei, vedova da molti anni, si innamora di nuovo. Ed è proprio amando e anche sessualmente aprendosi di nuovo alla vita, che trova il suo vero equilibrio politico. Dare amore, non solo idealizzare un'idea di dare. E qui il film, pur mantenendo l'andamento di una sublime rapsodia composta da tanti personaggi, svetta nella costruzione di un personaggio di una sincerità assoluta e disarmante. Rosa, che mentre nuota si chiede se voglia ancora impegnarsi politicamente o se invece voglia dare amore nell'ultimo scorcio della propria vita. 
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 Cosa bolle in pentola  

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RISERVATO ALLE NOSTRE SOCIE
Jole Bevilacqua, docente e scrittrice ha iniziato il  "CORSO DI SCRITTURA". Il primo incontro è stato interessante e coinvolgente. 
Abbiamo stipulato una nuova convenzione! Confident , studi dentistici  presenti in tutta la Lombardia, con sconti riservati alle socie.
E' sempre aperta la mostra "CRESCERE INSIEME", del collettivo Donne fotoreporter, presso la sede dell'Unione Femminile, Corso di Porta Nuova n. 32.
Apre il 16 aprile alle ore 18 la mostra di Anty Pansera e Patrizia Sacchi dal titolo UPTO, fino a che punto ci si può spingere, presso la Fabbrica del vapore in Via Procaccini a Milano.
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             Tesseramento 2024 
                  sul nostro sito     www.donnein.net               
                     puoi fare o rinnovare la tessera                   

E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN    
ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............
che di tessere    
ce n'è per tutte!! 



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