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L’ageismo: con gli occhi di un gruppo di donne vecchie

Donne in ha, da tempo, nei suoi programmi l’approfondimento dell’ageismo; la  discriminazione basata sull’età che è profondamente radicata nella società, tanto da influenzare e condizionare donne e uomini.

Dopo l’e-book  dello scorso anno (che seguiva un corso di formazione sul tema tenuto da Donne in in un grande ospedale), abbiamo pensato di fare una micro-indagine tra le nostre iscritte alla nostra associazione.

Lo abbiamo fatto per indagare il condizionamento inconsapevole che ci può riguardare.

Lo stato d’animo con cui sovente si guarda la condizione anziana è affollato di pregiudizi; e non è facile sfuggire al fascino del pregiudizio che nasconde in sé un segreto disprezzo per la debolezza, che si manifesta nel corso della vita e più frequentemente nella vecchiaia.

Hanno risposto all’indagine in poche (23 donne), tuttavia il gruppo delle rispondenti ha ben presente le discriminazioni basate sull’età ed è contrario agli stereotipi che dipingono le persone anziane incapaci, poco efficienti, un po’ dei parassiti.

Queste donne non si considerano e non sono solo “dei vecchi e delle vecchie”, stereotipi che legge la vecchiaia non come un ciclo della vita, quanto piuttosto una fase del vivere da mettere ai margini della vita sociale.

Le rispondenti respingono la pratica diffusa nel linguaggio parlato di rivolgersi alla donna anziana chiamandola “bella ragazza”. Sono anche contrari all’uso (molto strumentale) che vede nei lavoratori anziani coloro che rubano il lavoro ai giovani.

Vale la pena ricordare che nel mondo del lavoro all’epoca dell’industrializzazione (poi, non così lontana!) l’anzianità dei lavoratori era un parametro su cui venivano determinati salari e stipendi.

Altro dato importante sono – secondo le rispondenti – le discriminazioni sulla base dell’età nel servizio sanitario: lo afferma più del 50%.

Tuttavia, ci sono dei segnali nelle risposte che indicano la non omogeneità di giudizio verso alcuni stereotipi; sono quelli legati al corpo delle donne anziane, alla resistenza al cambiamento e alle nuove tecnologie.

Le donne stesse considerano la donna anziana per il suo aspetto fisico, non più seducente e sembrano suggerire una visione della bellezza legata all’immagine classica (o commerciale se si vuole), fatta di perfezione in tutti i suoi aspetti.

Diverso sembra essere il giudizio sulla resistenza al cambiamento e alle nuove tecnologie degli anziani: viene colto un aspetto delle difficoltà reali e non va trascurato il fatto che le nuove tecnologie non sono pensate avendo in mente le fasce della popolazione, tra cui quella anziana, ma sono progettate seguendo la fascia dei giovani.

Sono loro che hanno in mente coloro che progettano tecnologie ed elaborano algoritmi.

Il messaggio è di rifiuto dei pregiudizi costruiti sull’età, ma restano dubbi e incertezze che trovano ragione nella nostra cultura che trascura la visione complessiva dell’intero ciclo della vita e limita i valori alla giovinezza e all’efficienza.

Alle donne che hanno partecipato alla nostra micro-indagine non sfugge, invece, la complessità della vita nel dispiegarsi dei suoi cicli seppure, restano incerte rispetto ad alcuni stereotipi, segnalando che il livello di ageismo nella società è elevato.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, consapevole di questa pratica che deforma le relazioni con gli altri in ogni angolo del mondo, promosso un sistema in grado di misurare l’ageismo.

La scala adotta (Who Ageism Scale) per valutarlo è un sistema multidimensionale e considera sia le conseguenze in chi lo subisce sia gli atteggiamenti di chi lo pratica.

L’obiettivo di questa iniziativa è monitorare la diffusione delle pratiche discriminatorie nei vari contesti culturali e limitare le conseguenze che possono essere gravi sia per la salute sia per il benessere economico delle persone

 

 

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