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Questo numero è dedicato  a  

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Intanto ringraziamo tutte quelle che hanno già aderito. La tessera è in corso di invio e darà diritto ad alcune agevolazioni straordinarie, utili, divertenti. 


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 Italialongeva: un documento da leggere  

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 Il nostro obiettivo primario è quello di occuparci della vecchiaia come una stagione di opportunità e non solo come stagione di perdite e di acciacchi. Insomma, una posizione la nostra che, senza negare i suoi numerosi ardui risvolti, porti a dimensionare la vita anziana secondo modelli propri e non scimmiottanti il giovanilismo, e aiuti a costruire, aggregando, un progetto di vecchiaia. Non siamo certo le sole, ma, senza per questo escludere i nostri compagni maschi, la nostra attenzione si rivolge prevalentemente alle donne che, nell’ambito delle over 65, sono un gruppo numeroso e in quello delle over 80, quasi esclusivo, poiché entrano in un territorio di invisibilità, spesso di grande solitudine, di indigenza, di fragilità psico-fisica, sociale, economica, in una generazione, la nostra, che ha vissuto un’epoca che ha cambiato profondamente la nostra percezione e posizione di donne nella società. Ma chi si occupa delle donne anziane a livello istituzionale? Potremmo dire nessuno, ma è pur vero che da alcuni anni, dato l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana, seconda del mondo per media di età, non si parla d’altro, anche se prioritariamente da un punto di vista assistenziale e sanitario. Questo aspetto, peraltro, ha grande importanza poiché entra nell’ambito delle valutazioni di spesa per la sanità, a patto, aggiungiamo, che venga correlato alle molteplici variabili, quali quelle geografiche, culturali, socio-economiche del nostro territorio.  Per potersi occupare della vecchiaia a 360° è necessario sapere di cosa si sta parlando, dei dati numerici, di quali vecchiaie consideriamo.                                         
In un documento recente pubblicato da Italialongeva (allegato sul sito) viene condotta un’analisi dei dati riguardanti la fragilità della popolazione anziana italiana (purtroppo non stratificata per sesso e decadi di età), da essa si evince che…
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 RSA lo studio di un caso in America        

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 “Quando i fondi di investimento privati prendono il controllo di una casa di riposo”, così intitola un suo articolo Yasmina Rafiei (The New Yorker, 25 agosto 2022) nel quale esamina il caso di una residenza per anziani. La residenza prima era gestita da un ordine di suore che avevano tenuto questa casa di riposo per 147 anni; l’acquisto della struttura da parte di capitali privati risale alla primavera del 2021. L’acquisizione cambia radicalmente le condizioni e la vita degli ospiti.

Il caso non svela cose del tutto sconosciute, è tuttavia significativo per capire il mondo abitativo che si sta preparando per le persone anziane e segnala le difficoltà delle donne e degli uomini anziani nel momento di scegliere come vivere e che cosa fare della propria vecchiaia.

È un’analisi toccante che scende nel dettaglio delle mutate condizioni di trattamento delle persone e delle miserie umane sul corpo di donne e uomini fragili. Racconta un signore, figlio di una ospite, “a nostra madre non poteva essere somministrata morfina e di ciò avevamo scritto nella sua cartella suggerendo rimedi più leggeri. Avevamo chiesto di essere contattati nel caso di necessità della morfina, ma l’infermiera non lo fece e somministrò la morfina. Dopo un’ora, un’altra infermiera ne somministrò un’altra dose. Mia madre dormì per 2 giorni. Dopo il risveglio il suo respiro iniziò ad affievolirsi a poco a poco, finché cessò di respirare tra le mie braccia”.

L’analisi dà l’occasione per riflettere sugli strumenti usati dagli investitori, fino a rendere visibili i passaggi che portano a considerare le persone anziane e fragili merce da sfruttare (pari ad altre merci) per aumentare i profitti.  Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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Lettera alla redazione  In riposta all'articolo

"Covid-19 Qualche aggiornamento"

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Cara Redazione,
l’articolo su “Covid-19. Qualche aggiornamento” e che condivido, mi induce a una confessione: anche a me capita di salire sui mezzi pubblici senza mascherina. Alcune volte rimedio rapidamente tirandola fuori dalla borsa e indossandola, altre volte la dimentico proprio. Eppure sono convinta dell’utilità della mascherina e delle raccomandazioni date dal nostro Governo; anzi ti dico che mi sento protetta dalla mascherina e non mi dispiace indossarla. E non penso di esorcizzare il virus o che il virus sia domato, come tu ipotizzi nel decifrare i comportamenti delle persone; tutt’altro! Penso che durerà ancora a lungo.
Allora perché mi capita di dimenticarla, mentre prima non mi succedeva? Mi riferisco ai due anni di pandemia che abbiamo attraversato.

Non soffro di degenerazioni mentali che possono spiegare il mio agire (almeno spero!). La mia spiegazione è piuttosto basata su due concetti: rischio e normalità. Il rischio che percepisco di contrarre il covid-19 ha un valore diverso da quello dei due anni passati in piena pandemia; la cautela si abbassa dandoti l’impressione che siamo tornati nella normalità. È un equilibrio precario tra due elementi della vita umana che possono anche provocare tensioni negli individui. Credo sia un elemento delle società libere, in cui questi equilibri precari sono necessari per prevenire situazioni intollerabili e usciti (anche parzialmente) da quelle situazioni disperate trovare altri aggiustamenti. Anche sul nostro sito: clicca qui 

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la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 15
di Renata Prevost

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Scienza e realtà superano la fantasia   

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Un tempo, chi voleva sentirsi diverso, o faceva l’attore per diventare a ogni produzione un’altra persona o indossava altri abiti in privato, o si mascherava e non solo a Carnevale. Oppure sognava. Oggi questa possibilità è virtualmente a portata di mano di chiunque ma con effetti disastrosi. Un inquietante filmato “The Congress” di Ari Folman racconta una realtà distopica, in metropoli distrutte in cui la mafia gestisce ogni cosa, dentro sarcofaghi i cittadini languono felici collegati a flebo, alimentati con stupefacenti e convinti di vivere una bella vita mentre i loro avatar si muovono sugli schermi perennemente davanti ai loro occhi in un continuo di ruote della fortuna, giostre, fiorellini e farfalle, zucchero filato gigante, premi e cotillon. Siamo davvero lontani da questa fantascienza? Non succederà come con i racconti di Jules Verne che si sono avverati tutti? Vedo in giro persone obnubilate dai like, ragazzi perennemente, anche quando attraversano la strada, con l’occhio al telefonino e il braccio allungato in avanti pronto per un “selfie”, tutto è condiviso, anche quando ti trovi nell’ultimo luogo della casa privato per antonomasia, il bagno (Sgarbi docet), ci si firma con l’ avatar, si acquistano terreni virtuali nel Metaverso, infiniti sono i giochi virtuali, giovani miliardari con finti soldi comperano finti oggetti, influencer con pochissima arte e parte influenzano milioni di persone. Recentemente studi scientifici raccontano di come il cervello possa essere truffato facilmente e di come gli si possa fare credere di vivere in un altro corpo, è il meccanismo dell “embodiment”.  Per continuare la lettura sul nostro sito, clicca qui

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Stiamo invecchiando bene?

Il Prof Mathusalem Von Rugovich dice....   
   

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In esclusiva per Donne In la prima parte dei risultati della ricerca europea che analizza l’evoluzione dei comportamenti degli anziani.

MODALITÀ “EVERGREEN”: liftarsi, tingersi, rinfoltirsi ogni anfratto pilifero, annegarsi in tisane contro i radicali liberi, strizzarsi in jeans della 42, ondeggiare sul tacco 12, contraffare la data di nascita, ombreggiare gli specchi, adottare un linguaggio “giovane” infarcito di “ascoltate raga…”  “ma dai sorella…” ecc.  chiudere i ponti coi coetanei (nel senso di amici, parenti e ovviamente coniugi) e dedicarsi ad una vita notturna dissoluta dove si sballa, si balla e si rimorchia e di giorno ci si restaura.

Costoso, faticoso, effimero e a scadenza

MODALITÀ “CURA DELL’INVOLUCRO”: trasferirsi al piano di sotto del medico di base (sempre che non abitiate in Lombardia dove non se ne trovano) e ogni mattina, con la scusa della torta appena sfornata, farsi dare una palpatina or qui or là a seconda dei doloretti e prima del week end una bella auscultatina.

Noioso, pericoloso e rischioso perché prima o poi qualcosina la si trova facendosi auscultare.

MODALITÀ “ A ME NON MI FREGA PIÙ DI NIENTE ..TANTO ORMAI ”: acquistare una Tv e un telecomando per ogni stanza, sfondare il divano per rintanarcisi meglio, fare ingrassare il gatto finché  non diventa obeso così  vi starà sempre sulle ginocchia, tenere sempre il telefono senza suoneria così nessuno vi disturba, abbonarsi ad ogni piattaforma dove ci siano fiction a manetta, invaghirsi di ogni protagonista e raccontarne le prodezze alla portinaia quando uscite per la spesa ( rigorosamente una volta alla settimana e non di più), non cambiare mai il golfino pieno di padelle, igiene q.b., cure estetiche limitate alla sola idratazione cutanea.

Non salutare, ma economico perché così durate poco.

MODALITA’ “NON MOLLO”..........
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   Storia di una donna:  Agatha Christie   

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Agatha nasce in settembre nel 1890, in un centro turistico alla moda sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Una mamma della buona società inglese e un papà americano -l’agente di cambio Miller- la fanno educare privatamente nella villa di famiglia ad Ashfield.

Libera da impegni e orari scolastici, libera di scorrazzare nel grande giardino, comincia a scrivere poesie e racconti già da bambina e a undici anni vede pubblicate alcune poesie in un giornale locale. A questa età perde il padre, i fratelli più grandi partono per amore o per impegni militari e Agatha rimane sola con la madre.
A questo punto la vita di Agatha e quella di una sua contemporanea italiana, cresciuta in un ambiente paragonabile-simile, cominciano a divergere per diventare due mondi lontani man mano che l’età si alza.
A 16 anni la madre la manda a Parigi a studiare per due anni canto e pianoforte e al suo ritorno, per “l’ingresso in società”, viene programmata una vacanza di tre mesi in Egitto. Tornata in Inghilterra, colma di stimoli e novità, ricomincia a scrivere e a mandare le sue novelle e poesie a varie riviste, ma solo quest’ultime hanno l’onore della pubblicazione.
Tutto ciò mentre nel 1908, in Italia, una signorina bene poteva ambire a prepararsi al ruolo che la famiglia borghese le assegnava, a sognare un amore romantico e un matrimonio e al massimo a far parte di qualche associazione religiosa, che contava una forte partecipazione femminile (le associazioni giovanili laiche erano rigorosamente riservate ai maschi).
Anche in Italia però, qualche voce cominciava a cantare fuori dal coro; per esempio, nel 1906 Sibilla Aleramo (redattrice de “La voce” per i temi femminili) scrive “Una donna”, una riflessione sulla propria vita e su come avrebbe potuto essere se invece di seguire il suo ideale nell’amore romantico avesse seguito un percorso per realizzarsi come persona.
Quando nel 1914 l’Inghilterra entra in guerra, Agatha..Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui

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   Nobel per la letteratura: Annie Ernaux      

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Annie Ernaux, francese di 82 anni è la 17esima donna che vince il premio. Una voce forte in difesa delle donne e contro le diseguaglianze è autrice di tanti libri di cui abbiamo spesso pubblicato la recensione su questa Newsletter. Una delle sue opere più famose è “Gli anni”, ma a noi sono molto piaciute anche “L’altra figlia” e “Memoria di ragazza”. 

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  Letture e visioni - da leggere

La libreria sulla collina 
di Alba Donati 

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Un diario di un sogno realizzato, di un bisogno di tornare là dove si è partiti portandosi dietro le acquisizioni raccolte fino a quel momento, ma aprendo un nuovo modo di vedere la quotidianità.
Alba Donati poetessa formatasi a Firenze, ma originaria di Lucignana in Garfagnana, torna alle origini per aprire una libreria in quel paesino di non più di 180 anime.
E subito il libro ti porta con leggerezza e concretezza in una dimensione possibile fatta di volontà, di tenacia, di solidarietà, di aggregazione anche quando la sorte ti porta un incendio dopo solo un mese dall’apertura, e una nuova epidemia chiude la popolazione in un lockdown forzato.
Accanto alla storia famigliare, certamente travagliata e, per l’autrice, bisognosa di svolgimento e accettazione, c’è il resoconto giornaliero di sei mesi di vita in questa libreria non convenzionale, fatta di libri non sempre noti, ricercati, letti e offerti a coloro che vi accedono per farli amare e allo stesso tempo per far amare la lettura rendendola un presidio culturale prezioso che lega e aggrega. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie.
Al termine di ogni giorno il diario snocciola i titoli degli ordini fatti regalando a ciascuno di noi nuove storie, nuove esperienze. Moltissime sono autrici, coro multiforme testimone di tutta la determinazione e la caparbietà di cui sono capaci le donne.
Leggerlo fa venire voglia di seguirne l’esempio, di aiutare a costruire una rete tra i tanti borghi italiani o piccole cittadine dove al massimo si trova un cartolaio o un bar dove vendono i giornali o qualche guida, oppure dove il libro è stato scalzato da altri prodotti, come il vino, l’olio, il formaggio, come se questi non potessero essere complementi gioiosi di buone letture da condividere.    Anche sul nostro sito

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Da vedere: Dante 
   di Pupi Avati 

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La recensione di Carlo Confalonieri

Il piacere del racconto attraversa da cima a fondo il ritratto del Sommo Poeta. Il raccontare personale, intimo che ben conosciamo di Pupi Avati, ma anche il suo narrare horror, che ha prodotto film gotici bellissimi.

I due registri si fondono in una narrazione privata nostalgica e dolce, che a tratti diventa cupa e si impenna in una discesa agli inferi sul pianeta terra devastato da guerre e pestilenze. E l’una trascina l’altra in un viaggio emozionante e ispirato, quello di Boccaccio, che vuol portare alla figlia di Dante un risarcimento da parte di Firenze per aver lasciato morire il padre in esilio. Un viaggio molto fisico, da Firenze a Ravenna, che attraversa gli orrori del tempo, le sue miserie umane materiali e spirituali ritratte da Pupi Avati senza alcuno sconto, fino a sfiorare il macabro puro.

È anche un viaggio nella memoria in cui Avati eccelle da sempre per incanti e nostalgie, intrecciando dolcezze e amarezze. Il tutto però ha una cifra inedita per il cinema di Avati, che guarda con evidenza sia al Pasolini de “Il Decameron ” sia a “Storie scellerate ” di Sergio Citti, inserendo inaspettati tocchi fortemente erotici e scatologici, ricreando quell’ humus viscerale e sanguigno che paradossalmente produsse la più immensa delle Poesie. Divina e Umana. E viceversa. In questo il film molto ispirato e devoto, Avati si avvicina davvero a un nucleo biografico molto rischioso da narrare.
Con una semplicità e un’audacia inattese e inusuali, sempre molto controllate visivamente in una ricostruzione più trasfigurata che storica. Prendendo anche in tal caso ispirazione dal Cinema del Sommo Pasolini, così stabilendo un’equazione di omaggi: Boccaccio a Dante, Avati a Pasolini. Anche attraverso la dimensione onirica (con quel sogno un po’ alla Ken Russell di Beatrice che mangia un cuore sanguinante) e magica (con quella bambola dono di nozze e presagio di morte).
Intessuto, come si addice a un arazzo, di preziose perle interpretative da Sergio Castellitto a Enrico Lo Verso, da Gianni Cavina ad Alessadro Haber, da Leopoldo Mastelloni a Mariano Rigillo, da Milena Vukotic a Erica Blanc, dai giovani Alessandro Sperduti e Carlotta Gamba. Fino a trovare il suo acuto nel sublime incontro finale notturno, tra sogno e realtà di Boccaccio con Suor Beatrice, la figlia di Dante in convento a Ravenna. Affidata ad una meravigliosa ritrovata Valeria D’Obici, indimenticabile in “Passione d’amore” di Ettore Scola e già indimenticabile in questo momento di Cinema siderale. Anche sul nostro sito
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LA MARCIA SU ROMA, CENTO ANNI DOPO 
Mostra documentaria ottobre 2022  In collaborazione con Palazzo Moriggia - Museo del Risorgimento 

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In occasione dell’anniversario della marcia su Roma è necessario chiedersi come ciò̀ sia potuto accadere in un paese in cui le istituzioni garantivano le libertà democratiche fondamentali, i partiti di massa che rappresentavano le classi meno agiate godevano di vasti consensi fuori e dentro il Parlamento, le organizzazioni sindacali e cooperative disponevano di un enorme numero di associati e di importanti risorse.

Con questa mostra la Fondazione Anna Kuliscioff, attraverso l’esposizione di immagini, giornali, fotografie e materiale documentario dell’epoca, intende illustrare al grande pubblico, e in particolare alle nuove generazioni, il momento storico in cui, con l’incarico del Re a Mussolini di formare il nuovo governo, si realizzò il primo atto della “rivoluzione” fascista.
Palazzo Moriggia- Museo del Risorgimento - 128 ottobre 11 dicembre 2022

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