Vedi sul Browser | annulla l'iscrizione | aggiorna profilo
‌

‌
INFO NEWS
‌


INVECCHIARE INFORMATE 
I vostri documenti sul cellulare  

Avete un cellulare? Dall’ AppStore      scaricate  l’Applicazione Io 
che è l’applicazione dei servizi Pubblici e della Pubblica Amministrazione.

Una volta ottenuta l’App sul vostro cellulare, entrate utilizzando il vostro SPID.  Se guardate l'immagine sotto vedrete come si presenterà la pagina iniziale: guardate l’ultima riga in basso vedrete due simboli interessanti:
messaggi che potete ricevere dai vari Enti o inviare voi stessi. 

Pagamenti – potrai pagare multe, imposte e altri avvisi con PagoPa

Portafoglio – troverai già inserita la tua tessera sanitaria e la patente di guida in formato digitale che potranno essere utilizzati in sostituzione dei corrispettivi documenti fisici, dal vivo.

‌
io5
‌

 La nonnina dà battaglia: comincia dal linguaggio  

eta ‌

Nonnina, nonnino, sono termini usati diffusamente quando ci si rivolge a persone anziane; ma hanno anche sostituito la corretta espressione, prevista nella lingua italiana, “Signora” e “Signore” che qualifica essere persone e perciò la loro intrinseca dignità. Nel passato non troppo lontano, tale uso non era presente nel linguaggio quotidiano; le espressioni erano usate in ambito famigliare per qualificare relazioni affettive con i propri nonni.                    Altri contesti, dunque.
Allora perché c’è un uso diffuso di questo termine nella vita pubblica?   Basta passare qualche ora negli ospedali, ambulatori, bar, e altri luoghi pubblici e ascoltare con attenzione per rendersi edotti che Signora e Signore è stato abolito se ci si rivolge a persone anziane.
Invece di interrogarsi sulla decadenza della civiltà che anche la lingua esprime platealmente alcuni commentatori si accaniscono sulle follie del “politicamente corretto”, sui progressisti che vogliono “cancellare e seppellire le nostre tradizioni” e così si ergono nella difesa dell’uso del termine nonnina/o.
Sono state scritte righe velenose a critica della proposta fatta dalla Commissione Federale Indipendente tedesca (una commissione contro le discriminazioni) che ha definito l’espressione nonnina/ nonnino discriminatoria perché discrimina in base all’età. Si ricorre alla retorica scrivendo che nel “cartellone europeo” è “in scena il teatro dell’assurdo” dove “soloni, professoroni e professorini della vita che tutto vogliono insegnare” devono, invece, lasciar lavorare il manovratore che chiama le cose con il loro nome! Il manovratore vuole una cosa chiara: negare le conquiste fatte, la riappropriazione della dignità, la denuncia dell’uso degli stereotipi e le discriminazioni che seguono.
E dire che di ageismo nel linguaggio che discrimina gli anziani (ma anche i giovani  se ricordate i tempi dei “bamboccioni”) abbiamo appena cominciato a parlare! Abbiamo iniziato a diffondere gli studi che dei pericolosi sovversivi ( così li considerano i manovratori che oggi vogliono cancellare la civiltà) hanno realizzato proprio per educare al rispetto e abbattere lo stereotipo che offende e toglie pezzi di cittadinanza ad una larga fetta della popolazione. Anche sul nostro sito

‌
‌

  LONGEVITÀ NON FA RIMA CON FATALITA' 

immagine longevità quadro ‌

Le centenarie sono l’80% dei 22.552 centenari italiani, di cui ben 21 hanno più di 110 anni e sono più rappresentati in Liguria e in Molise.
Vengono definiti longevi (letteralmente chi invecchia oltre la media) e rappresentano la punta della piramide della popolazione di anziani che, secondo l’OMS si conteggiano dai 75 anni in su (dato aggiornato rispetto ai 72 precedenti in considerazione dell’allungamento dell’età della popolazione)
Di longevità si comincia a parlare molto, così in qualche modo si bypassa il termine “vecchiaia” che, proprio perché più legato al significato di logoro, consunto, sciupato, malato, non ha ancora ucciso lo stereotipo che la imprigiona e viene parafrasato con piacere: terza età, quarta età infatti continuano ad avere la meglio rispetto a vecchiaia così come over, senior ecc. hanno la meglio su vecchio o vecchia. Anziano resta una definizione più aristocratica, ma traballa anche lui.
In questo numero della nostra Newsletter parliamo brevemente di linguaggio/ ageismo/stereotipo (nell’articolo La nonnina dà battaglia), perché le cose non migliorano da questo verso, ma adotteremo anche noi il termine LONGEVITA’ per poter attraversare nel modo più ampio possibile l’universo degli over 65 che si potrebbe estendere, se si ha la fortuna di invecchiare anche fino ai 100 e oltre, come leggiamo più sopra. Potenzialmente oltre 35 anni di “vecchiaia” troppo poco conosciuta e troppo poco sostenuta.
Nel titolo parliamo di fatalità e cioè il contrario della programmazione che è quella che manca nei confronti delle nostre esigenze e nel termine longevità troveremo lo spazio per scoprire chi siamo nella vita reale che conduciamo, vivendo la nostra età tra gioie, attività, intoppi, malattie, affetti, desideri, preoccupazioni e ansie per la lentezza con la quale ci si occupa di noi (a parte i risultati teorici di magnifici ed interessanti studi).
La longevità forse mette all’angolo la vecchiaia, nel senso che il pericolo è che davanti all’immensità di problemi che accompagnano l’ingrossarsi della nostra compagine attuale, si preferisce prendere tempo e lasciarci all’arte dell’arrangiarsi, deviando verso la straordinarietà dei 22mila e passa dei centenari. Ma noi non cadremo nella trappola e la fatalità non avrà più alibi…                                           e  vi diremo come 
Anche sul nostro sito clicca qui

‌
‌

la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 27
di Renata Prevost

‌
‌

 NUDI ALLA META  

spiaggia naturista ‌

Tutti quelli che mi conoscono sanno che mi perdo anche tornando a casa perché mi distraggo e penso ad altro. Quando mi recavo negli uffici dai miei clienti, nel momento di andarmene mi perdevo, e spesso finivo in uno sgabuzzino. Un giorno ero a delle terme invernali in Svizzera e sono uscita dalla piscina di acqua calda per andare al bar a mangiarmi una fetta di torta di mele, al ritorno ho ovviamente sbagliato corridoio, erano tutti uguali per me, e mi sono trovata in una piscina per nudisti; non sapevo nemmeno che ci fosse.
Il mio primo impulso è stato quello di fare dietro front poi mi sono detta, vediamo l’effetto che fa, ho tolto il costume e sono rimasta.
Del resto al mare lo abbiamo fatto tutti almeno una volta, giusto? Il senso dell’acqua sulla pelle nuda è troppo fascinoso. 
All’inizio ero timida, non osavo muovermi poi mi sono tuffata e guardata in giro, non ho visto grandi bellezze; c‘erano molti agés, non necessariamente in forma (o come dico io in ordine), c’era molta tranquillità, nessuno che guardava gli altri. Ognuno si faceva i fatti suoi.
Dopo non molto ero a mio agio e ho pensato che la moda e la chirurgia plastica siano il burka degli occidentali; servono a coprire gli inestetismi e il tempo che passa cercando di attrarre sempre di più in modo parossistico mostrando pezzi di corpo in modo ammiccante ricorrendo a trucchi e geometrie sempre più ricercate.  Ma non tutto. Non l’ultimo pezzettino di pelle che sia un capezzolo o sia un polpaccio poco importa, deve essere coperto per invogliarne la vista, così come nel ‘700 e ‘800 bastava una caviglia a turbare. Oggi è ancora lei, la caviglia; è tornata di moda, ma questa volta deve essere coperta e tutto il resto no.
Buffo l’animale essere umano, vero?   Per continuare la lettura clicca qui

‌
‌

megafonoLa posta del look
di Carla Massara

‌
‌


 I nostri abiti: una traccia preziosa di noi
 

foto massara febb 25 ‌

Ogni abito del nostro armadio racconta qualcosa di noi e ci parla della nostra vita, ricordandoci episodi vissuti, momenti particolari e significativi.
Sono una traccia del nostro percorso della vita. Una traccia preziosa. Pensiamo a quando è stato il momento che abbiamo scelto quel determinato capo. L’abbiamo acquistato perché sicuramente ci è piaciuto e poi si è trasformato magari in un testimone di un momento importante che ha segnato qualcosa in noi. Un momento d’amore, un incontro di lavoro e chissà quanto altro! Momenti  che rimarranno fotografati nella nostra memoria e i nostri abiti ce li ricorderanno anche dopo tantissimi anni.
Nel primo periodo, quando aprii il mio Atelier ricordo che ci fu un abito a pois, o meglio definito Polka Dot Dress, che io indossavo molto volentieri e che, ancora oggi, mi riporta a quel periodo, ricordandomelo con dolcezza; mi ripenso e mi rivedo con quell’abito a pois bianco e nero. Per me, il Polka Dot Dress rimarrà l’abito che con cui ha avuto inizio la mia nuova vita.
Ancora adesso io adoro questo tipo di abito, rappresentato oggi nel film Diamanti di Ferzan Ozpetek, in un bellissimo modello di Polka Dot Dress firmato Dolce e Gabbana.
Talvolta si cerca uno stile ma, purtroppo, non lo si può costruire a tavolino. Come disse Coco Chanel, la moda passa ma lo stile resta.
Se coltiviamo questo desiderio, però, si può cercare dentro di noi un segnale. Questo potrebbe essere nascosto tra i nostri ricordi, tra le nostre esperienze, basta coglierlo. Cerchiamo dentro di noi quel filo che afferrandolo ci farà uscire dalla banalità e ci farà trovare la strada giusta per catturare il nostro stile.
In questi anni di lavoro ho, a poco a poco, rivoluzionato il look di molte mie clienti. Per poi, dopo alcuni anni, potere dire con grande soddisfazione, di averle trasformate. Non solo indossando cose carine che le valorizzano, ma soprattutto creando per loro un loro stile. Seguendo il loro imprinting, la loro storia. Ascoltando i loro racconti, cercando nelle loro parole e nei loro sguardi quel filo che afferrandolo si srotola lentamente consolidando una certa sicurezza nello scegliere gli abiti giusti, rivalutando anche tutto quello che già abbiamo negli armadi. A volta per insicurezza eliminiamo dei vestiti che invece hanno ancora un forte potenziale.
A volte non vedo indossato un bel capo acquistato negli anni passati dalle mie clienti. Spesso non posso fare a meno di chiederne il motivo per il quale non lo mettono più.
Mi accorgo che tutto nasce dalla disattenzione e dalla mancanza di stimoli e di fantasia. Il mio compito, anche a costo di sembrare noiosa, è di fare ritornare quegli stimoli, sepolti dalla quotidianità. E così qualche antico ma sempre bellissimo giacchino, ormai sepolto nell’armadio, ritorna a vivere con noi.   Per continuare la lettura clicca qui

‌
lora-di-liberta-insegna
‌

 Da leggere : Due  famiglie del Biellese tra Otto e Novecento   di  Anna Tempia ed. San Paolo  

tempia ‌

  Cara Anna,
ho tra le mani il tuo libro “Due famiglie del Biellese tra Otto e Novecento” e, sono felice.
Ricordo quando mi parlasti del progetto, degli archivi dove andare per trovare documenti e informazioni che potevano essere importanti nel ricostruire le storie della famiglia di tua madre e di quella di tuo padre. La tua ricerca e il tuo sguardo si sono poi ampliati e così conosciamo i tuoi nonni e altre figure, le difficoltà e le asprezze della vita che hanno attraversato; intravediamo i mutamenti sociali e i cambiamenti economici avvenuti nel territorio dove sei nata.
Allora rimasi colpita capendo il lavoro lungo e non facile che volevi fare. Apprezzai la tua determinazione e volontà nella ricerca delle proprie origini. È bello conoscerle! 
Il libro scritto da Anna non è la storia di famiglie nobiliari o famose, ma – come recita il titolo – di due famiglie del Biellese – famiglie comuni, si direbbe. La singolarità, oltre al valore storico e documentario, riguarda Anna: il coraggio e la forza di fare un lavoro che riguardava lei, le sue radici e la sua identità.
la tua amica Myriam
Anche sul nostro sito  clicca qui                                   

‌
andare-al-cinema
‌

 Da vedere:  IL MIO GIARDINO PERSIANO     
di Maryan Moghaddam e Bethash Sanaaeha 

Recensione di Carlo Confalonieri

‌ giardino persiano)

Mahin vedova da 30 anni, coi figli che hanno lasciato Teheran per l’Europa, vive sola in una bella e grande casa. Vede le amiche una volta all’anno e durante quella riunione una di loro le rammenta che un uomo accanto sarebbe importante. Sicché si reca in un ristorante frequentato da anziani signori. Rimane colpita da uno di loro -Faramarz- ex soldato e ora tassista. Gli chiede di accompagnarla a casa in taxi per poi invitarlo a entrare e passare con lui una meravigliosa serata, che pare la fine delle loro solitudini e l’inizio di un tardivo amore. Potrebbe quasi essere una sorta di commedia americana, di quelle “tutte in una notte” con Liz Taylor o Katharine Hepburn. Ma siano in Iran e questo cambia tutto, perché l’unione fra due cuori solitari assume un significato politico, ovvero del rifugiarsi in una sfera totalmente privata e protetta dalle assurde imposizioni e restrizioni di un regime disumano, che priva di ogni libertà: in primis delle più elementari manifestazioni affettive ed estetiche, sorvegliate dalla polizia morale, pronta a sbatterti in prigione per una carezza o un foulard che lascia scoperta una ciocca di capelli. La notte, in un’unità incantevole di tempo e di luogo, di Mahin e Faramarz assume quindi nella sua ingenua dichiarazione di affetti, la forza di un grido di libertà, non a caso stroncato dal destino, come da una mannaia che la desolazione dittatoriale fa cadere in ogni caso sulla felicità. Quella che pareva una commedia, si trasforma in una tragedia cupissima, come tutto il contesto in cui è calata, che non risparmia niente e nessuno, facendo anche delle piccole gioie qualcosa da punire. Un film umano e umanistico, capace di trasformarsi di colpo in una metafora politica acuta, tagliente e amarissima. Con un’attrice grandiosa come Lili Farhadpur, versione orientale dell’immensa Kathy Bates. 
Per vedere il trailer clicca qui
Anche sul sito clicca qui

‌
‌
pentola

  Cosa bolle in pentola   

*Corso di scrittura: il secondo corso inizierà il  4 marzo dalle ore 15 alle ore 17, in Via Marsala n.8, 1° piano Sala Conferenze.  
Donne in vuole lanciare il progetto  🚩   LASCIAMO TRACCIA!!  per incoraggiare le donne a scrivere le loro storie, le storie delle loro famiglie di origine. 
Il corso di scrittura  è il nostro avvio, ma siamo tutte invitate a partecipare a questo progetto.😜 💣 Chi fosse interessato contatti: associazionedonnein@gmail.com
🔴Il 26 febbraio alle ore 14 si terrà la riunione delle socie per l'approvazione del bilancio al 31.12.2024 e varie comunicazioni importanti. In via Marsala n.8, 1° piano, sala Conferenze.
♦️
 A seguire alle ore 17, presso l'Unione Femminile in Corso di Porta Nuova n. 32, si terrà la presentazione del libro, scritto dalla nostra socia, Luciano Montagnani dal titolo: "La matrioska". 
📍Una nuova agevolazione per le socie:
PRODOTTI FACE D, un marchio di dermocosmetica, nato da un’idea di Chiara Sormani, imprenditrice milanese, che offre risposte  innovative e concrete alle necessità della pelle. Si compra online, ma anche nelle migliori profumerie e farmacie. Solo per voi socie, online sul sito www.faced.com uno sconto del 25% su tutti i prodotti, con il codice che avete ricevuto nella vostra mail. Chi di voi si tessererà potrà richiederlo a associazionedonnein@gmail.com

‌
‌

       Tesseramento 2025 
                  sul nostro sito     www.donnein.net               
                     puoi fare o rinnovare la tessera                   

E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN    
ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............
che di tessere    
ce n'è per tutte!! 



‌
foto-intera-tessera-2
alimentazione-televisore