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Mal comune mezzo gaudio: vita di Redazione di Donne IN

Diciamo sempre che la solitudine o peggio l’isolamento accelerano l’invecchiamento e lo rendono più rischioso e tra le tante cose che si apprezzano nella frequentazione di amiche e amici c’è infatti il mal comune mezzo gaudio.

Donne In ha anche questo vantaggio: condividere i tradimenti dell’invecchiare, ridere insieme di nuovi limiti, consolarsi, dissipare l’ansia di un nuovo default con un “ma succede anche a te”?

Le nostre riunioni potrebbero essere molto più brevi se non fosse che ogni volta che dobbiamo ricordare un nome, un titolo, un anno, comincia un girotondo di “ma sì quello lì che ha scritto quel pezzo…” “Dai l’abbiamo visto insieme, ti ricordi…era al Centrale prima che nascesse Dario” …. “ma no non quello. Quell’ americano che poi ha scritto…”.

Sono momenti durissimi e anche comici perché se fossimo sole penseremmo ad un attacco di demenza, mentre riunite insieme, diventa un momento di collettiva testimonianza del nostro invecchiamento e che forse siamo un po’ troppo stressate dalle troppe informazioni. Anche quando ridiamo, corriamo il rischio che ci scappi un po’ di “plin plin”, ma da sole ci sentiremmo angosciate dall’avvicinarsi del pannolone mentre insieme, ci diciamo “ma che sceme siamo, che non facciamo gli esercizi che ci ha dato la nostra (e vostra) consulente posturale Scilla Menegazzi sulla newsletter!”.

Le riunioni speso cominciano con un tamalù (tu as mal où? e cioè dove hai male?) che di recente la nostra amica Marina Piazza ci ha detto essersi evoluto con l’età che avanza, in un utunapamal (où tu n’as pas mal- dove non hai male?) e anche questo sdrammatizza quel ginocchio che in solitudine vediamo già con protesi o quell’anca che è davvero un po’ sbilenca, ma che in fondo ci consente di camminare ancora per km senza cedere.

Il mal comune è mezzo gaudio è una scemenza un po’ punitiva con uno sfondo di modestia bigotta, ma ha un fondo di verità se letto come il coraggio di condividere, la forza di definirsi più deboli, il regalare agli altri la propria fragilità senza dover mantenere la posizione come un soldatino di latta, il prendere atto di nuovi limiti che però sono sopportabili perché comuni e non denunciano una nostra straordinaria patologia che ci condurrà alla non autosufficienza.

Qualcuna a turno non riesce a pettinarsi perché non alza il braccio colpito da non so più quale artrosi…ma quando appare con ciuffetti punk sul cranio, la consoliamo dicendo che è successo anche a noi e anche da giovani (falso ma utile) e che basta prendere il phon e darsi una sventolata che rende sbarazzine e risolve il problema.

Sulle scarpe siamo delle vere esperte… solidali sul tacco che fa sciuretta (spregiativo slang milanese che descrive una donna over 60 vestita da zia e cioè troppo leccata), non rimpiangiamo il fatto di non sopportarlo più. Anche se è vero che più che anziane siamo anxiane perché è l’ansia che ci divora gli anni che restano, dobbiamo prenderne i lati positivi: siamo sempre puntuali e non come quando eravamo giovani perché adesso per uscire alle 9 di mattina, ci alziamo alle 5 o forse non andiamo neanche a letto … per fare un arrosto per cena, ci mettiamo in moto con rosmarino e aglio verso le 7 quando affoghiamo l’aroma del caffè con quello del soffritto, ma l’arrosto ben marinato sarà molto più buono di quando avevamo 30 anni.

Non perdiamo un treno per via degli anticipi, non arriviamo tardi al cinema o a teatro sempre per via della iper-puntualità e non dimentichiamo nulla perché per paura di dimenticarci, abbiamo un numero infinito di quadernini dove scriviamo tutto (il note book è troppo pesante da portare in giro) basta solo ricordare dove li abbiamo messi. Per il cellulare ci aiuta il telefono fisso che usiamo solo per far suonare lo smartphone che si è nascosto in frigo mentre all’alba catturavamo l’aglio per l’arrosto.

Donne In significa anche questo: una comunità di donne over 65 combattenti, molto fortunate, che hanno la voglia di capire come vivere la propria vecchiaia, lottando contro le insidie dei modelli preconfezionati che vogliono sostituire con scelte consapevoli.

E mentre state pensando come e quando unirvi a noi per un bel tamalù condiviso e solidale, raccontate alle vostre amiche  le vostre paure e magagne e vedrete che la paura che mangia l’anima (quella del bellissimo film di Fassbinder che da giovani vigorose non abbiamo capito fino in fondo), arretrerà per lasciare posto ad una certa affettuosa accoglienza che facciamo di noi stesse, pensando con nostalgia a come eravamo, ma anche a quelle tante ragazze che ancora convivono con la donna che siamo oggi.

Invecchiare insieme e cioè mal comune mezzo gaudio? No, ma le amiche fanno la differenza.

“L’amicizia vera è come quel vestito nell’armadio che non si sa come, ti cade sempre addosso alla perfezione, dimagrisce e ingrassa con te. Quel vestito che ti fa sentire comoda e a tuo agio”

di Irene Renei www.donne chepensano.it

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