

Un altro film bello e intenso che ci interroga e turba.Il regista torna al tema carcerario dopo “Aria ferma” del 2021.
Se allora tutto ruotava all’interno delle mura circolari della prigione, qui ci muoviamo dentro la misteriosa e complessa mente della protagonista.
Ispirato al libro “Io volevo ucciderla” di Ceretti e Natali, racconta i colloqui tra una giovane donna omicida e il criminologo che la incontra in carcere dopo 10 anni di detenzione.
È una storia vera. Sconvolgente e drammatica. Coraggiosa pure.
Barbara Ronchi ne è la straordinaria e credibile attrice protagonista, una prova superba davvero.
Quante domande si aprono in noi.
Perché si commette un crimine contro la persona?
La nostra storia spiega il fatto?
Comprendere vuol dire giustificare?
Occuparsi di Caino (l’omicida) mette in secondo piano Abele (la vittima)?
Giustizia significa vendetta?
E il dolore dei parenti?
A me sono sembrati centrali tre punti.
Il potere trasformativo, come sempre, della relazione e dell’ascolto.
Il dubbio sul concetto di rimozione o negazione.
Elisa, in realtà, tace (non ricorda) così come voleva zittire la sorella.
La domanda: c’è possibilità di riparazione e di cura?
Quali domande e risposte in voi?