

Siamo nella banlieu parigina, ma forse in una qualunque periferia di una grande città dove l’emigrazione trova alloggio, non trova lavoro e va a scuola se ci riesce, ma soprattutto trova più o meno felicemente una famiglia che si occupi dei loro piccoli quando il compito di farli crescere è troppo duro per chi li ha messi al mondo.
Come nel capolavoro di Roman Gary “La vita davanti a sé”, anche qui il titolo ha un significato importante “Le condizioni ideali”: ironia e malinconia nella storia di un piccolo uomo ( perché l’innocente condizione di bambino non è per tutti) che sembra rappresentare un cliché dell’emarginazione di oggi con la sua origine nordafricana, con la sua pettinatura e gli abiti che lo “bollano”, come appartenente ad una fascia di popolazione che rischia fin da subito di rimanere ai margini di quella società dove i genitori credevano di trovare l’Eldorado.
Siccome siamo in Francia i servizi sociali funzionano, Skander sulla carta ha molte opportunità per un buon inserimento nella società. Qui non si tratta di jus soli o jus scolae come sarebbe da noi, ma di una specie di colla che si appiccica addosso a chi nasce in certi quartieri e che anche l’efficiente sistema scolastico della nazione non riesce a sciogliere per liberare il ragazzo dalla vischiosità di un’appartenenza culturale che impone le leggi del territorio sulle leggi dello Stato. Occuparsi di questi ragazzi in modo efficiente però non significa essere liberi da pregiudizi e fare il tifo per loro col cuore.