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     INVECCHIARE    INFORMATE  

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  La sanatoria edilizia   

In qualità di spulciatrice ho riflettuto sull’utilità di trattare per voi le novità principali riguardo alla nuova sanatoria edilizia, approvata da questo governo.
Sì, penso che ci siano spunti interessanti per tutti noi, sia nell’ipotesi che vogliamo vendere un immobile, sia che vogliamo, dobbiamo fare dei cambiamenti sulla casa in cui viviamo o, se siamo “possidenti”, su una casa di proprietà.
Il Decreto-legge 29 maggio 2024 n. 69 (cd. Decreto Salva Casa) contiene norme su:
1. attività edilizia libera;
2. stato legittimo dell’immobile;
3. cambi di destinazione d’uso;
4. tolleranze costruttive ed esecutive;
5. nuovo accertamento di conformità in sanatoria;
6. alienazione immobili abusivi,
Vorrei trattare un argomento per volta, dando cenni delle novità rientranti nella nostra area di interesse.
Cominciando dal primo punto, cosa intendiamo con “Edilizia libera”? Come dice l’espressione, si tratta di opere che il cittadino può realizzare senza permessi, carte e burocrazie.
Il decreto che modifica il Testo Unico dell’Edilizia (l’art. 6 TUE) ha fatto rientrare nell’edilizia libera:
• le vetrate panoramiche amovibili (acronimo VePA),
prevedendo la possibilità di installare vetrate panoramiche amovibili e totalmente trasparenti, anche per la chiusura di logge o di porticati;
• le opere per la protezione dal sole o da agenti atmosferici
tutti i tipi di tende tende quali tende da sole, da esterno a pergola, (anche pergole bioclimatiche), con telo retrattile, impermeabile, mobili o regolabili., purché addossate agli edifici o alle unità immobiliari, anche se richiedono strutture fisse per il loro sostegno e l’estensione.
È fondamentale che non creino uno spazio chiuso in modo permanente, per evitare variazioni di volumi e superfici.
• gli interventi per eliminare le barriere architettoniche, che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, o altre opere che cambino la forma dell'edificio.
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Per strada più libere  

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 X STRADA + LIBERE
(e non più coraggiose come dice il titolo del libro 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞. 𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨! di Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro, per Lettera Ventidue Edizioni, dedicata alla percezione di insicurezza che soprattutto le donne e le minoranze di genere provano nelle nostre città)
La ricerca scientifica STEP UP 2023 condotta per Fondazione Cariplo sulla camminabilità di Milano per le donne, aveva segnalato che nel capoluogo milanese la percezione di paura delle donne di camminare da sole in città è significativamente maggiore rispetto a quella degli uomini, soprattutto la notte: 57% contro il 28% maschile e su questa base si è avviata la ricerca voluta dal Comune di Milano X STRADA + LIBERE i cui esiti verranno presentati durante il Forum della Partecipazione del Comune di Milano, dal 3 al 6 ottobre 2024.
Anche Donne In ha partecipato agli incontri tra donne che vivono nei diversi quartieri della città, realizzati in collaborazione con Avventura Urbana e Sex & the City APS, per esplorare il tema della sicurezza, reale e percepita, nello spazio pubblico: ci siamo ritrovate tra molte donne di tutte le età, poche le donne straniere, poche le anziane. Una mappa del quartiere aperta sul tavolo e ognuna di noi indicava ad Azzurra Muzzonigro di Sex and the city ed alle altre incaricate, i luoghi “critici” della “sua” zona: spazi poco illuminati, lampioni sempre rotti, sottopassi, vicoli ciechi, vegetazione troppo fitta, luoghi di assembramenti che mettono a disagio, assenza di telecamere e così via e per ognuna di queste segnalazioni un alert visivo sulla mappa e un commento nostro e delle ricercatrici. Allo stesso modo sono stati individuati i luoghi dove le donne si sentono “sicure” e perché.
Ad ottobre andremo ad ascoltare i risultati al Forum della Partecipazione e siamo molto curiose di scoprire non solo le zone che le donne considerano più a rischio e perché, ma soprattutto quali saranno gli interventi che verranno programmati per rendere le donne di Milano più LIBERE di vivere la città.
Gli incontri- 15- sono avvenuti in diversi luoghi della città attraverso l’ascolto dei racconti di donne che abitano nei differenti quartieri di Milano. zona Stadera – Chiesa Rossa, Giambellino, Lodi – Corvetto, Duomo, Stazione Centrale – Ponte Seveso, Bicocca, Loreto – Casoretto – No Lo, Buenos Aires – Porta Venezia – Porta Monforte,. Città studi,. Porta Ticinese – Conchetta, Baggio – Quartiere degli Olmi – Quartiere Valsesia, San Siro, QT8, Sarpi, Bovisa  

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 ABITARE E INVECCHIARE....sperimentazioni  

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La prima (Condominio solidale a Firenze) avviene in Italia ed in apparenza è di facile realizzazione perché lo stabile esisteva già. L’intervento è di ristrutturazione e l’accesso dei futuri residenti legato all’età (over 65) ed alla loro disponibilità economica e stato di completa autonomia. Si tratta di affittare un appartamento di dimensioni e caratteristiche prestabilite e di fruire di servizi comuni compresi nel canone. La socializzazione e il mutuo aiuto fra gli abitanti risulta una scelta individuale

La seconda (Cooperativa Boboyaka a Bordeaux) invece, avviene in Francia e rappresenta non solo una soluzione abitativa per senior, ma anche la realizzazione di un progetto per la valorizzazione e l’inclusione degli anziani che, si incaricano di “costruire” le loro future case per stare insieme, aiutarsi e dimostrare che si può vivere la vecchiaia in un modo diverso.

In ambedue i casi, noi ci chiediamo perché queste soluzioni non si moltiplichino dato il gran numero di anziani che stanno affrontando o affronteranno il “problema casa” legato ai nuovi bisogni di servizi e assistenza che l’invecchiare fa sorgere. Case troppo grandi o con barriere architettoniche che le rendono non funzionali, bisogno di piccoli aiuti, contrasto alla solitudine, non sono motivazioni sufficienti perché le istituzioni agiscano?  La nostra domanda resta sempre senza risposta.

La Prima: Condominio solidale a Firenze e dedicato agli over 65.
È un complesso residenziale o “senior housing” il Villaggio Novoli, composto da 37 appartamenti....
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 A settembre 2024 su 54 donne vittime di       femminicidio, le donne over 65 sono 22   

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‘Abbiamo letto queste cifre su “7 del corriere della sera” insieme ad una serie di interessanti riflessioni dell’autrice Elisa Messina e della magistrata Paola Di Nicola sulle ragioni del silenzio che accompagna questi femminicidi di donne anziane ed abbiamo deciso di riportare l’intero articolo sul nostro sito. Per spiegare le ragioni del silenzio su questa lettura dei dati, vengono chiamate in causa anche le forze dell’ordine e la stampa che spesso ci trasmettono queste storie di violenza, come storie di abbandono, di solitudine, di fine della sofferenza davanti ad una malattia inguaribile. Come spesso accade quando si parla di noi donne over 65 è lo stereotipo che impedisce una corretta interpretazione dei fatti ed anche i questa triste vicenda bisogna “fare cultura” per capire come è il mondo di noi donne anziane. Non tutti lo sanno ancora.  Per continuare la lettura
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 Una storia di ageismo   

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Il fatto: una giornalista molto nota del servizio tele news della TV canadese viene improvvisamente licenziata, o meglio non le viene rinnovato il contratto. Si tratta di una giornalista con lunghi anni di esperienza, inviata di guerra che lavora in questo canale da molti anni e che i telespettatori apprezzano e amano molto.
Il licenziamento suscita scalpore e discussioni pubbliche; alcuni commentatori avanzano l’ipotesi che la decisione dell’azienda derivi dal fatto che la broadcaster durante il periodo del Covid si sia fatta crescere i capelli del suo colore naturale: bianco. Uno dei segni distintivi della vecchiaia secondo gli stereotipi più comuni. Ma la testa bianca, graziosa e folta non frena il licenziamento, riporta la stampa.
La signora con i capelli bianchi e vecchia ha solo 58 anni!
Il seguito: si scatena un grido di protesta che varca i confini canadesi e la platea più rilevante per comunicare è quella di Twitter.
Un gruppo di studiose decide di esaminare i commenti apparsi sulla piattaforma per verificare i tipi di dissenso e le ragioni in base alle quali ritengono il licenziamento ingiusto. Vengono presi in esame 440 Twitter.
Risultato: l’80% circa dei Twitter è contraria alla decisione del licenziamento; il 2% appoggia la decisione aziendale e il 18% esprime parere neutrale.
Tra coloro – 80% - che esprimono opposizione alla decisione di licenziamento della giornalista il 79% dice espressamente che è una decisione da “poveracci” (da morti di fame!); in modo irrilevante nelle risposte viene menzionato l’ageismo (26%) e il sessismo (22%).
Le studiose concludono “Questi risultati suggeriscono il rilievo della logica capitalista nel modellare la pubblica opinione sui temi dell’ageismo di genere nei luoghi di lavoro. Inoltre, l’analisi delle risposte dimostra che la discriminazione è a seguito di una scelta personale relativa al proprio corpo”. Entrambi i punti di vista, concludono le studiose, riflettano che le critiche sono verso l’individuo (nel caso la giornalista), piuttosto che essere indirizzate a livello più strutturale; tuttavia, solo la conoscenza di come si pratica l’ageismo di genere a livello strutturale si può cercare di smantellarlo.
(by Anne E. Barrett et al., Journal of Women & Aging, 7 August 2024)
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la cicala parlanteLa cicala parlante   
n. 24
di Renata Prevost

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  Il  Bambino dentro di noi  

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In questa calda, lunga, languida estate in cui è avvenuta l’annunciata (e desiderata dal soggetto) dipartita dell’attore mito Alain Delon, ho pensato al bambino che abbiamo dentro e di cui tutti sempre dicono: “non bisogna lasciarlo morire crescendo”.
L’Alendelon come veniva chiamato in Italia, era stato abbandonato prima dal padre e subito dopo da una madre che non ce la faceva, a quattro anni in un istituto, poi giri di famiglie adottive, militare, infine il cinema e le molte donne. La sua bellezza quasi unica derivava certamente dai geni, ma anche dalla sua triste infanzia che gli aveva impresso uno sguardo malinconico da cucciolo che ogni donna voleva abbracciare e che risultava ancora più attraente quando veniva ricacciato per far uscire la sfrontatezza derivata dall’abilità di imparare a difendersi.
Guardandomi in giro, ascoltando le persone conosciute e non, mi sono resa conto che il bambino non muore mai, resta chiuso dentro la faticosa ascesa verso la maturità, verso l’imparare le regole per vivere bene nella società in cui viene a trovarsi o per tentare di cambiarle se non piacciono. Resta bloccato sotto le maschere che si indossano per occupare bene un lavoro che dia da vivere insieme all’indipendenza e alla possibilità di avere, se desiderato, un tetto e una famiglia. Resta ancorato alle regole che famiglia e società giustamente insegnano, ma con pochi spiragli per l’ossigeno. A volte ci si inganna e si confonde la maschera con il bambino.  
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  Ogni mattina a Jenin 
    di Susan Abulhawa.   ed. Feltrinelli  

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In questa estate piena di immagini di guerra di tanti, troppi paesi, anche vicini, sono molti i libri che hanno cercato di raccontare le diverse storie e di reclamare una riflessione mondiale contro la guerra e contro queste guerre.

Tra il tanto che abbiamo letto abbiamo scelto questo libro sulla storia dei palestinesi che parte dal 1948 e arriva a tempi molto vicini a noi. Non quelli di oggi perché il libro è uscito nel 2012, ma come tutti i racconti di storia butta le premesse per una conoscenza più approfondita di quanto accade oggi in Medio Oriente.

L’autrice racconta la storia della sua famiglia, che forse come quella di tanti altri palestinesi di cui in qualche modo diventa il simbolo, viene trascinata fisicamente e simbolicamente nella crudeltà di scelte politiche che non risparmiano nessuno né i palestinesi, né gli israeliani. 
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 Da vedere:  L'INNOCENZA (MONSTER)
di Kore-eda Hirokazu
 

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Da un Maestro e un Gigante capace di fare di ogni immagine reale un simbolo (come nei sogni) e di ogni inquadratura l'inquadratura di qualcos'altro rispetto a ciò che vediamo, arriva la Summa immensa di tutto il suo Cinema. Ne L'INNOCENZA (Monster) confluiscono infatti tutti i suoi temi da il segreto di "Nessuno lo sa" a  le tante verità rashomoniane de "Il terzo delitto" fino alla destrutturazione della famiglia tradizionale e la sua sostituzione - come in "Un affare di famiglia"- con single, vedovi, orfani, assassini involontari, omosessuali (non a caso a Cannes oltre al premio alla sceneggiatura di Yuji Sakamoto, il film si è meritatamente aggiudicato la Queer Palm destinata al miglior film a tematica Lgbt.
Dopo la narrazione di un incidente scolastico che 1) per Saori, la madre del piccolo Minato, è persecuzione del maestro Hori nei confronti del figlio (orfano di un padre mitizzato come esempio virile dalla madre) 2) per il maestro Hori è un episodio di bullismo da parte di Minato verso il suo compagno di classe effeminato Eri 3) infine, nel lungo flashback che rivela tutto, attraverso lo sguardo di Minato è ben altro.
Sono infatti i "Segreti e bugie" (prendo a prestito il titolo del Capolavoro di Mike Leigh), inconfessabili gli uni e mistificatrici le altre, di una verità che fa star male un adolescente, fino a fargli tentare il suicidio, ma Hirokazu è un grande saggio e non ce lo propina. Perché come sempre accade in Hirokazu arrivano le immagini a fare luce in un buio assoluto, come su quel vetro nero che Saori e Hiro tentano di pulire con grande fatica per salvare Minato e Eri mentre incombe la tempesta. Quel vetro che nonostante i loro sforzi e le gocce di pioggia resta sempre scuro, come è oscura l'anima profonda e nascosta  degli esseri umani. Ma d'un tratto arriva la luce di una bellissima giornata, presagio di verità, bellezza, amore quello vero, che non dice e non può dire il suo nome, ma urla al mondo il bene dell'amore, della fratellanza, dello spirito e dei sensi. Le ultime note composte per il film da quell'altro gigante della Cultura e dell'Arte Giapponese che è Ryuchi Sakamato intensificano la simbologia e nell'inquadratura della preside-prima sfingea e algida -che nasconde un altro segreto e si scioglie nella disperazione guardando il fiume sotto la tempesta, si compone uno dei punti massimi visivi del Cinema e dell'Arte figurativa contemporanea. 

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 Cosa bolle in pentola  

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   Da settembre in poi    
Inizia il giorno 17 settembre il "CORSO DI PITTURA",alle ore 10, nella sede di Via Marsala 8, come da informazioni ricevute dalle nostre socie.
Il giorno 18 settembre si terrà la presentazione del corso "Il canto non è altro che un viaggio interiore di ricostruzione dell'essere" presso la sede dell'Unione femminile. Corso di Porta Nuova 32-Milano.
Sempre in collaborazione con Unione femminile a ottobre inizierà un percorso di approfondimento attorno alle relazioni tra le figure materne, figli adulti e nipoti di cui, a breve, daremo più complete informazioni. 
Il giorno 25 settembre si terrà la riunione delle socie di Donne In presso la sede di Via marsala 8 (1° piano) alle ore 11 seguita da piccolo snack. 
Il 10 ottobre alla Casa della memoria in via Confalonieri 14 Milano si terrà il convegno " Luigi Ganapini e la storiografia del 900 - tra ricerca e insegnamento " in onore del grande storico, amico e collaboratore prezioso di Donne In mancato lo scorso anno. 
Programma e dettagli verranno inviati per mail. 
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             Tesseramento 2024 
                  sul nostro sito     www.donnein.net               
                     puoi fare o rinnovare la tessera                   

E' pur vero che per soli 30,00 € all'anno Donne IN    
ci da una tessera che ci apre tutte le porte, ........ma non spingere e stai in coda ............
che di tessere    
ce n'è per tutte!! 



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