

Nel mio lavoro non voglio vestire o accontentare tutti
Nel mio lavoro ho vestito tantissime donne e ho vissuto l’assoluta eterogeneità della mia clientela.
Nel tempo ho coltivato con impegno e serietà questa differenza tra le persone, che frequentano il mio Atelier ed è diventato uno dei miei obbiettivi principali.
Non voglio vestire tutti o accontentare tutti, ma voglio che la mia collezione rifletta la possibilità di trasformare qualsiasi capo adattandolo a generi molto diversi di donne.
Grazie a mia sorella Donatella ho potuto frequentare e conoscere donne molto diverse da me. Molte di loro si affidano al mio gusto per vestirsi, seguendo soprattutto come Donatella interpretava il mio stile.
L’età non ha nessuna importanza, è piuttosto la personalità di ognuna di noi, le nostre identità che guidano le scelte nello stile. Il mio compito di stilista è di farle emergere con buon gusto e determinazione e di rispettarle senza volerle minimamente stravolgere.
Osservando quello che propongono le grandi catene di abbigliamento, balza agli occhi l’omogeneità delle proposte. Rivolta principalmente a donne giovani e tutte uniformate nello stesso genere. Sempre quello più comune e più conformista, così da adattarsi a più donne possibile e quindi a vendere di più. Questo è il loro unico scopo; non si avvertono altri obiettivi e approfondimenti.
Invece no, è molto più interessante studiare la personalità di ogni persona che si rivolge a noi e da quel momento iniziare a personalizzare un abito.
Mia sorella non indossava gonne ma solo pantaloni. Io ho ammirato tantissimo come lei interpretava le mie collezioni. Ne era entusiasta, le amava tantissimo e da lei ho ricevuto stimoli molto importanti. Riusciva a mischiare un femminile giacchino di broccato con una camicia con il colletto chiuso che spuntava dal giacchino, pantaloni e stivaletti bassi. Un sapere mischiare con gusto e raffinata dolcezza e minimalismo assoluto.
Tutto quello che realizzo ha la possibilità di essere interpretato. Questo per me è fondamentale, pensare a fare vestiti attraverso le lenti dell’identità di genere.
Quindi un trench di pelle nera lo indosserò io con una gonna di chiffon lunga e stivali con tacco alto perché mi sento bene dentro abiti molto femminili e, ugualmente, lo potrà indossare chi ha un’identità differente dalla mia, abbinandolo a pantaloni di velluto colorati e sneakers.
Questo è per me bellissimo e da significato al mio lavoro.
Carla Massara