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La cicala parlante: Elogio della pecora nera

Spesso ci siamo sentiti dire da qualcuno “sono la pecora nera della famiglia”.

Dichiarazione sempre accompagnata da un sorriso storto e mesto, come dire “scusa”, perché la pecora nera è quella che esce dai ranghi e crea guai, molto meglio tutte bianche ordinate e uguali e tutte dunque al riparo nella zona confort.

Ogni famiglia ha i suoi riti e li passa di genitore in figlio come un filo rosso del ricordo e della storia famigliare, vedersi uguali, nella stessa barca, così da poter abbassare le difese. Questo crea coesione, se cambiano le regole, si perdono centro e contatto. Eppure qualcuno, ogni tanto, decide di seguire orizzonti differenti, sapendo che questo lo allontanerà dal branco che proteggeva. È il libero arbitrio, la manifestazione di una propria realtà individuale, forte e precisa che per affermarsi ha bisogno di rompere, deve battagliare e solo se resiste e reagisce, potrà espandersi e arrivare a sé stessa e creare un individuo sano, forte e volitivo ma soprattutto in linea con cuore e pensiero, un individuo realizzato. Non è egoismo ma sana conduzione della propria vita, e poi, siamo così sicuri che la pecora nera sia davvero un guaio per il branco?

Le pecore nere, attraverso liti e incomprensioni, sono quelle che costringono il branco a guardare le cose da un altro punto di vista e a modificarsi o almeno interrogarsi. In alcuni casi e pecore nere diventano la sopravvivenza del branco, pensiamo, per esempio alle antiche famiglie nobili sempre imparentate tra loro e poi arriva la pecora nera che sceglie un soggetto esterno: ecco che c’è un importante cambio di sangue nuovo che dà linfa alle generazioni successive, come aver fatto una dialisi. Oppure una pecora nera che si perde tutto al gioco e costringe la famiglia a rimboccarsi le maniche, ad andare a lavorare e trovare nuovi sbocchi: quanta energia in più e incontri, idee e possibilità.

L’ateo nella famiglia religiosa, la donna in carriera nella famiglia patriarcale, l’artista nella famiglia imprenditoriale, con sensi di colpa, rabbia, sentimenti si esclusione da una parte, delusione dall’altra. Come un difetto di fabbricazione.

In realtà le pecore nere sono cercatrici di cammini di liberazione per l’albero genealogico, membri che non si adattano alle norme e tradizioni, non accettano di incanalarsi in strade per loro frustranti. Creano un nuovo e fiorente ramo dell’albero, la loro ribellione è terra fertile, la rivoluzione, acqua che nutre, la passione fuoco che accende lo spirito degli antenati.

Una pecora nera, di primo acchito, destabilizza e confonde, ma alla lunga, rigenera.

Nelle famiglie in cui non è stato compreso il ruolo genitoriale, i figli sono visti come subordinati all’interno di un sistema famigliare funzionale, il figlio preferito sarà quello che gratifica maggiormente le speranze dei genitori, l’altro, un capro espiatorio.

Le donne soprattutto, appena mostrano desideri autonomi diversi, sono subito tacciate di sovversione, in passato molte finivano in manicomio, altre erano bruciate come streghe, o espulse dalla società.

Chi ha il cuore forte e volitivo e appassionato non può essere fermato da nulla, rischia la morte.

Così eroine di tutti tempi, artiste e scrittrici e pittrici e avventuriere, hanno scritto le loro storie e sono quelle che poi leggiamo con avidità, non quelle sciape delle pecore bianche, ci danno spunti, forza, idee ed esempi. Pensiamo, per esempio ad alcune donne famose come Cleopatra e la regina Vittoria, Giovanna D’Arco, Paolina Bonaparte, Karen Blixen e la sua Africa, Anna Bolena, Emmelin Pankhurst, con i diritti delle donne, Elisabetta d’Inghilterra, Lady D, Patty Smith, Amelia Earhart, con i suoi voli, Rosa Pars, per i diritti civili, Coco Chanel, Grace O’Malle, la rivoluzionaria politica  in Irlanda, Anna Frank, Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Valentina Tereskova, in volo nello spazio, Evita Peron, Madre Teresa di Calcutta, la lista è lunga: dove c’è qualcosa di nuovo e di grande, troverete sempre una pecora nera.

Non ostacolate le pecore nere, amatele, accoglietele, seguitele, permettete loro di cambiare il mondo, sono l’orgoglio della vita, sono la manifestazione gioiosa della forza vitale, sono l’urlo della gioventù, sono la ruota che gira, sono il sole e la luna, sono vostre sorelle. sono la soddisfazione di avercela fatta ad emanciparsi.

Allora, nel caso non siate mai state pecore nere, il consiglio è di trasformarvi subito, date sfogo alle vostre reali velleità, al grido di “Towanda”’, come l’eroina del film Pomodori verdi fritti”, prendete in mano la vostra vita, come lei vi insegna, non è mai troppo tardi per fare una scelta, non è mai troppo tardi per sentirsi   realizzati.

Renata Prevost

 

Abbiamo pubblicato particolarmente volentieri questo pezzo di Renata Prevost nella Rubrica “La cicala Parlante” perché anche noi amiamo le pecore nere. Non solo sono meno monotone e prevedibili di quelle bianche, ma anche più coraggiose perché si espongono al rischio del lupo senza potersi nascondere o confondere nel gregge.
Dice Renata che “ Le pecore nere, attraverso liti e incomprensioni, sono quelle che costringono il branco a guardare le cose da un altro punto di vista e a modificarsi o almeno interrogarsi” ed è quello che il progetto di Donne In “ donne che hanno la fortuna di invecchiare” si propone di fare, mettendo in discussione la cultura tradizionale verso l’invecchiamento e soprattutto sollecitando una lettura dell’invecchiamento al femminile per valorizzare le significative differenze, che ci sono anche in questa fase della vita, tra uomini e donne.
Anche la scelta del titolo del nostro progetto “Donne che hanno la fortuna di invecchiare” rompe uno schema di giovanilismo trionfante che in fondo impedisce di vivere i nostri ultimi anni in piena consapevolezza ed anche con gratitudine per essere arrivati fini qui. Le pecore nere hanno il compito di richiamare l’attenzione facendosi notare ed è quello che noi facciamo attraverso il nostro sito web, con questa newsletter e con gli incontri con esperte ed esperti, ora interrotti dal covid,  e con la nostra partecipazione alla Commissione “Invecchiare in una città amica “istituita presso il Comune di Milano perché il tema dell’invecchiamento delle donne, ottenga quella visibilità e quelle risposte che la grande comunità che siamo, attende.

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