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Le rubriche I film in sala - Libri letti per voi - Vita di redazione - La cicala parlante
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ERRATA CORRIGE
Ci scusiamo e inviamo nuovamente la newsletter n° 101 che, per problemi tecnici, è stata spedita con errati link al nostro sito.
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non é piaciuto Il sol dell'avvenire
di Nanni Moretti
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Mi capita di imbattermi in rubriche che danno consigli sugli errori da non commettere per sembrare troppo agé. Dopo aver assistito con enorme fatica al nuovo, si fa per dire, film di Nanni Moretti penso che una rubrica del genere occorrerebbe anche per i registi. Moretti, scena per scena slegatissime fra loro, imbastisce una specie di antologia su come fare un film assolutamente senile. Che a dispetto del titolo è tutto rivolto all'indietro, rispolverando fuori tempo tutti i tic, le idiosincrasie, le insofferenze che Moretti ci ha narrato da tempo immemore. Qui invece è tutto fastidio, insofferenza egocentrica, quelli di un anziano non solo anagrafico, ma sotto ogni punto di vista, soprattutto in senso interiore. Tipico di chi non accetta il nuovo, il cambio, l'evoluzione. E che dopo aver fatto un film bellissimo come "Tre piani " del tutto lontano dai soliti personalismi, non ne ha accettato l'insuccesso, anche critico e risponde rispolverando tutto un repertorio totalmente déjà vu. Come se Allen si rimettesse a rifare lo sketch di "agite con calma " di "Prendi i soldi e scappa" o a rifare la scena in cui mette in bocca a due giovani attori i suoi problemi, cosa che invece Moretti fa riproducendo proprio una scena di "Io e Annie". Il film nel film sull'occupazione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica non si lega al resto, così come la metafora della revisione del PCI è assolutamente fuori posto. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
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é piaciuto Il sol dell'avvenire
di Nanni Moretti
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Dopo la parentesi di Tre piani (2019), unico film tratto da un soggetto non originale, ritorna il Moretti più puro e genuino con una pellicola nostalgica che costituisce un atto d’amore per il cinema. Un film nel film ricco di riferimenti metacinematografici che risente l’influenza del Maestro Fellini a partire dalle atmosfere circensi. Ma Il Sol dell’avvenire è molto di più: potrebbe sembrare una commedia ma in realtà lascia quell’amaro in bocca e quella rassegnazione nostalgica tipica del dramma. Un Moretti che attraverso il suo alter ego Giovanni ritorna al moralismo e al sarcasmo del suo periodo d’oro e che, insieme ad un’intrinseca malinconia ci trasmette un messaggio di speranza che vale la pena vedere. Il Sol dell’avvenire è un tripudio di citazioni e rimandi cinematografici. Giovanni prima di girare il film deve vedere Lola di Jacques Demy in compagnia della moglie e della figlia, cita Apocalypse Now di Francis Ford Coppola per proporre un esempio esemplare di film in cui la violenza non è fine a se stessa e parla di Anthony Hopkins che in The Father non indossa le ciabatte, a rimarcare il suo disappunto, tipicamente morettiano, nei confronti dei sabot. Ma le citazioni più belle rimangono quelle felliniane, dalla sequenza finale de La dolce vita vista al cinema al circo che arriva a Roma. Innegabile è poi il rimando a 8 1/2 non solo con la parata finale ma anche e soprattutto con il filo conduttore de Il Sol dell’avvenire. Il Sol dell’avvenire è anche un film di denuncia, non solo politica nei confronti di quel periodo in cui la sinistra italiana era ancora troppo attaccata all’Unione sovietica, ma anche cinematografica. In un esilarante colloquio tra Giovanni, Paola e i vertici Netflix, emerge quell’amaro disprezzo nei confronti di un cinema che si rifugia sempre più nelle piattaforme streaming e che ha bisogno di coinvolgere lo spettatore già dai primi due minuti di visione. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui
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Mon Crime
di Francois Ozon
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I film (tutti più o meno bellissimi) di Francois Ozon sono molto diversi gli uni dagli altri. Segno della vitalità creativa e stilistica del suo Cinema. Sta a noi trovarne il filo conduttore, spesso nascosto in una febbrile rivisitazione Cinefila degli autori e dei generi. Film che tematicamente compone una trilogia femminista insieme a "8 Donne e un mistero" e "Potiche", ovvero una rilettura del ruolo della donna, che da vittima potenziale assurge ad eroina, di se stessa e di tutto un tessuto sociale che la vorrebbe comprimaria anziché protagonista, bella statuina di "Potiche", stereotipo dello stereotipo di "8 Donne" o vittima di abusi come in "Mon crime". Si parte da una piece scoppiettante Anni 30 fino ad arrivare al Me Too. Ma come dicevo il contenuto in Ozon è motore di una forma e di una forma sempre diversa ,che legandosi al Cinema e ai suoi stilemi anche stavolta esplode in un fuoco d'artificio di citazioni e stilizzazioni. Insomma una festa per chi adora il Cinema e chi ancora, a ragione, lo vede come la più grande possibile chiave di lettera della realtà, di ieri e di oggi, fusi insieme come in una trasposizione onirica e inconscia del tempo che fugge e de "ll tempo che resta" (per citare un bel titolo di Ozon). Un Ozon memorabile, magnifico a dir poco. Per continuare la lettura sul nostro sito clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
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“Giulia Filippetti, ovvero cronache italiane della procreazione responsabile”
edito da Unione Femminile
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La contraccezione è davvero la scoperta più rivoluzionaria del XX secolo? Recentemente l’Unione Femminile Nazionale ha rieditato il libro dedicato a “Giulia Filippetti, ovvero cronache italiane della procreazione responsabile” ripercorrendo tutta la storia delle lotte effettuate da questa coraggiosa donna e dai suoi collaboratori per arrivare all’istituzione di C.E.M.P. e U.I.C.E.M.P. consultori antesignani della battaglia sul controllo delle nascite. I tempi della loro costituzione erano molto bui e bisogna fare riferimento alla salute della donna e alla salvaguardia della vita dei fanciulli e delle fanciulle per poter cominciare a parlare di pianificazione familiare sensibilizzando la popolazione ai problemi demografici. Il C.E.M.P. nel corso della propria esistenza, svolge un prezioso lavoro politico anche facendo fronte a denunce e processi e nelle difficoltà di fare propaganda; bisogna arrivare alle lotte femministe degli anni ’60 per sbloccare la situazione e iniziare a parlare di contraccettivi senza che ciò determini scandalosi commenti o grottesche ipotesi tipo “la pillola fa venire il cancro” ma il cammino è ancora molto lungo. Solamente negli anni ’70 si arriva ad una proposta di legge che intende introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, allo scopo di fornire strumenti evolutivi di cui ciascuno possa servirsi sulla base delle proprie personali convinzioni ed esigenze. Il problema non è solo etico, in realtà dietro al tema della contraccezione dimora un grande desiderio di libertà da parte delle donne, l’ambizione di poter disporre della vita a proprio piacimento, senza doversi necessariamente adeguare ai modelli generazionali vigenti. Bisogna arrivare all’aprile 1978, dopo che la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza...... per continuare la lettura clicca qui
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I violini di Saint Jacques
di Patrick Leigh Fermor edito Adelphi
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Una piccola isola delle Antille quasi sconosciuta, popolata dai nativi creoli e dai governanti francesi in apparente perfetta armonia. Mademoiselle de Rennes, Berthe per gli amici, racconta la vita che ha condotto in questo mondo così lontano ma così simile a quella in un qualunque borgo europeo dove il “signorotto” del luogo vive con tutta la sua corte composta da figli, moglie, amici fidati, amanti occasionali e fedeli servitori. Scritto e tradotto molto bene, il racconto evita di dare riferimenti storici e politici, cercando di farci restare chiusi nel grande giardino della casa sulla piccola isola, dove la trama di questo cosiddetto “travelogue” (letteratura di viaggio) uscito nel 1953, si sviluppa quasi in una sola serata. Non si tratta del rispetto delle regole aristoteliche, ma della necessità di concentrare l’attenzione su quegli eventi, quelle emozioni e i sentimenti che la “serata” suscita: nulla sarà più come prima, neppure per la narratrice che settantenne rivive passo dopo passo la sua storia e quella dell’isola raccontandola ad un ascoltatore attento, ma appena conosciuto. Il romanzo dell’inglese Leigh Fermor è diventato un libretto d’opera e leggendolo, se ne capisce il perché: tutto sensazionale, tutto coloratissimo, tutto drammatico ma senza tragedia, pochi i protagonisti ma molto ben delineati e dietro uno sfondo esotico e senza tempo. Anche sul nostro sito
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Ma lo sapeva signora mia che siamo delle
sporcaccione?
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Ma lo sapeva signora mia che quando ci trucchiamo i nostri pennelli spargono in giro un sacco di microbi? Da quanto tempo non li lava Signora mia? Se ci pensa vedrà che sono anni che lei usa i suoi pennelli e pennellini senza mai pulirli! Non me lo dica signora mia! Siamo delle sporcaccione? Eh, sì Signora mia, lo dice un’indagine recente: i nostri pennelli sono più sporchi della tavoletta del WC! Che siano riposti in un cassetto, in una borsa da toilette, in un vasetto, è lo stesso, sono sempre pieni di microbi! Carly Musleh, specialista in dermatologia cosmetica spiega che non pulendoli correttamente, i pennelli da make-up trasferiscono il grasso della pelle e le cellule morte nei prodotti che usiamo e provocano acne, brufoletti e altri guai: alcuni seri come le eruzioni cutanee o la contaminazione delle lenti a contatto. E poi i prodotti cosmetici, soprattutto quelli anti-age, sono molto cari ed a loro affidiamo quelle speranze di “guerra alle rughe ed al cedimento cutaneo” che così vengono vanificati! L’indagine ci dice che solo il 40% delle intervistate pulisce i pennelli con frequenza settimanale…. Per le altre si parla di mesi. La raccomandazione è lavare i pennelli almeno ogni 10 giorni e di conservarli in un luogo pulito e adibito a quell’uso: il lavaggio deve avvenire con sapone e acqua tiepida a cui far seguire una buona strizzatura con un panno pulito prima di lasciarli asciugare all’aria. Lo sapeva Signora mia? Anche sul nostro sito
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La cicala parlante n. 16 di Renata Prevost
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Catalogo umano
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PA questo mondo le cose cambiano alla velocità della luce, non puoi startene tre giorni fuori, quando ci torni trovi un mucchio di novità. Come prima cosa ci si rende conto che il mondo scientifico non vuole più farci morire ma forse nemmeno nascere, dicono che Dio ci mise sei giorni a fare il mondo uomo e donna compresi, e il settimo si riposò, beh, erano altri tempi, oggi farebbe meno fatica. Ci hanno, infatti, appena rassicurati che lo studio delle cellule staminali va alla grande e che in una decina d’anni avremo ricambi per ogni pezzo come per le automobili e già ci sembrava tanto ma ora ci avvertono che è nato il primo topo sintetico, si, come la carne che mangeremo presto, un topo vivo con cuore, cervello e tutto quello che serve. Il primo embrione vivente e ora stanno progettando quello umano. Ci arriveremo in un batter d’occhio e non ci sarà più un problema di uteri in affitto, esami genitoriali per capire quale genitore sia sterile o cure e medicine infinite e bagni termali e nemmeno l’attesa del parto, qualunque esso sia, non conterà l’età, non conterà il padre e nemmeno la madre che fino ad oggi era considerata una delle poche cose certe della vita. Uomini e donne, uomini e uomini, donne e donne se vorranno un figlio lo ordineranno come una pizza all’organo competente, scegliendo su un catalogo: alto, basso, con o senza aglio, colore occhi, capelli, capacità. Bufala aggiunta. Costui/ei avrà un metabolismo eccellente niente più diete, un cervello sopraffino, tutti dieci a scuola e subito amministratore delegato. Tutti bellissimi, ricorda qualcosa? Niente più psicologi. Per continuare la lettura clicca qui
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