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In questo numero ci chiediamo....
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Mal comune mezzo gaudio: vita di Redazione di Donne IN
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Diciamo sempre che la solitudine o peggio l’isolamento accelerano l’invecchiamento e lo rendono più rischioso e tra le tante cose che si apprezzano nella frequentazione di amiche e amici c’è infatti il mal comune mezzo gaudio. Donne In ha anche questo vantaggio: condividere i tradimenti dell’invecchiare, ridere insieme di nuovi limiti, consolarsi, dissipare l’ansia di un nuovo default con un “ma succede anche a te”? Le nostre riunioni potrebbero essere molto più brevi se non fosse che ogni volta che dobbiamo ricordare un nome, un titolo, un anno, comincia un girotondo di “ma sì quello lì che ha scritto quel pezzo…” “Dai l’abbiamo visto insieme, ti ricordi…era al Centrale prima che nascesse Dario” …. “ma no non quello. Quell’ americano che poi ha scritto…”. Sono momenti durissimi e anche comici perché se fossimo sole penseremmo ad un attacco di demenza, mentre riunite insieme, diventa un momento di collettiva testimonianza del nostro invecchiamento e che forse siamo un po’ troppo stressate dalle troppe informazioni. Anche quando ridiamo, corriamo il rischio che ci scappi un po’ di “plin plin”, ma da sole ci sentiremmo angosciate dall’avvicinarsi del pannolone mentre insieme, ci diciamo “ma che sceme siamo, che non facciamo gli esercizi che ci ha dato la nostra (e vostra) consulente posturale Scilla Menegazzi sulla newsletter!”. Le riunioni speso cominciano con un tamalù (tu as mal où? e cioè dove hai male?) che di recente la nostra amica Marina Piazza ci ha detto essersi evoluto con l’età che avanza, in un utunapamal (où tu n’as pas mal- dove non hai male?) e anche questo sdrammatizza quel ginocchio che in solitudine vediamo già con protesi o quell’anca che è davvero un po’ sbilenca, ma che in fondo ci consente di camminare ancora per km senza cedere. Per continuare la lettura clicca qui
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continuano le nostre: - Riflessioni dopo la lettura di "I quattro cavalli" a cura di Biagio Ciccone - ed. Franco Angeli
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2° Parte Gli anziani vivono più a lungo, ma bisogna valutare in quali condizioni. Un indicatore importante è rappresentato dal numero medio di giorni vissuti in cattiva salute sia fisica sia psicologica; potrebbe indicare l'efficienza delle politiche socioassistenziali e sanitarie; “un'indagine chiamata Passi d’argento, negli anni compresi tra il 2017 e il 2020 ha rilevato che gli indagati dichiaravano di aver vissuto in media 8 giorni in cattiva salute nel mese precedente l'intervista; il numero di giorni in cattiva salute aumenta con l'età, più alto fra le donne rispetto agli uomini, fra le persone con molte difficoltà economiche e fra le persone meno istruite. Gli anziani residenti nel mezzogiorno trascorrono in media due giorni in più al mese in cattiva salute rispetto ai coetanei residente nelle altre regioni.” L'innovazione tecnologica darà un valido strumento per migliorare la qualità dei servizi ma solleva altri problemi; la cosiddetta “technological readiness” (maturità tecnologica) cioè la capacità degli anziani di utilizzare le tecnologie. La UE spinge a promuovere l’uso del digitale, ma è necessario preparare la popolazione anziana al suo uso superando l’analfabetismo digitale, ulteriore ostacolo alla diffusione dei servizi tecnologici anche nelle prestazioni sanitarie. Silver Economy - Oggigiorno persistono due visioni della popolazione anziana; una visione che associa alla vecchiaia disturbi cognitivi, malattie croniche, invalidità, sofferenza, povertà, staticità, situazioni prive di soddisfazioni. Un’altra visione viene dal passato quando la vecchiaia suggeriva autorevolezza, saggezza, rispetto, riconoscimento. Per continuare la lettura clicca qui
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E però intanto chi può si arrangi...così tanto per dire (titolo forse un po’ cinico ma lucido circa l’entità delle spese personali )
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Lo studio di Michaela Camilleri per Itinerari Previdenziali mette in evidenza cifre da brivido: oltre 100 miliardi di euro per integrare le rendite pensionistiche, le prestazioni sanitarie, le esigenze di assistenza. La sanità viene integrata per il 46% del totale, l’assistenza per la non autosufficienza viene integrata per il 34%, il 17% per mantenere una pensione integrativa, e il resto viene speso in polizze assicurative (ricordiamo che la Legge n. 33/23 sulla non autosufficienza, che ha visto la luce dopo 22 anni di attesa, non è ancora stata finanziata né sono stati completati i decreti attuativi e la scadenza è il 31 gennaio 2024: i temi più significativi per la popolazione anziana sono l'invecchiamento attivo, la promozione dell'inclusione sociale e la prevenzione della fragilità, l'assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria, servizi di cura e assistenza a lungo termine). I dati della ricerca riguardano ovviamente tutta la popolazione, ma noi over 65 siamo facilmente individuabili nelle spese per l’assistenza e per le prestazioni sanitarie: sono infatti oltre 33 miliardi che vengono destinati alla gestione della non autosufficienza che significa RSA, badanti, assistenza domiciliare, pagamento premi per Polizze per Long Term Care. Anche sul nostro sito clicca qui
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Da leggere: "La picciona innamorata" di Renata Prevost Evelina, il personaggio principale del romanzo, intervista l’autrice
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Come hai avuto l’idea di questo romanzo? Volevo scrivere una storia che fosse inserita nella generazione dei Boomer. Avevo un’idea abbastanza precisa, ma non mi bastava, mi sembrava banale e cercavo uno stimolo esterno. Un giorno aprendo Il Corriere delle Sera leggo un articolo che diceva: "Venduto per due milioni di euro un piccione viaggiatore belga". Ho spalancato gli occhi. Ho capito che quello era il mio stimolo, quello che cercavo. Tu sei nata in quel momento. Ho deciso di narrare due storie parallele, di una donna e una picciona; gli umani sarebbero stati senza nome ma tu dovevi averlo perché diventavi il personaggio principale. Evelina mi è apparso subito davanti agli occhi, nome lieve, dolce, divertente, aggraziato, femminile ma non debole, adatto a tutte le stagioni era perfetto per te. Tu chi sei nel libro? Sei la donna? E’ un romanzo autobiografico? Tutti gli scrittori scrivono biografie; l’ha fatto Proust, Salinger, Steinbeck persino Hemingway, la lista sarebbe lunghissima. Anche chi scrive fatti inventati parla di sé, ogni scrittore scrive cose che conosce, che ha provato o ha visto con i suoi occhi, emozioni, suoni, profumi, che ha letto, sentito, lo trasforma, lo fa suo. Questo romanzo non è una mia autobiografia ma una biografia di una generazione quale era la mia. Tu invece sei quella che era stato l’esempio della generazione prima, quella dei nostri genitori, che avevamo dentro, mentre scombinavamo tutto. Ogni generazione lo fa. Io sono la donna e sono te, e non sono nessuno e sono tutto, esistono modi di essere e modi in cui si vorrebbe essere e non si può andare contro natura e la tua natura a seconda delle condizioni attorno a te cambierà ma lotterà nello stesso modo. E la tua mamma come è entrata nel libro? Mentre scrivevo la mia mamma che era ammalata, è peggiorata ed ero spesso da lei. Scrivevo molto in quella casa, pativo la situazione e cosa stava succedendo. E' sorta spontanea la voglia di parlarle come se le scrivessi una lettera. Quel pezzo è scritto in prima persona, è autobiografico, quasi un diario, la voglia di mischiare tutto, passato, presente e futuro, anche questa è una storia di tutti e anche un omaggio a lei, infatti, il libro le è dedicato. Ma è scritto come un libro giallo, c’è tensione, oltre alle storie ci si aspetta una rivelazione E’ così e la rivelazione appare nell’ultima pagina, come in ogni buon giallo, anche se questo giallo non è. Quel finale è il pensiero dell’autore, vale a dire il mio, quello che penso su tutta la vicenda come se apparissi solo alla fine, come uno stilista alla fine della sua sfilata. Sono l’autore. O l’autrice come preferisci. Se però leggi subito il finale, non capisci nulla. La casa editrice ha definito così questo libro: "Si legge tutto d’ un fiato e poi vuoi spiccare il volo per dovunque sia.’ Anche sul nostro sito clicca qui
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Ma l'autrice, nostra carissima amica, nostra socia, la nostra consulente in comunicazione, chi é?
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Renata Prevost. Una vita passata attraverso la parola in vari mondi: quello della migliore pubblicità italiana, dalla metà degli anni ’70 fino ai primi anni 2000 tra Ogilvy,Tbwa,Young & Rubicam, Pubblimarket. Negli anni co-fonda Garage, agenzia pubblicitaria e casa di produzione cinematografica, e la media agency Orchestra, vincendo premi in tutto il mondo e collaborando con grandi marche internazionali. Quello del giornalismo, come critico pubblicitario prima e giornalista di costume e attualità poi, tra cui Zoom, Abitare, Amica, Repubblica, Corriere della Sera e io Donna. Ha diretto Nuovo e ha fondato il giornale di immagini e approfondimento On Magazine. Come scrittrice, esordisce con I Creativi Italiani (Lupetti&Co.), Voci nella Città (Idea Books) e il romanzo Ciao sono io (ExCogita). Con Maria Pia Angelini ha pubblicato il racconto per bambini Le dita nella torta (Valentina Edizioni) e, insieme al fotografo Carlo Orsi, Il singolo dettaglio (Skira) e Io sorrido tu sorridi (Valentina Edizioni).
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PLAN 75 di Chie Hayakawa recensione di Carlo Confalonieri
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Ne "La ballata di Narayama del maestro Shoei Imamura -Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1983- nel Giappone Ottocentesco gli ultrasettantenni vengono portati a morire, abbandonandoli su una montagna. "Plan 75", primo lungometraggio da regista della sceneggiatrice giapponese Chie Hayakawa -menzione speciale al Certain Regard di Cannes 2022 per la Camera d'or- racconta di un futuro prossimo venturo, molto simile al presente, in cui gli over 75 in un Giappone sempre più "vecchio" possono scegliere, con una serie di assurdi benefit, il suicidio assistito ovvero l'eutanasia, pur non essendo malati. Una mostruosità varata da una legge, che propone il "Plan 75" come una soluzione per lo svecchiamento della nazione a livello collettivo e una soluzione ai problemi di mantenimento e solitudine a livello individuale. Tutto si svolge fra algidi uffici ministeriali e centri di assistenza sociale falsamente rassicuranti, perché in realtà spacciano la morte. Per continuare la lettura clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
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RAPITO di Marco Bellocchio recensione di Carlo Confalonieri
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Per trovare un'opera cinematografica che affronti la dimensione del sacro-ovvero il rapporto col Divino proprio di ogni religione e culto- come nel nuovo capolavoro assoluto di Marco Bellocchio, devo pensare a "La passione di Giovanna d'Arco" di Carl Theodor Dreyer. Come Dreyer, Bellocchio, affrontando il tema del sacro non si piega allo stile trascendentale. Vi sono i sogni, in veste chiarificatrice e psicanalitica dei personaggi, delle loro progressioni e delle involuzioni psicologiche. Ma si resta a un passo dalla rappresentazione della trascendenza, rappresentando, come in Dreyer, la persona che della trascendenza fa esperienza. Addirittura, Bellocchio nella parabola di Edgardo Mortara sottratto bambino, nell’Ottocento, alla propria famiglia ebrea dalla chiesa cattolica in quanto fortuitamente battezzato, di approcci trascendentali ne mette a confronto due, quello ebreo e quello cattolico. Entrambi costruiti su dogmi e riti, entrambi codificati. Entrambi smontati da Bellocchio in un confronto magistrale, spesso affidato al montaggio parallelo (il montaggio di Francesca Calvelli e Stefano Mariotti è semplicemente eccelso), che mettendo a confronto rituali e fedi religiose, li porta verso una sorta di corto circuito, di esplosione mentale dei vari cleri, dei vari osservanti, degli adepti di entrambe le religioni. Per continuare la lettura clicca qui Per vedere il trailer clicca qui
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E adesso
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ESTATE INSIEME al Municipio 5 Donne in partecipa alla manifestazione portando all'interno delle iniziative programmate tra giugno e settembre il tema della cultura dell'invecchiamento con tre incontri presso la sede del Municipio 5 in Viale Tibaldi 41-Milano. 27 giugno ore 17-19 Rapporto giovani e anziani:il valore di trasmettere affetti, esperienze, valori (a cura di Glenda Garofalo- coordina Myriam Bergamaschi) 11 luglio ore 17-19 Educazione finanziaria: strumenti per gestire averi e bisogni (a cura di Mari Festari - coordina Valeria Cavrini) 12 settembre ore 17-19: Il cambiamento del corpo nell'invecchiamento, benessere e fragilità (a cura di Lucilla Tedeschi - coordina Myriam Bergamaschi)
Gruppo di lettura: confermata la riunione del 22 giugno in via Marsala n.8, 1° piano per l'avvio del GRUPPO DI LETTURA che partirà a settembre. Contattateci a associazionedonnein@gmail.com oppure a milena2.pieri@gmail.
Tesseramento 2023 Riparte la campagna di iscrizione…nelle vostre mail la nostra comunicazione con le nuove istruzioni da seguire per diventare SOCIE DI DONNE IN o per rinnovare le iscrizioni. Per informazioni scrivete a: associazionedonnein@gmail.com
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