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Onomichi è una cittadina costiera vicina a Hiroshima. Lì Tatsue Takano produce nel suo negozietto il Tofu migliore di tutto il Giappone, aiutato dalla figlia Haru. Parrebbe a prima vista un film di vicinanze quello di Mihara Mitsuhiro, di collegamenti e fusioni fra persone e ingredienti.

Ma dietro l’apparenza da commedia leggera, appare un abisso di distanze incolmabili. Quella fra Onomichici e Hiroshima rende la prima l’osservatorio di una tragedia dell’umanità.

Quella fra Tatsuo e Haru, col padre burbero che apprese le sue precarie condizioni di salute cerca un marito per la figlia separata, crea crepe quasi insanabili.

Quella fra Tatsue e la Signora Fumie, incontrata in ospedale e minata da una malattia che è un lascito di Hiroshima, ne narra pudicamente l’ombra lunga che si estese anche sul precedente matrimonio di Haru.

Lontani, vicini e lontani, i personaggi di questo acquarello sui rapporti famigliari visti come supporto, ma anche come divisione va più in profondità di quanto pare andare. Il tono lieve e pacato inganna e nasconde.

Dietro vi sono lacerazioni e ferite insanabili. Pubbliche e private.

Con Hiroshima che ritorna come uno spettro. Il film di Mitshuiro fonde commedia e dramma senza conciliarli del tutto, scegliendo sempre un tono un po’ favolistico e caricaturale.

Ma in questo è un buon esempio di Cinema popolare giapponese, non raffinato come quello dei Maestri Kore-Eda e Hamaguchi, più vicino a quello che potrebbe essere una delle commedie italiane di Monicelli o francesi di Bertrand Blier.

La commedia appartiene anche al Cinema Giapponese e quella famigliare di Ozu, resta un apice irraggiungibile. L’opera seconda di Mitshuiro parla serenamente e con semplicità di drammi mai sepolti.

Ricorda a tratti la serenità apparente di PERFECT DAY di Wim Wenders, la sua inquietudine dietro la maschera. Che qui è quella potentissima di un grande attore come Tatsuya Fuji, indimenticabile protagonista di quel sommo capolavoro dell’erotismo che è L’IMPERO DEI SENSI di Nagisa Oshima.

Qui, anziano nel ruolo di Tatsue, ha abbandonato gli amplessi di quel Film sublime, ma conserva un carisma e un fascino che ne fanno ancora un protagonista maiuscolo del Cinema giapponese.

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