

Gli anziani vivono più a lungo, ma bisogna valutare in quali condizioni. Un indicatore importante è rappresentato dal numero medio di giorni vissuti in cattiva salute sia fisica sia psicologica; potrebbe indicare l’efficienza delle politiche socioassistenziali e sanitarie; “un’indagine chiamata Passi d’argento, negli anni compresi tra il 2017 e il 2020 ha rilevato che gli indagati dichiaravano di aver vissuto in media 8 giorni in cattiva salute nel mese precedente l’intervista; il numero di giorni in cattiva salute aumenta con l’età, più alto fra le donne rispetto agli uomini, fra le persone con molte difficoltà economiche e fra le persone meno istruite.
Gli anziani residenti nel mezzogiorno trascorrono in media due giorni in più al mese in cattiva salute rispetto ai coetanei residente nelle altre regioni.” L’innovazione tecnologica darà un valido strumento per migliorare la qualità dei servizi ma solleva altri problemi; la cosiddetta “technological readiness” (maturità tecnologica) cioè la capacità degli anziani di utilizzare le tecnologie. La UE spinge a promuovere l’uso del digitale, ma è necessario preparare la popolazione anziana al suo uso superando l’analfabetismo digitale, ulteriore ostacolo alla diffusione dei servizi tecnologici anche nelle prestazioni sanitarie.
Silver Economy
Oggigiorno persistono due visioni della popolazione anziana; una visione che associa alla vecchiaia disturbi cognitivi, malattie croniche, invalidità, sofferenza, povertà, staticità, situazioni prive di soddisfazioni. Un’altra visione viene dal passato quando la vecchiaia suggeriva autorevolezza, saggezza, rispetto, riconoscimento. Oggi a questa seconda visione si aggiunge la considerazione che gli anziani detengono la ricchezza quasi del 40% di quella delle famiglie italiane – grazie anche al reddito da pensione che hanno maturato- e con la loro capacità di spesa rappresentano una fetta sempre più ampia di consumatori che generano una domanda crescente di servizi pubblici e privati.
La Silver economy che ruota intorno al mondo degli anziani è in rapida espansione e può diventare insieme al settore sanitario e della cura una fonte di opportunità sul piano dell’occupazione e dell’innovazione. L’anziano attivo spende in molti settori oltre alla cura, non solo sanitaria, ma anche della persona. Per esempio, il settore viaggi, cultura, caratterizzati da relax e da benessere fisico. Le terme tornano ad essere una meta molto importante e molto frequentata.
Tra le risposte ai bisogni dell’anziano fragile c’è anche la progettazione di case intelligenti che offrono una maggiore autonomia di vita tramite l’applicazione di tecnologie assistive e la connessione di sensori e dispositivi. Sono stati proposti molti progetti di investimento, nati da partnership tra soggetti pubblici e privati del terzo settore per lanciare la senior housing o senior living, uno dei comparti immobiliare strategici del nostro paese per apportare una miglior qualità di vita per gli over 65. Per esempio, la costruzione di complessi abitativi destinati a persone della stessa generazione per favorire la socializzazione. Queste soluzioni affronterebbero anche il problema dell’isolamento e della solitudine.
La solitudine abitativa non comporta automaticamente l’isolamento dell’anziano. Infatti, vivere da soli può essere la scelta di persone anziane in buone condizioni fisiche, relazionali ed economiche. In altri casi si rinuncia a vivere da soli per le condizioni di salute. ma esistono anche persone che vivono da sole per mancanza di relazioni. Una ricerca –Passi d’argento– stima che “nel quadriennio 2017-2020 circa due ultrasessantacinquenni su 10 vivono in una condizione di isolamento sociale intesa come frequentazione di punti di incontro e aggregazioni: Centri anziani, parrocchie, circoli e associazioni culturali per fare quattro chiacchiere con altre persone. Si considera a rischio di isolamento sociale la persona che in una settimana non ha svolta nessuna di queste attività.
La necessità di un patto intergenerazionale
Nel 1987 il Programma delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto sullo sviluppo sostenibile, in grado di assicurare “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. Per questo è necessario che l’adulto di oggi, che sarà l’anziano di domani, stringa un’alleanza con le giovane generazioni per costruire un modello in cui si possa provvedere insieme ai bisogni dei più deboli senza gravare sul resto della società: “Gli anziani e giovani sono due facce della stessa medaglia e non vanno messi l’uno contro l’altro bensì guidati in un percorso di crescita comune.”