La bellezza non ha età: parliamo di immagine
Gennaio 25, 2023
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Vorrei poter vivere nel film ….. Intervista a Carlo Confalonieri

Mettiamo subito le cose in chiaro. Il cinefilo per eccellenza Carlo Confalonieri vive a Piacenza nel 2023 ed è calato, come tutti noi, nella realtà del quotidiano, ma lui vive anche altrove, nell’infinita scia di immagini di cui si nutre ogni giorno e che la sua stessa casa gli restituisce, arredata con cinquecento manifesti cinematografici di tutti i tempi.

E se proprio fosse messo di fronte all’aut-aut di scegliere dove abitare, ecco cosa gli viene di rispondere: «Vorrei vivere in un film di Ingmar Bergman e il meglio sarebbe “Sussurri e grida”, il film che ho più amato in assoluto». Come dire, dolore e speranza alla massima concentrazione emotiva possibile.

Il regista di Uppsala, nonché sceneggiatore, drammaturgo, scrittore, ispira anche tanta parte dei testi autoriali che Confalonieri mette in scena a casa propria, che scrive a volte in collaborazione con altri autori come Angelo Antoniozzi e il poeta Stefano Gentile, e li rappresenta in una stanza-teatro ribattezzata “La Pirate”, per gruppi di amici sempre più numerosi, sempre più felici di partecipare a un rito – da attori o da spettatori – che sta diventando un piccolo, combattivo fenomeno culturale piacentino.

Comunque aperto a chi ha la fortuna di scovarlo.

Riprende il filo, Carlo, per inciso classe ‘57, mentre si chiacchiera di destino. «Avevo 16 anni quando ho visto “Sussurri e grida” per la prima volta – ripesca dalla sua memoria allenatissima – e poi ancora per un mese a fila, ci ho portato tutta la classe del liceo, qualcuno dei compagni mi ha odiato, adesso mi ringrazia».

Passionaccia, di quelle misteriose e dominanti che ti abitano. «E’ nata che avevo 4 anni, giuro. Mia mamma mi portava al cinema e io volevo vedere i film romani, poi ne ero terrorizzato, a 5 anni mi presentavo già da solo. I Leonardi (storica famiglia che gestisce sale a Piacenza, ndr) a volte chiamavano i miei per dire che mi avevano trovato lì. Mi hanno pure espulso da dottrina perché andavo a vedere i film di Federico Fellini, i miei genitori però mi hanno sempre difeso».

Carlo a 14 anni ne dimostra 8, tanti film gli vengono preclusi. «Allora stazionavo davanti alla cassa del cinema così a lungo che alla fine mi facevano salire, a volte in cabina di proiezione, anche se non si può dire ». Giuseppe Tornatore ha pensato a un bambino così quando in “Nuovo Cinema Paradiso” riprende il piccolo Totò Cascio arrampicato in cabina con Philippe Noiret.

Laurea in giurisprudenza in soli tre anni («grazie alla mia memoria visiva, mi basta guardare una pagina per ricordarla»), poi una via spianata come avvocato, «ma non mi piaceva, non coincideva con gli orari dei cinema », infine il lavoro in una compagnia di assicurazioni, chissà, un rimbalzo inconscio sulla scia di Kafka nelle assicurazioni boeme o piuttosto del protagonista de “ La maledizione dello scorpione di giada” di Woody Allen, altro suo mito. « All’inizio ero in direzione, la mia grossa fortuna è stato essere diventato liquidatore, ho preso casa a Milano, davanti al cinema Anteo». Oggi Carlo, libero dal lavoro, si concede anche tre proiezioni al giorno, talvolta presenta film, registi e attori al Corso e al Jolly, come in novembre il cast de “Le Favolose” per la rassegna Margini.

«Il cinema è lo specchio della vita» dice. E di sfaccettature ne ha mille. Intanto amici e appassionati ricevono su whatsapp le sue esegesi di film in uscita o in anteprima, colme di annotazioni colte, citazioni, rimandi, si chiamano “Sos Cinema” contro la crisi delle sale semivuote. Una letteratura in cortometraggio, vien da dire.

Da ragazzo Confalonieri tiene un quadernino sui film visti. La svolta? «Con “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick, 1969, avevo 13 anni. Prima non sapevo chi fossero i registi, elencavo film, attori e giudizi con i pallini, da allora ho citato anche i registi. In una settimana l’ho visto dieci volte e tuttora mi colpisce». Poi da grande la frequentazione di Cannes e Venezia, oggi non più necessaria per la tempestività con cui escono i film in sala, nessuno snobismo « vado ai film d’essai quanto all’Uci». Le piattaforme? Non ce ne parla.

Tanto affollamento stratificato di immagini e storie non rischia il corto circuito? « Bergman nei suoi libri “Lanterna Magica” e “Immagini”, parla dell’importanza che per alcune persone hanno le immagini, che sono la proiezione della propria anima, altri la proiettano nel leggere, nell’ascoltare…». Anche la notte fa spazio alla visione dei film «di cui ricordo tutto, fotogramma per fotogramma, non è un vanto, può essere una patologia. Ho memoria visiva. In un periodo della mia vita – rievoca Confalonieri – ho sofferto di una forma nevrotica, la paura di diventare cieco, il che mi ha spinto a fare un percorso analitico».

Rifiuta la parola “critico”. «Io critico? Le mie sono esegesi, ho fatto molta fatica a stare fra i critici, ho una visione personale, non mi identifico. Quindici anni fa ho cominciato ad avvertire che i cinema andavano verso una crisi fortissima, dopo il Covid è stato un bagno di sangue, come per i teatri, da qui nasce Sos Cinema per dare il mio contributo. E non posso parlare di un film se non l’ho visto, altri lo fanno».

Veniamo alla creatività teatrale. Due spettacoli «pazzeschi» di prossima produzione: “Pink Salome” con cast di dive e “Sirene di notte” con cast di divi. Confalonieri inizia a scrivere testi al liceo, organizza rassegne ad Alphaville, scrive di cinema e diventa pubblicista. Ma il cinema si mescola al teatro, gli dà forma, a “La Pirate” fioccano spettacoli da marzo 2022 ad oggi, in otto mesi sei proposte diverse e sempre sold out, 150 spettatori accolti, a piccole dosi.

«Arrivo dall’esperienza della Canea, fu Giancarlo Maserati che mi fece fare delle regie, lavoravo con Romano Gromi e Paolo Contini come in “Victor o i bambini al potere” di Roger Vitrac». Poi l’incontro con il Cantiere Simone Weil e Silvana Trucchi.

Riprendono le regie e nasce infine in tempi recenti il teatro in casa. Esperienza costruita sull’individualità, incastro del destino e sincronicità junghiana come l’appartamento di famiglia che si libera al momento giusto e il gioco è fatto: «ci faccio un teatro!». Fra i complici, Paolo Contini «lui ha il filo di Arianna del comico, io quello del tragico, tutto quello che tocco diventa tragedia». E certo il tragico innerva diversi testi ospitati difficili e audaci come “Nel ventre” sui bimbi minatori in Sicilia e “Cartoline da casa mia” di Antonio Mocciola con l’attore Bruno Petrosino, letteralmente messo a nudo, o come “Bergman Interiors” e il notevole “Another Persona”, un’introspezione chirurgica dello stesso Confalonieri, ricco di simbologie bergmaniane ( la maschera, la conchiglia) o “Il vespro Selvaggio” scritto con Angelo Antoniozzi.

Della trilogia dedicata a Bergman-Allen arriverà a settembre il terzo tassello, stavolta su sfondi delittuosi. A “La Pirate” non mancano reading poetici con “La Luna nel Teatrino” poesie di Stefano Gentile con voci di Sandra Ramelli, Paolo Contini, Flavia Cataldo e Antoniozzi.

Molta psicoanalisi va in scena nel salotto-teatro di via Mirra 12: «dopo Freud e Jung c’è stato un cambio in tutte le arti e il cinema nasce proprio a ridosso delle loro scoperte». Roba colta, ma a portata di tutti.

A cura di Patrizia Soffientini

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